Intervista esclusiva a Raffaele Lauro: Io, Dalla e Sorrento di Carlo Alfaro

0

Dopo il grande successo della giornata celebrativa per Lucio Dalla che ha organizzato a Sorrento il 29 febbraio, in occasione del quarto anniversario della scomparsa, avvenuta il primo marzo 2012, con la presentazione del quaderno di viaggio, “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”, di fronte ad una folla di autorità, giornalisti, politici, esponenti della cultura e dello spettacolo, provenienti da tutt’Italia, e il concerto-omaggio della band musicale “The Sputos” di Macerata, diretta dal maestro Giuliano Cardella, con la voce di Marco Virgili, tenuto per beneficenza per la Caritas diocesana, Raffaele Lauro tira con me un bilancio a tutto spiano della sua “avventura dalliana”.

Professore, anche quest’ultimo evento è stato coronato da un grande successo, come tutti quelli che ha dedicato a Lucio Dalla, nel corso di questi straordinari due anni che ha “vissuto” a stretto contatto con la sua memoria. Un successo che si è rinnovato in ciascuna delle oltre venti presentazioni del libro “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, in Italia e all’estero. Si aspettava tale riscontro da parte del pubblico per la sua operazione culturale?

Il mio solo merito consiste nell’aver svelato, attraverso le testimonianze dei suoi amici di Sorrento, di San Martino Valle Caudina, di Manfredonia e di Barletta, un Dalla inedito e sconosciuto: il Dalla uomo, il Dalla poeta e, in particolare, il Dalla amante del Sud e delle sue tradizioni. Il mio principale obiettivo, restituire a Sorrento quanto spettava a Sorrento, nella vicenda umana e nell’opera musicale di Lucio Dalla, è stato conseguito. Con i miei tre libri su Lucio Dalla, come ha sottolineato Ermanno Corsi, nessuno potrà più ignorare Sorrento e la dimensione religiosa di Dalla, come fonti della sua ispirazione. Il successo popolare, comunque, non è dovuto a me, piuttosto alla sedimentazione popolare del patrimonio, poetico e musicale, di Dalla, amato, contemporaneamente, dagli anziani, dalle persone mature e dai giovani. L’opera di Dalla rappresenta, infatti, la colonna sonora di molte generazioni di italiani, un pilastro nella storia della musica italiana, un classico senza tempo. Io sono orgoglioso, comunque, di avere smontato banali interpretazioni, ripetute all’infinito, ricostruendo le vere fonti della sua poetica e della nascita del suo capolavoro.

Con quest’ultimo evento, il sindaco Giuseppe Cuomo che, nel 1997, allora consigliere comunale, si fece promotore della concessione della cittadinanza onoraria a Dalla, ha voluto rinnovare l’infinita gratitudine e affetto dei sorrentini verso il grande artista bolognese che, come lei ha ricordato nel suo libro, iniziò il suo legame con Sorrento nel lontano 1964, e ha mantenuto intatto per quasi cinquant’anni, accresciuto dal successo internazionale di “Caruso”, il brano che ha contribuito a portare il nome della nostra città in ogni angolo del mondo. Secondo lei, che ha approfondito il rapporto di Lucio con Sorrento e i suoi abitanti, da cosa nasce questo amore così profondo e radicato tra Dalla e Sorrento?

Nasce dal senso di amicizia, di solidarietà, anche goliardica, e di signorilità, con il quale prima i fratelli Jannuzzi, Giovanni Russo, Angelo Leonelli e, poi, tutti i sorrentini, hanno accolto Lucio Dalla e che lui ha restituito, non soltanto nei suoi rapporti umani diretti, ma con la composizione di una canzone-capolavoro, che è diventata, insieme con “Torna a Surriento”, un inno della sorrentinità nel mondo. Lucio, a Sorrento, si sentiva di casa, non un ospite, non osservato, non giudicato, non infastidito, semplicemente amato, rispettato e accolto, come in una famiglia. Questo sentimento dell’accoglienza familiare, tipico dei sorrentini, lo gratificava, lo motivava, al punto da definire Sorrento “l’angolo vero della mia anima”.

