Maiori abusi edilizi degli stabilimenti balneari, processo rinviato al 9 febbraio 2017

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Maiori, Costiera amalfitana. Processo con l’accusa di abusi edilizi a 16 gestori degli stabilimenti balneari rinviato a ben un anno.  Il rinvio a giudizio, per i presunti abusi edilizi sul litorale di Maiori, risale ormai a un anno fa. Ma ci vorrà ancora un altro anno prima che per i sedici gestori di stabilimenti balneari finiti sul banco degli imputati possa iniziare il processo. Ieri mattina la prima udienza fissata dinanzi al giudice Marilena Albarano è slittata di nuovo, per omesse notifiche alle parti offese tra cui l’Amministrazione comunale. E il nuovo appuntamento in aula è stato fissato al 9 febbraio del 2017, quando si calcola che la prescrizione potrà già avere sortito i suoi effetti cancellando tutto o quasi dei reati contestati dalla Procura. Di fatto, come scrive c.d.m. su La Città di Salerno,  il processo è su un binario morto, fatta forse eccezione per uno soltanto dei lidi finiti sotto inchiesta, che sfruttando non solo cabine amovibili ma anche una struttura fissa potrebbe ricadere nella fattispecie del reato permanente che neutralizza il decorso del tempo. Per gli altri l’estinzione dei presunti reati pare scontata, facendo calare il sipario su un’indagine che ricostruiva violazioni edilizie e occupazioni abusive del demanio. Tutto ruotava intorno all’assenza della cosiddetta “via”, la valutazione d’incidenza ambientale rimessa alla Regione e che secondo un’interpretazione normativa è necessaria anche per le strutture stagionali. Ne risulta che un’area di 16mila metri quadrati di demanio marittimo sarebbe stata occupata senza autorizzazione, in una fascia di litorale dichiarata di interesse comunitario e compresa tra l’inizio del lungomare e la foce del Regina Maior. I fatti sono cristallizzati nel 2011, perché negli anni successivi i gestori dei lidi hanno regolarizzato la posizione con regolari permessi a costruire e l’acquisizione della valutazione ambientale. Per i difensori (tra cui Gino Bove) l’obbligatorietà della “via” risulta controversa e sarebbero stati gli stessi enti e a non richiederla, traendo in inganno, senza volerlo, gli imprenditori balneari. Più della discussione di merito, però, varrà il decorso della prescrizione.

Maiori, Costiera amalfitana. Processo con l'accusa di abusi edilizi a 16 gestori degli stabilimenti balneari rinviato a ben un anno.  Il rinvio a giudizio, per i presunti abusi edilizi sul litorale di Maiori, risale ormai a un anno fa. Ma ci vorrà ancora un altro anno prima che per i sedici gestori di stabilimenti balneari finiti sul banco degli imputati possa iniziare il processo. Ieri mattina la prima udienza fissata dinanzi al giudice Marilena Albarano è slittata di nuovo, per omesse notifiche alle parti offese tra cui l’Amministrazione comunale. E il nuovo appuntamento in aula è stato fissato al 9 febbraio del 2017, quando si calcola che la prescrizione potrà già avere sortito i suoi effetti cancellando tutto o quasi dei reati contestati dalla Procura. Di fatto, come scrive c.d.m. su La Città di Salerno,  il processo è su un binario morto, fatta forse eccezione per uno soltanto dei lidi finiti sotto inchiesta, che sfruttando non solo cabine amovibili ma anche una struttura fissa potrebbe ricadere nella fattispecie del reato permanente che neutralizza il decorso del tempo. Per gli altri l’estinzione dei presunti reati pare scontata, facendo calare il sipario su un’indagine che ricostruiva violazioni edilizie e occupazioni abusive del demanio. Tutto ruotava intorno all’assenza della cosiddetta “via”, la valutazione d’incidenza ambientale rimessa alla Regione e che secondo un’interpretazione normativa è necessaria anche per le strutture stagionali. Ne risulta che un’area di 16mila metri quadrati di demanio marittimo sarebbe stata occupata senza autorizzazione, in una fascia di litorale dichiarata di interesse comunitario e compresa tra l’inizio del lungomare e la foce del Regina Maior. I fatti sono cristallizzati nel 2011, perché negli anni successivi i gestori dei lidi hanno regolarizzato la posizione con regolari permessi a costruire e l’acquisizione della valutazione ambientale. Per i difensori (tra cui Gino Bove) l’obbligatorietà della “via” risulta controversa e sarebbero stati gli stessi enti e a non richiederla, traendo in inganno, senza volerlo, gli imprenditori balneari. Più della discussione di merito, però, varrà il decorso della prescrizione.