Strage di Secondigliano. L’infermiere che sparò dal balcone uccidendo 5 persone ha tentato il suicidio nel carcere

0

Voleva farla finita. Schiacciato dall’insostenibile peso del rimorso Luigi Muro – l’infermiere che sparò all’impazzata dal balcone di casa uccidendo cinque innocenti – ha tentato il suicidio. E se non c’è riuscito lo si deve alla prontezza dell’allarme dato dai suoi compagni di cella e all’immediato intervento degli agenti della polizia penitenziaria. Murolo è stato ricoverato d’urgenza dal carcere di Poggioreale all’ospedale Loreto Mare l’altra notte. Non si sa ancora bene come sia riuscito, fatto sta che ha ingurgitato numerose pillole prima di abbandonarsi sulla branda. Dopo qualche ora i suoi rantoli hanno richiamato l’attenzione di altri detenuti, che a loro volta hanno fatto scattare l’allarme. Ora l’ex infermiere del Cardarelli, accusato di omicidio plurimo, è fuori pericolo di vita e resta piantonato in ospedale. Ricostruiamo i fatti. È da poco passata la mezzanotte di venerdì quando Murolo – che da qualche settimana era stato trasferito dall’isolamento in una cella del padiglione «Avellino» della casa circondariale di Poggioreale – augura la buonanotte ai compagni che dividono con lui la stanza e si stende sulla branda. Poche ore dopo, però, si sente male. Viene soccorso e trasportato, con un’ambulanza del 118 scortata dalla Polizia penitenziaria, al Loreto Mare,dove i medici diagnosticano un’intossicazione da farmaci. A salvarlo sarà una lavanda gastrica e alcune flebo. Scatta immediatamente l’inchiesta interna: la direzione del carcere intende fare chiarezza su come sia stato possibile che il detenuto disponesse di un quantitativo abnorme di farmaci, cosa rigorosamente proibita dal momento che il dosaggio delle pillole viene contingentato. Non è escluso che l’uomo sia riuscito ad accumulare quelle pasticche fingendo di averle assunte giorno per giorno. Il tentativo di compiere il gesto estremo costerà probabilmente a Murolo un nuovo periodo di isolamento: verrà nuovamente trasferito, dopo le dimissioni dall’ospedale, e guardato a vista. Dietro il tentativo di suicidio c’è sicuramente – anche se nella cella in cui si trovava non sarebbero stati trovati biglietti o lettere nelle quali l’infermiere confermava la voglia di togliersi la vita – il peso del rimorso per la strage commessa il 15 maggio 2015 in via Miano. Un episodio assurdo, culminato nella follia omicida scatenata dopo aver ucciso il fratello e la cognata per futili motivi (la lite scaturì da una discussione sullo stenditoio dei panni in una parte comune del condominio). Cinque morti e sei feriti: questo il bilancio dell’assurda follia di quel pomeriggio di sangue. i primi a cadere sotto i colpi di un fucile a pompa furono il fratello e la cognata. Subito dopo l’infermiere si barricò in casa, iniziando a sparare ad ogni cosa che si muovesse sotto i propri occhi. Un tragico tiro al bersaglio sotto il quale caddero cinque uomini (e tra loro due agenti della polizia municipale, tra i quali un ufficiale vicino di casa). A quel punto scattò una vera e propria caccia all’uomo che si concluse grazie alla freddezza e alla professionalità di un operatore del 113 della Questura che, dopo una serie di telefonate fatte dallo stesso Murolo alla polizia, lo convinse ad arrendersi. In un paio di conversazioni con l’agente il pluriomicida minacciava infatti di ammazzarsi facendo saltare in aria la propria abitazione con una bombola di gas. Ma se agghiacciante fu la ricostruzione degli omicidi commessi nel giro di mezz’ora, inquietante fu poi la scoperta fatta dagli investigatori. Nella perquisizione eseguita dalla Squadra mobile all’interno dell’appartamento di Murolo la polizia scoprì un vero e proprio arsenale regolarmente detenuto (ad eccezione di un kalashnikov) dall’infermiere. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Voleva farla finita. Schiacciato dall’insostenibile peso del rimorso Luigi Muro – l’infermiere che sparò all’impazzata dal balcone di casa uccidendo cinque innocenti – ha tentato il suicidio. E se non c’è riuscito lo si deve alla prontezza dell’allarme dato dai suoi compagni di cella e all’immediato intervento degli agenti della polizia penitenziaria. Murolo è stato ricoverato d’urgenza dal carcere di Poggioreale all’ospedale Loreto Mare l’altra notte. Non si sa ancora bene come sia riuscito, fatto sta che ha ingurgitato numerose pillole prima di abbandonarsi sulla branda. Dopo qualche ora i suoi rantoli hanno richiamato l’attenzione di altri detenuti, che a loro volta hanno fatto scattare l’allarme. Ora l’ex infermiere del Cardarelli, accusato di omicidio plurimo, è fuori pericolo di vita e resta piantonato in ospedale. Ricostruiamo i fatti. È da poco passata la mezzanotte di venerdì quando Murolo – che da qualche settimana era stato trasferito dall’isolamento in una cella del padiglione «Avellino» della casa circondariale di Poggioreale – augura la buonanotte ai compagni che dividono con lui la stanza e si stende sulla branda. Poche ore dopo, però, si sente male. Viene soccorso e trasportato, con un’ambulanza del 118 scortata dalla Polizia penitenziaria, al Loreto Mare,dove i medici diagnosticano un’intossicazione da farmaci. A salvarlo sarà una lavanda gastrica e alcune flebo. Scatta immediatamente l’inchiesta interna: la direzione del carcere intende fare chiarezza su come sia stato possibile che il detenuto disponesse di un quantitativo abnorme di farmaci, cosa rigorosamente proibita dal momento che il dosaggio delle pillole viene contingentato. Non è escluso che l’uomo sia riuscito ad accumulare quelle pasticche fingendo di averle assunte giorno per giorno. Il tentativo di compiere il gesto estremo costerà probabilmente a Murolo un nuovo periodo di isolamento: verrà nuovamente trasferito, dopo le dimissioni dall’ospedale, e guardato a vista. Dietro il tentativo di suicidio c’è sicuramente – anche se nella cella in cui si trovava non sarebbero stati trovati biglietti o lettere nelle quali l’infermiere confermava la voglia di togliersi la vita – il peso del rimorso per la strage commessa il 15 maggio 2015 in via Miano. Un episodio assurdo, culminato nella follia omicida scatenata dopo aver ucciso il fratello e la cognata per futili motivi (la lite scaturì da una discussione sullo stenditoio dei panni in una parte comune del condominio). Cinque morti e sei feriti: questo il bilancio dell’assurda follia di quel pomeriggio di sangue. i primi a cadere sotto i colpi di un fucile a pompa furono il fratello e la cognata. Subito dopo l’infermiere si barricò in casa, iniziando a sparare ad ogni cosa che si muovesse sotto i propri occhi. Un tragico tiro al bersaglio sotto il quale caddero cinque uomini (e tra loro due agenti della polizia municipale, tra i quali un ufficiale vicino di casa). A quel punto scattò una vera e propria caccia all’uomo che si concluse grazie alla freddezza e alla professionalità di un operatore del 113 della Questura che, dopo una serie di telefonate fatte dallo stesso Murolo alla polizia, lo convinse ad arrendersi. In un paio di conversazioni con l’agente il pluriomicida minacciava infatti di ammazzarsi facendo saltare in aria la propria abitazione con una bombola di gas. Ma se agghiacciante fu la ricostruzione degli omicidi commessi nel giro di mezz’ora, inquietante fu poi la scoperta fatta dagli investigatori. Nella perquisizione eseguita dalla Squadra mobile all’interno dell’appartamento di Murolo la polizia scoprì un vero e proprio arsenale regolarmente detenuto (ad eccezione di un kalashnikov) dall’infermiere. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)