Lei è partito dal progetto di un romanzo sul rapporto di Dalla con Sorrento, culminato con la composizione del capolavoro “Caruso”, e poi è arrivato a produrre, in itinere, ben tre libri (“Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina – Negli occhi e nel cuore” e “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”) e un docufilm (“Lucio Dalla e Sorrento – I Luoghi dell’Anima”) che rappresentano dei documenti unici e inediti sulla vita e sull’arte di Lucio Dalla. Come è arrivato a tanto?

E’ stato un lavoro in progress, niente era stato programmato. Man mano che procedevo con le interviste, crescevano gli spunti e le suggestioni, si rischiaravano zone d’ombra, si svelavano episodi sconosciuti, si riesumavano autentiche magie sepolte dall’oblio. Dopo Sorrento, ho scoperto i suoi legami con un borgo sottomontano, San Martino Valle Caudina, con il mitico Gianni Raviele e con la sua meravigliosa famiglia. Un ponte ideale, del tutto ignoto, tra il blu del mare e il verde della montagna. A Sorrento, compone la canzone “Caruso”. A San Martino Valle Caudina, la canta, per la prima volta, davanti ad un vasto pubblico. Il 17 agosto 1986. E da quel pubblico, il suo pubblico, riceve la conferma del capolavoro: dalla gente semplice, ma intellettualmente colta della Valle Caudina. Un grande contributo mi è venuto dal sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, il quale, con il suo bel libro su Lucio bambino, mi ha illuminato sull’infanzia dell’artista, a Manfredonia. Un libro corredato da una galleria di fotografie stupefacenti, che mostrano come il genio creativo di Lucio fosse emerso fin dall’infanzia. Lucio era un bambino-prodigio.

Nel suo ultimo libro, presentato a Sorrento il 29 febbraio in anteprima nazionale, “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”, edito da GoldenGate Edizioni, lei illustra le 21 tappe del tour di presentazione di “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, con relazioni, foto, testimonianze. Ce n’è qualcuna in particolare che l’ha colpita di più?

Tutte le tappe sono state incontri straordinari, con una partecipazione popolare, inattesa, emozionata, coinvolta, entusiasta, come al concerto di Ferragosto della band “The Sputos”, a Cingoli. Né posso dimenticare le testimonianze, a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, di padre Giovanni Bertuzzi, il confessore, e del professor Nicola D’Imperio, il medico personale. Le loro testimonianze costituiscono un vero scoop giornalistico. Se proprio dovessi fare una scelta, indicherei, in primis, la manifestazione degli studenti del Liceo “Gaetano Salvemini” di Sorrento, al Teatro Delle Rose. Il mio antico liceo. Hanno costruito uno spettacolo meraviglioso di narrativa, di poesia e di musica. Mi sono commosso e non mi capita di frequente. Merito anche della preside Patrizia Fiorentino e dei docenti, Antonino Siniscalchi e Marisa Cimmino.

Della entusiasmante esperienza del suo tour su Lucio Dalla, è disponibile anche una vastissima e preziosa documentazione fatta di rassegne-stampa, interventi, interviste radio-televisive, gallerie fotografiche, recensioni e commenti, sul sito web, in italiano e in inglese www.carusothesong.com. Ha creato questo sito, come pure inserito le accattivanti immagini di Sorrento (Piazza Tasso, Marina Piccola, Marina Grande, Grand Hotel Excelsior Vittoria e Hilton Sorrento Palace), nel docufilm “Lucio Dalla e Sorrento – I Luoghi dell’Anima”, pensando ad un valore di promozione turistica e culturale del nostro territorio?

La cultura, l’alta cultura, rappresenta il veicolo più efficace per il marketing territoriale, a livello internazionale. Sorrento si presta. E’ uno scenario incomparabile, con una storia turistica, unica al mondo. Storia, melodie, bellezze naturali, gastronomia, qualità dei servizi di accoglienza e di ospitalità. Basta essere solo più ambiziosi. L’attenzione alle mie iniziative si è tradotta, attraverso i media nazionali, in un potente fattore di attrazione. Il binomio Sorrento-Dalla si è ulteriormente consolidato nell’immaginario collettivo. Merito del sindaco Cuomo, che lo ha intuito dal primo momento, impegnandosi a continuare, in futuro, a celebrare Dalla, al di là dei miei libri e dei miei tour culturali, che sono da considerarsi conclusi, con gli appuntamenti di Manfredonia il 18 marzo, di Massa Lubrense, il 28 maggio e, forse, di Capri.

