Salerno. Museo Città Creativa. Commento su “Omaggio a Totò a cinquantanni dalla sua scomparsa”.

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Nota di Luciana Mascia – Inaugurata sabato 5 marzo 2016 a Salerno al Museo Città Creativa la mostra “Omaggio a Totò a cinquantanni dalla sua scomparsa”,  a cura di Enzo Angiuoni e Gabriella Taddeo, su progetto di Lamberto Correggiari e Lorenzo di Guglielmo, al Museo Città Creativa, Via Ogliara, 127 – 84100 Salerno (tel. 089.28.21.592 – 347.716.85.91).

 

Totò giunge a Salerno e nella cornice elegante del “Museo Città Creativa”,  in Via di Ogliara, si illumina di luce nella nuova dimensione delle opere degli artisti, che si sono sbizzarriti al piacere di misurarsi con le molteplici espressioni e interpretazioni, che hanno reso famoso l’attore napoletano.
Totò, che inizialmente, ci dice Maurizio Vitiello, è stato una figura poco apprezzata dalla critica del tempo, poi, grazie anche a Pasolini ha cominciato ad avere il meritato riconoscimento, che, come vale per tutti i grandi artisti,  anziché esaurirsi nel tempo, trova sempre riscontri, anche oggi e anche nella distratta, e a volte superficiale, cultura giovanile.
Totò è Totò e rimane come Chaplin un fenomeno da gustare e rivedere per sempre, senza stancarsi e, anzi, divertendosi e riflettendo ogni volta sui messaggi lanciati con la sua ironia, a tratti drammatica constatazione dell’umana condizione, che, Pino Cotarelli, riconosce come espressione della sua napoletanità nel tentativo di esorcizzare il lato tragico dell’esistenza, rivelandolo in tutta la sua crudezza e mettendolo completamente a nudo.
Nuove opere e nuovi artisti si sono aggiunti in questa tappa dell’itinerario, cominciato a Teora, la città di uno dei curatori, Nicola Guarino, che ha aperto la conferenza di presentazione della mostra, condotta da Gabriella Taddeo, direttore del museo, con la lettura della sua significativa poesia ”Il morso della fame”.
Con questa poesia Nicola Guarino, oltre a ricordare le umili origini dell’attore, ha voluto dedicare il suo pensiero a quanti in questi tragici momenti lasciano le loro terre di origine, spinti dagli orrori della guerra e dalle condizioni di disperata indigenza in cui versano.
E un riferimento a questa tragedia epocale, di sapore apocalittico, si è potuto leggere nelle opere di altri artisti che hanno  messo in evidenza il volto internazionale di Totò nelle sue interpretazioni di personaggi caratteristici e rappresentativi di  diverse culture.
Il Turco napoletano, col suo copricapo riprodotto anche in un’opera in ceramica o Totò in Arabia ne sono il più ovvio emblema, ma anche i volti muti, riproposti nei colori azzurro mare e rosso sangue o  la barca stilizzata che naviga a vela spiegata mentre il vulcano erutta lapilli floreali, riportano il pensiero a quel che sta accadendo nel mondo e al bisogno di pace e di serena armonia che è in ciascuno di noi e che solo l’arte sa continuare a restituire.
I  giovani di oggi conoscono Totò solo attraverso i suoi numerosi film, che, fortunatamente qualche televisione continua a mandare in onda, ma sembra che siano trascorsi millenni da quando ridere e ironizzare su stereotipi altrui, differenti dalle nostre abitudini, si faceva serenamente senza  preoccupazioni di sorta, forse, anche perché era consuetudine farlo con delicatezza e attenzione alla suscettibilità altrui.
Non si era ancora diffusa quella comicità abituata a irrompere nella riservatezza, mettendo a nudo difetti e limiti in maniera brutale, che tanti comici, oggi di successo, hanno perpetrato a lungo per farsi strada, modificando in negativo il gusto del pubblico.
Anche il bullismo può essere, a volte, solo una degenerazione dell’ironia in una presa in giro poco attenta alle sensibilità altrui.
Dobbiamo imparare di nuovo a rispettare l’altro, per ottenere rispetto perché questa è una delle più importanti regole del vivere civile.
Ma, tornando alla mostra sulla quale c’è chi ha sapientemente commentato che “parla da sola”, si può aggiungere solo che offrendo una così varia rappresentazione di Totò, mette in luce la creatività di tanti artisti contemporanei, ricca e avvincente per il visitatore, che si incuriosisce e si diverte a leggere la produzione di ciascuno alla ricerca del messaggio contenuto nell’opera e nella capacità di elaborazione di una vicenda umana, che è stata tutt’altro che banale.
Un commento sul lavoro che i ragazzi del liceo artistico hanno realizzato per abbellire il porticato del museo mi sembra d’obbligo perché apprezzo molto il coinvolgimento dei giovani nell’arricchimento delle strutture pubbliche e nel miglioramento della loro visibilità e la possibilità offerta ai ragazzi di lasciare il segno nella loro città, dove hanno studiato; una delle più efficaci formazioni che l’assessore alla pubblica istruzione Eva Vossa ha giustamente voluto evidenziare nel suo intervento.
Bravi Enzo Angiuoni e tutti gli ideatori e curatori del progetto, che porteranno Totò in tante altre città.

