COSTRUTTORI DI CATTEDRALI

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La Chiesa celebra ad ottobre la festa della Dedicazione della Cattedrale, un’occasione importante anche per la nostra Città che ha avuto il privilegio di essere Sede Episcopale direttamente dipendente dalla Santa Sede dal 1086 al 1818, anno in cui la diocesi, per l’esiguità delle rendite, veniva soppressa e unita all’Arcidiocesi di Amalfi con la bolla “De utiliori dominicae vineae”.
“Tu ci hai dato la gioia di costruirti fra le nostre case una dimora, dove continui a colmare di favori la tua famiglia pellegrina sulla terra e ci offri il segno e lo strumento della nostra unione con te”, questo rendimento di grazie dovette animare i “costruttori di cattedrali” nell’edificazione del sacro tempio, rappresentazione tridimensionale dello spirito religioso e, in senso lato, di un’intera scala di valori.
L’edificio, generato dalle viscere del territorio, sorgeva sulle solide fondamenta di una florida città che, pervasa dal profondo senso religioso, sembrava tradurre con quelle forme antichizzanti di ascendenza paleocristiana l’esigenza di un ritorno alla Chiesa delle origini.
Innalzata “ad maiorem Dei gloriam”, l’elevazione di una cattedrale non era opera di un singolo o di una generazione ma può essere considerata come la realizzazione collettiva e l’investimento di un’intera popolazione, espressione di una società in tutte le sue componenti, ma soprattutto sede regale pronta ad accogliere l’Amore Divino e il mistico slancio dei fedeli. L’arte, sublimata dal messaggio divino, ne diveniva ancella fedele che accoglieva il popolo di Dio e lo educava con il Verbo divenuto immagine. Queste sono le vere radici delle cattedrali medievali, manufatti architettonici le cui esperienze costruttive non sono neanche lontanamente paragonabili con quanto oggi si progetta o si realizza, privo del coinvolgimento popolare tipico di quei secoli lontani.
Oggi il nostro Duomo costituisce un prezioso libro di pietra in cui sono incisi a caratteri cubitali i principi fondanti che hanno animato le generazioni del passato, il cuore pulsante di Ravello: il luogo del colloquio di ciascun uomo con Dio ma anche del colloquio con Dio di un’intera comunità, un edificio di pietre in grado di esprimere durevolmente il mistero della Chiesa, come popolo di Dio, e il mistero dell’uomo, come tempio vivo in cui abita il Dio vivente. 

                                                Luigi Buonocore