Può approfondire come sia nato il progetto del secondo romanzo su Lucio Dalla, “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina – Negli occhi e nel cuore – Dialoghi”, che delinea, come ha detto, un inedito ponte ideale, creato da Dalla e mai prima d’ora segnalato, tra Sorrento e il borgo rustico della Valle Caudina, dove Lucio cantò, per la prima volta, di fronte ad un vasto pubblico, la canzone-capolavoro, “Caruso”, composta, nelle settimane precedenti, a Sorrento?

Certo. Ho presentato, nell’agosto 2015, il mio primo libro a San Martino Valle Caudina e ho ascoltato, quella sera, fatti nuovi, storie incredibili: i quattro concerti di Dalla, le sue amicizie locali, le fughe da Bologna per rifugiarsi in quel piccolo borgo, durante le feste comandate. Ci sono ritornato, un mese dopo, mosso solo dalla curiosità intellettuale, e ho intervistato, innanzitutto, l’ospitale famiglia Raviele-Russo. Ascoltavo i loro racconti e mi incantavo, sempre più. Tutto inedito, tutto sconosciuto. Amicizia, umanità, sentimenti veri, puliti, sinceri. Accoglienza familiare. Anche lì, Lucio trovava la famiglia, che gli mancava. Da quelle ulteriori rivelazioni, prende forma il libro e, con il libro, la cittadinanza onoraria, che grandemente mi ha onorato. L’avrebbe meritata, invero, più Dalla che io. Ma io l’ho accettata in suo nome e a lui l’ho dedicata. Allo stesso modo, il terzo libro viene fuori come risposta ad un interrogativo di Patrizia Fiorentino, la lucidissima preside del “Salvemini”, quando, al Teatro delle Rose, non appena concluso lo spettacolo degli studenti, mi ha chiesto: “Come faremo, Raffaele, a non disperdere la memoria di questo evento educativo di buona scuola, un evento, per noi, storico?”. Patrizia mi fece riflettere. Così, non è andato disperso il ricordo di nessuna delle 21 tappe del tour.

A che punto è la stesura del suo terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, che ha annunciato alla stampa e sarà intitolato “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, sulla grande danzatrice russa Violetta Elvin, dopo “Sorrento The Romance” e “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”?

Il terzo romanzo della trilogia, dedicato alla grande protagonista della danza classica e a Vico Equense, porta di ingresso alla nostra costiera, è stato già scritto. Nei prossimi mesi, dovrò rifinirlo sul piano stilistico. Mi servono ancora tre mesi di lavoro. In ogni caso, sarà presentato, in anteprima nazionale, a fine luglio, nell’ambito del Social World Film Festival 2016, su iniziativa del brillante direttore della mostra cinematografica vicana, Giuseppe Alessio Nuzzo, in una sezione speciale, tra storia del cinema e storia della danza. La vicenda umana e artistica di donna Violetta sarà inquadrata nello scenario storico dell’immediato secondo dopoguerra e della guerra fredda. Come Lucio Dalla mi ha consentito di celebrare Sorrento, così Violetta Elvin mi consentirà di celebrare Vico Equense: la sua storia, le sue ricche tradizioni, e, naturalmente, le sue bellezze naturali, tra monte, collina, piano e mare. Con “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, porto, quindi, a compimento “La Trilogia Sorrentina”, il mio atto d’amore verso la nostra bellissima terra.

Professore, ha già programmato di pubblicare altri romanzi per il futuro?

