ATRANI E LA COSTIERA AMALFITANA PIANGONO FRANCESCA, DAL WEB IL RICORDO. CHE IL TUO SACRIFICIO NON SIA VANO

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INCUBO . E’ come uscire da un incubo. O forse entrarci. Atrani e la costiera amalfitana sono sotto choc: la notizia del ritrovamento del corpo di Francesca Mansi, per quanto attesa, ha rinverdito un dolore mai sopito. Da quasi un mese tutto il paese era con il fiato in sospeso a cercare un corpo. Tutti concentrati sul fango e sui fondali dove tanti sub volontari ogni mattina si immergevano con la protezione civile. Le ricerche non si sono mai fermate da quel maledetto 9 settembre. «Ora che si è trovata Francesca non ho più niente da cercare – dice Gianni Addabbo uno dei sub volontari che ogni mattina alle sette si immergeva ad Atrani – ora le dico riposa in pace e veglia su di noi».


IL RICORDO SUL WEB Sono in tante le amiche che anche su Facebook, dove è stato creato un gruppo catastrofe Atrani che ha seguito tutte le ricerche,  la ricordano, anche dall’estero, centinaia i messaggi: «Questo è il giorno degli angeli custodi – dice Lucia Paladino – lei era un angelo ora veglierà su di noi». «Questa immane tragedia ha toccato ognuno di noi e ci ha dato la possibilità di conoscere una famiglia, un padre che con cristiana rassegnazione e autentica fede ha accolto la volonta di Dio,non lasciamo che la morte di Francesca sia stata vana – dice Milena Amatruda — ricordiamoci di lei nei nostri gesti quotidiani, diamo un senso a tutto questo anche se ci sembra così difficile trovarlo. Molti di voi hanno voluto vedere nel luogo e nella data del ritrovamento un segno divino, questo vuol dire che c’è voglia di credere che c’è qualcosa al di sopra di tutto e di tutti che governa la nostre vite. È con questa convizione che dovremmo affrontare ogni giorno la nostra vita per mantenere vivo il ricordo di Francesca e di quanti come lei hanno lasciato questo mondo tracciando un segno indelebile nei nostri cuori…veglia su di noi e sui tuoi cari». Molti da Minori, il paese di Francesca, la paragonano a Santa Trofimena, anche lei arrivata via mare fanciulla dopo un lungo viaggio,  ed il ritrovamento nel giorno degli angeli custodi ad alcuni fa ricorrere la similitudine con un angelo che ora veglia sulla costa d’ Amalfi.


ALLARME INASCOLTATO “Non dimentichiamo questa tragedia – dice Gino Amato del comitato SOS Dragone – . Qui, pur avendo conoscenza del pericolo, non si è attivato quasi nulla per la prevenzione. Fin dal 2003 come Comitato abbiamo spinto affinchè si facesse un’opera preventiva sia per mitigare il pericolo sia per avere informazioni. Si doveva dare seguito a quel famoso protocollo d’intesa tra i Sindaci di Atrani, Scala e Ravello. Quel documento, stipulato nel 2004, prevedeva, ad esempio, il monitoraggio del fiume, interventi per mitigare le acque, il posizionamento di sensori che avrebbero fatto scattare le sirene d’allarme per la popolazione, una base operativa 24 ore su 24 da insediare ad Atrani e non per ultimo, erano previsti piani di evacuazione e di addestramento dei cittadini. Tutto questo è rimasto sulla carta e noi ci siamo battuti otto anni affinchè queste cose messe sulla carta dovessero essere attuate. Vi sono stati interventi di modeste dimensioni, ma mai strutturali. Nel 1949 ci sono articoli di giornali che riportano la stessa situazione di oggi. L’articolo di Domenico Bottino, sul giornale “Amalfi La Costiera Azzurra” diretto da Antonio De Rosa, descrive il disastro del 1949, con una esondazione il 18 agosto e una alluvione più violenta il primo e 2 ottobre, come se descrivesse quella avvenuta quest’anno con la differenza che ci sono le auto invece delle carrozzelle. In sessant’anni sembra che non abbiamo imparato nulla”.