Luciana Mascia

 

Nota di Luciana Mascia – Inaugurata sabato 5 marzo 2016 a Salerno al Museo Città Creativa la mostra "Omaggio a Totò a cinquantanni dalla sua scomparsa",  a cura di Enzo Angiuoni e Gabriella Taddeo, su progetto di Lamberto Correggiari e Lorenzo di Guglielmo, al Museo Città Creativa, Via Ogliara, 127 – 84100 Salerno (tel. 089.28.21.592 – 347.716.85.91).

 

Totò giunge a Salerno e nella cornice elegante del “Museo Città Creativa”,  in Via di Ogliara, si illumina di luce nella nuova dimensione delle opere degli artisti, che si sono sbizzarriti al piacere di misurarsi con le molteplici espressioni e interpretazioni, che hanno reso famoso l’attore napoletano.
Totò, che inizialmente, ci dice Maurizio Vitiello, è stato una figura poco apprezzata dalla critica del tempo, poi, grazie anche a Pasolini ha cominciato ad avere il meritato riconoscimento, che, come vale per tutti i grandi artisti,  anziché esaurirsi nel tempo, trova sempre riscontri, anche oggi e anche nella distratta, e a volte superficiale, cultura giovanile.
Totò è Totò e rimane come Chaplin un fenomeno da gustare e rivedere per sempre, senza stancarsi e, anzi, divertendosi e riflettendo ogni volta sui messaggi lanciati con la sua ironia, a tratti drammatica constatazione dell’umana condizione, che, Pino Cotarelli, riconosce come espressione della sua napoletanità nel tentativo di esorcizzare il lato tragico dell’esistenza, rivelandolo in tutta la sua crudezza e mettendolo completamente a nudo.
Nuove opere e nuovi artisti si sono aggiunti in questa tappa dell’itinerario, cominciato a Teora, la città di uno dei curatori, Nicola Guarino, che ha aperto la conferenza di presentazione della mostra, condotta da Gabriella Taddeo, direttore del museo, con la lettura della sua significativa poesia ”Il morso della fame”.
Con questa poesia Nicola Guarino, oltre a ricordare le umili origini dell’attore, ha voluto dedicare il suo pensiero a quanti in questi tragici momenti lasciano le loro terre di origine, spinti dagli orrori della guerra e dalle condizioni di disperata indigenza in cui versano.
E un riferimento a questa tragedia epocale, di sapore apocalittico, si è potuto leggere nelle opere di altri artisti che hanno  messo in evidenza il volto internazionale di Totò nelle sue interpretazioni di personaggi caratteristici e rappresentativi di  diverse culture.
Il Turco napoletano, col suo copricapo riprodotto anche in un’opera in ceramica o Totò in Arabia ne sono il più ovvio emblema, ma anche i volti muti, riproposti nei colori azzurro mare e rosso sangue o  la barca stilizzata che naviga a vela spiegata mentre il vulcano erutta lapilli floreali, riportano il pensiero a quel che sta accadendo nel mondo e al bisogno di pace e di serena armonia che è in ciascuno di noi e che solo l’arte sa continuare a restituire.
I  giovani di oggi conoscono Totò solo attraverso i suoi numerosi film, che, fortunatamente qualche televisione continua a mandare in onda, ma sembra che siano trascorsi millenni da quando ridere e ironizzare su stereotipi altrui, differenti dalle nostre abitudini, si faceva serenamente senza  preoccupazioni di sorta, forse, anche perché era consuetudine farlo con delicatezza e attenzione alla suscettibilità altrui.
Non si era ancora diffusa quella comicità abituata a irrompere nella riservatezza, mettendo a nudo difetti e limiti in maniera brutale, che tanti comici, oggi di successo, hanno perpetrato a lungo per farsi strada, modificando in negativo il gusto del pubblico.
Anche il bullismo può essere, a volte, solo una degenerazione dell’ironia in una presa in giro poco attenta alle sensibilità altrui.
Dobbiamo imparare di nuovo a rispettare l’altro, per ottenere rispetto perché questa è una delle più importanti regole del vivere civile.
Ma, tornando alla mostra sulla quale c’è chi ha sapientemente commentato che “parla da sola”, si può aggiungere solo che offrendo una così varia rappresentazione di Totò, mette in luce la creatività di tanti artisti contemporanei, ricca e avvincente per il visitatore, che si incuriosisce e si diverte a leggere la produzione di ciascuno alla ricerca del messaggio contenuto nell’opera e nella capacità di elaborazione di una vicenda umana, che è stata tutt’altro che banale.
Un commento sul lavoro che i ragazzi del liceo artistico hanno realizzato per abbellire il porticato del museo mi sembra d’obbligo perché apprezzo molto il coinvolgimento dei giovani nell’arricchimento delle strutture pubbliche e nel miglioramento della loro visibilità e la possibilità offerta ai ragazzi di lasciare il segno nella loro città, dove hanno studiato; una delle più efficaci formazioni che l’assessore alla pubblica istruzione Eva Vossa ha giustamente voluto evidenziare nel suo intervento.
Bravi Enzo Angiuoni e tutti gli ideatori e curatori del progetto, che porteranno Totò in tante altre città.

Luciana Mascia