Uno scrittore, anche se di piccolo calibro, come me, deve sempre ascoltare, annusare, assorbire tutti gli stimoli esterni. Digerirli e, poi, fare delle scelte. Non si può programmare, a tavolino, cosa maturerà da qui ad un anno. Esiste anche una percentuale di casualità. Ho altre cose, già scritte, ma non so se mai le pubblicherò. Completare la trilogia, comunque, rappresenta, per me, un punto di arrivo, un traguardo. Un traguardo del cuore. Un musicista mi ha chiesto, di recente, di cimentarmi anche come paroliere, scrivendo testi per sue canzoni. Non mi risulta facile. Ma non escludo, del tutto, di poter accettare anche questa sfida, con il permesso di… Lucio Dalla.

Un uomo, un artista, un mito dei nostri giorni, un esempio per tutti. Sto parlando di Lucio Dalla o Raffaele Lauro? Di entrambi.

Carlo AlfaroDopo il grande successo della giornata celebrativa per Lucio Dalla che ha organizzato a Sorrento il 29 febbraio, in occasione del quarto anniversario della scomparsa, avvenuta il primo marzo 2012, con la presentazione del quaderno di viaggio, “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”, di fronte ad una folla di autorità, giornalisti, politici, esponenti della cultura e dello spettacolo, provenienti da tutt’Italia, e il concerto-omaggio della band musicale “The Sputos” di Macerata, diretta dal maestro Giuliano Cardella, con la voce di Marco Virgili, tenuto per beneficenza per la Caritas diocesana, Raffaele Lauro tira con me un bilancio a tutto spiano della sua “avventura dalliana”.

Professore, anche quest’ultimo evento è stato coronato da un grande successo, come tutti quelli che ha dedicato a Lucio Dalla, nel corso di questi straordinari due anni che ha “vissuto” a stretto contatto con la sua memoria. Un successo che si è rinnovato in ciascuna delle oltre venti presentazioni del libro “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, in Italia e all’estero. Si aspettava tale riscontro da parte del pubblico per la sua operazione culturale?

Il mio solo merito consiste nell’aver svelato, attraverso le testimonianze dei suoi amici di Sorrento, di San Martino Valle Caudina, di Manfredonia e di Barletta, un Dalla inedito e sconosciuto: il Dalla uomo, il Dalla poeta e, in particolare, il Dalla amante del Sud e delle sue tradizioni. Il mio principale obiettivo, restituire a Sorrento quanto spettava a Sorrento, nella vicenda umana e nell’opera musicale di Lucio Dalla, è stato conseguito. Con i miei tre libri su Lucio Dalla, come ha sottolineato Ermanno Corsi, nessuno potrà più ignorare Sorrento e la dimensione religiosa di Dalla, come fonti della sua ispirazione. Il successo popolare, comunque, non è dovuto a me, piuttosto alla sedimentazione popolare del patrimonio, poetico e musicale, di Dalla, amato, contemporaneamente, dagli anziani, dalle persone mature e dai giovani. L’opera di Dalla rappresenta, infatti, la colonna sonora di molte generazioni di italiani, un pilastro nella storia della musica italiana, un classico senza tempo. Io sono orgoglioso, comunque, di avere smontato banali interpretazioni, ripetute all’infinito, ricostruendo le vere fonti della sua poetica e della nascita del suo capolavoro.

Con quest’ultimo evento, il sindaco Giuseppe Cuomo che, nel 1997, allora consigliere comunale, si fece promotore della concessione della cittadinanza onoraria a Dalla, ha voluto rinnovare l’infinita gratitudine e affetto dei sorrentini verso il grande artista bolognese che, come lei ha ricordato nel suo libro, iniziò il suo legame con Sorrento nel lontano 1964, e ha mantenuto intatto per quasi cinquant’anni, accresciuto dal successo internazionale di “Caruso”, il brano che ha contribuito a portare il nome della nostra città in ogni angolo del mondo. Secondo lei, che ha approfondito il rapporto di Lucio con Sorrento e i suoi abitanti, da cosa nasce questo amore così profondo e radicato tra Dalla e Sorrento?

