COSTA D’AMALFI – L’AMBASCIATORE, L’INTELLIGENCE E IL LIMONCELLO

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Un giro in costiera gli avrà fatto sicuramente bene.

L’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, è venuto a trovarci Giovedi scorso, ricevuto da un cospicuo numero di fasce tricolori, lucidate a festa per l’occasione. – –

Avrebbe dovuto risalire il sentiero per la frazione Torre di Minori, ma si sa come sono fatti i turisti americani, le intenzioni sono lodevoli almeno quanto sono faticose le salite. Ha preferito quindi sedersi al tavolino di un bar, in pianura e vista mare, a prendere il caffè. Solo il caffè per fortuna, non il famigerato cappuccino delle quattordici e nemmeno la pizza con l’ananas. Poi ha proseguito per Amalfi e Ravello, nel suo tour culturale, nel senso enogastronomico del termine. – –
Il tema era la destagionalizzazione del turismo, meglio portarlo per monti allora, evitargli la triste vista della spiaggia di questi giorni. – – –

Chissà se il clima sereno della costa lo avrà riportato a più miti consigli; solo qualche giorno prima aveva infatti serenamente dichiarato al Corriere della Sera, che gli americani si aspettano che l’Italia invii 5000 militari in Libia, probabilmente ad esportare un po’ di democrazia, esattamente come quella esportata dai marines in Iraq e zone limitrofe. Senza dimenticare che l’intervento occidentale in Libia c’è già stato, così come in Egitto e soprattutto in Siria. Con i risultati che sono tutti gli occhi di tutti. Tuttavia gli americani questa volta truppe non intendono mandarne a Tripoli, “Uno dei sostegni sarà l’intelligence, non abbiamo discusso di nostre truppe” ha affermato Phillips. Andate avanti voi, noi vi guardiamo le spalle, insomma.

Ultimamente gli americani di intelligence se ne intendono parecchio. Per anni hanno spiato le conversazioni dei nostri politici. Quasi quanto la magistratura italiana che credeva di avere l’esclusiva sulle intercettazioni ed invece era solo una dei concessionari. E a proposito di intelligence, Phillips, nella stessa intervista, non ha perso l’occasione di ribadire che la stazione di comunicazione satellitare del MUOS, in procinto di essere costruita a Niscemi (CL) in una delle zone più suggestive dal punto di vista geologico della Sicilia nel pieno della Riserva Naturale Orientata Sugereta, deve essere resa al più preso operativa. “E il governo italiano faccia il possibile perché sia operativa” ha dichiarato l’ambasciatore. – –

Che poi basi di questo tipo si trovino solo in altri tre punti della terra e solo nel semi-deserto, perché il fascio delle antenne dal diametro di 20 metri produce un campo elettromagnetico che rimane sopra i limiti di legge per oltre 135 km di raggio con evidenti gravi rischi per la salute degli abitanti esposti a forte rischio di insorgenze tumorali agli organi riproduttivi e alle leucemie, questo Phillips non l’ha detto. – –

Tra l’altro nessuno gli ha fatto queste scomode domande, tra un limoncello e l’altro, non era il momento giusto.

Chissà che risalendo la valle delle ferriere all’ambasciatore non sia venuto in mente di farci un eliporto o di piazzarci due antenne intelligenti.

Troppa intelligence può fare male. E, a mio parere, anche troppo servilismo.

Christian De Iuliis – @chrideiuliisUn giro in costiera gli avrà fatto sicuramente bene.

L’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, è venuto a trovarci Giovedi scorso, ricevuto da un cospicuo numero di fasce tricolori, lucidate a festa per l’occasione. – –

Avrebbe dovuto risalire il sentiero per la frazione Torre di Minori, ma si sa come sono fatti i turisti americani, le intenzioni sono lodevoli almeno quanto sono faticose le salite. Ha preferito quindi sedersi al tavolino di un bar, in pianura e vista mare, a prendere il caffè. Solo il caffè per fortuna, non il famigerato cappuccino delle quattordici e nemmeno la pizza con l’ananas. Poi ha proseguito per Amalfi e Ravello, nel suo tour culturale, nel senso enogastronomico del termine. – –
Il tema era la destagionalizzazione del turismo, meglio portarlo per monti allora, evitargli la triste vista della spiaggia di questi giorni. – – –

Chissà se il clima sereno della costa lo avrà riportato a più miti consigli; solo qualche giorno prima aveva infatti serenamente dichiarato al Corriere della Sera, che gli americani si aspettano che l’Italia invii 5000 militari in Libia, probabilmente ad esportare un po’ di democrazia, esattamente come quella esportata dai marines in Iraq e zone limitrofe. Senza dimenticare che l’intervento occidentale in Libia c’è già stato, così come in Egitto e soprattutto in Siria. Con i risultati che sono tutti gli occhi di tutti. Tuttavia gli americani questa volta truppe non intendono mandarne a Tripoli, “Uno dei sostegni sarà l’intelligence, non abbiamo discusso di nostre truppe” ha affermato Phillips. Andate avanti voi, noi vi guardiamo le spalle, insomma.

Ultimamente gli americani di intelligence se ne intendono parecchio. Per anni hanno spiato le conversazioni dei nostri politici. Quasi quanto la magistratura italiana che credeva di avere l’esclusiva sulle intercettazioni ed invece era solo una dei concessionari. E a proposito di intelligence, Phillips, nella stessa intervista, non ha perso l’occasione di ribadire che la stazione di comunicazione satellitare del MUOS, in procinto di essere costruita a Niscemi (CL) in una delle zone più suggestive dal punto di vista geologico della Sicilia nel pieno della Riserva Naturale Orientata Sugereta, deve essere resa al più preso operativa. “E il governo italiano faccia il possibile perché sia operativa” ha dichiarato l’ambasciatore. – –

Che poi basi di questo tipo si trovino solo in altri tre punti della terra e solo nel semi-deserto, perché il fascio delle antenne dal diametro di 20 metri produce un campo elettromagnetico che rimane sopra i limiti di legge per oltre 135 km di raggio con evidenti gravi rischi per la salute degli abitanti esposti a forte rischio di insorgenze tumorali agli organi riproduttivi e alle leucemie, questo Phillips non l’ha detto. – –

Tra l’altro nessuno gli ha fatto queste scomode domande, tra un limoncello e l’altro, non era il momento giusto.

Chissà che risalendo la valle delle ferriere all’ambasciatore non sia venuto in mente di farci un eliporto o di piazzarci due antenne intelligenti.

Troppa intelligence può fare male. E, a mio parere, anche troppo servilismo.

Christian De Iuliis – @chrideiuliis