23 GIORNI A SEGUIRE LA TRAGEDIA Abbiamo seguito questa tragedia dal primo istante. Durante una tempesta,  positanonews lanciò la notizia con i telefonini, sperando che le informazioni potessero servire. Solo dopo ore altri organi di informazione, anche quelli istituzionali, cominciarono a parlare di una tragedia. Abbiamo seguito e sofferto continuamente durante tutti questi giorni le ricerche di Francesca.  Uno strazio infinito con una consapevolezza, che i media dimenticheranno presto questa tragedia. Occorre evitarlo.


UNA TARGA PER IL SACRIFICIO Una targa dovrà essere messa a ricordo perpetuo di Francesca e del suo sacrificio. Si crediamo che il suo sia stato un sacrificio. Due ore più tardi con i ristoranti pieni vi sarebbe stata un’ecatombe. Non si sarebbero contatti i morti, turisti sopratutto ignari del pericolo che correvano, che ci sarebbero stati. Eppure la Costiera dimentica. Come ci ha detto Gino Amato già nel 1949 si scriveva della tragedia e nulla è successo.

PREVENZIONE NO  ALLE GRANDI OPERE Non ci vogliono grandi opere, che devasterebbero il territorio, sarebbero inutili se non dannose, farebbero solo arricchire tecnici e politici, ma un sistema di prevenzione. Come quello voluto dal Comitato S.O.S. Dragone che, inascoltato, lo aveva proposto e fatto fare proprio ai comuni di Atrani, Scala e Ravello. Ma è rimasto lettera morta. Che si attui immediatamente quel piano, già predisposto, con un protocollo d’intesa, già firmato. In Giappone lo avrebbero fatto in meno di una settimana. Qui ad un mese dalla tragedia siamo ancora alle chiacchiere. Si attui quel protocollo e non si perda tempo.

IL DISSESTO IDROGEOLOGICO LE TWIN TOWER DA RICORDARE E la costiera ricordi, invece di New York, le nostre Twin Tower. Il dissesto idrogeologico.  Il 9 settembre si sostituisca all’11 settembre.  Il disastro che incombe sulla costa d’ amalfi considerata una delle zone più a rischio d’Europa è tale che le tragedie che potrebbero ancora venire sono nulla rispetto a un evento storico circoscritto rispetto al quale ancora non sappiamo la verità sulle colpe e che porta a dividere due culture. Questo evento ci riguarda da vicino e non bisogna dimenticarlo. Solo una ricorrenza continua potrebbe farlo.

SERVE UN CONTINUO STATO D’ALLERTA. Solo un continuo stato d’allerta, e un’organizzazione seria della protezione civile, a cominciare da ogni comune, con sistemi tecnici ed educativi legati alla prevenzione,  può evitare future tragedie come quella del 54 a Maiori, che si potrà ripetere vista la cementificazione del fiume Reghinna, o questa di Atrani. Ecco gli interventi di cementificazione e l’incuria sono fra le cause del disastro. La natura va assecondata non violentata, gli interventi invasivi di cemento sono una violenza. Così come la copertura dei fiumi o le briglie, che spesso devastano solamente la naturalezza del corso delle acque. Bisogna ascoltare la natura e prevenire. Questa è una emergenza per la Costiera, come abbiamo scritto sul nostro quotidiano online da anni con documenti e foto denunciano, inutilmente, continuamente il rischio. Il principale problema della costiera amalfitana è il dissesto idrogeologico. Impossibile evitarlo, possibile invece prevenirlo.

NON DIMENTICHIAMO. La notizia scaccia notizia, cosi anche il nostro giornale, nel frenetico susseguirsi della cronaca, passerà di notizie in notizie. Ma non dimentichiamo.  Le vite umane non si dimenticano, non possono dimenticarsi. Esse, tutte, indiscriminatamente, hanno un senso divino. E questo forse è un messaggio alle coscienze che si risveglino e tolgano dall’incuria il territorio. Solo così il sacrifico di Francesca non potrà essere vano.

Michele Cinque