Nasce dal senso di amicizia, di solidarietà, anche goliardica, e di signorilità, con il quale prima i fratelli Jannuzzi, Giovanni Russo, Angelo Leonelli e, poi, tutti i sorrentini, hanno accolto Lucio Dalla e che lui ha restituito, non soltanto nei suoi rapporti umani diretti, ma con la composizione di una canzone-capolavoro, che è diventata, insieme con “Torna a Surriento”, un inno della sorrentinità nel mondo. Lucio, a Sorrento, si sentiva di casa, non un ospite, non osservato, non giudicato, non infastidito, semplicemente amato, rispettato e accolto, come in una famiglia. Questo sentimento dell’accoglienza familiare, tipico dei sorrentini, lo gratificava, lo motivava, al punto da definire Sorrento “l’angolo vero della mia anima”.

Lei è partito dal progetto di un romanzo sul rapporto di Dalla con Sorrento, culminato con la composizione del capolavoro “Caruso”, e poi è arrivato a produrre, in itinere, ben tre libri (“Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina – Negli occhi e nel cuore” e “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”) e un docufilm (“Lucio Dalla e Sorrento – I Luoghi dell’Anima”) che rappresentano dei documenti unici e inediti sulla vita e sull’arte di Lucio Dalla. Come è arrivato a tanto?

E’ stato un lavoro in progress, niente era stato programmato. Man mano che procedevo con le interviste, crescevano gli spunti e le suggestioni, si rischiaravano zone d’ombra, si svelavano episodi sconosciuti, si riesumavano autentiche magie sepolte dall’oblio. Dopo Sorrento, ho scoperto i suoi legami con un borgo sottomontano, San Martino Valle Caudina, con il mitico Gianni Raviele e con la sua meravigliosa famiglia. Un ponte ideale, del tutto ignoto, tra il blu del mare e il verde della montagna. A Sorrento, compone la canzone “Caruso”. A San Martino Valle Caudina, la canta, per la prima volta, davanti ad un vasto pubblico. Il 17 agosto 1986. E da quel pubblico, il suo pubblico, riceve la conferma del capolavoro: dalla gente semplice, ma intellettualmente colta della Valle Caudina. Un grande contributo mi è venuto dal sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi, il quale, con il suo bel libro su Lucio bambino, mi ha illuminato sull’infanzia dell’artista, a Manfredonia. Un libro corredato da una galleria di fotografie stupefacenti, che mostrano come il genio creativo di Lucio fosse emerso fin dall’infanzia. Lucio era un bambino-prodigio.

Nel suo ultimo libro, presentato a Sorrento il 29 febbraio in anteprima nazionale, “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”, edito da GoldenGate Edizioni, lei illustra le 21 tappe del tour di presentazione di “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, con relazioni, foto, testimonianze. Ce n’è qualcuna in particolare che l’ha colpita di più?

Tutte le tappe sono state incontri straordinari, con una partecipazione popolare, inattesa, emozionata, coinvolta, entusiasta, come al concerto di Ferragosto della band “The Sputos”, a Cingoli. Né posso dimenticare le testimonianze, a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, di padre Giovanni Bertuzzi, il confessore, e del professor Nicola D’Imperio, il medico personale. Le loro testimonianze costituiscono un vero scoop giornalistico. Se proprio dovessi fare una scelta, indicherei, in primis, la manifestazione degli studenti del Liceo “Gaetano Salvemini” di Sorrento, al Teatro Delle Rose. Il mio antico liceo. Hanno costruito uno spettacolo meraviglioso di narrativa, di poesia e di musica. Mi sono commosso e non mi capita di frequente. Merito anche della preside Patrizia Fiorentino e dei docenti, Antonino Siniscalchi e Marisa Cimmino.

Della entusiasmante esperienza del suo tour su Lucio Dalla, è disponibile anche una vastissima e preziosa documentazione fatta di rassegne-stampa, interventi, interviste radio-televisive, gallerie fotografiche, recensioni e commenti, sul sito web, in italiano e in inglese www.carusothesong.com. Ha creato questo sito, come pure inserito le accattivanti immagini di Sorrento (Piazza Tasso, Marina Piccola, Marina Grande, Grand Hotel Excelsior Vittoria e Hilton Sorrento Palace), nel docufilm “Lucio Dalla e Sorrento – I Luoghi dell’Anima”, pensando ad un valore di promozione turistica e culturale del nostro territorio?

La cultura, l’alta cultura, rappresenta il veicolo più efficace per il marketing territoriale, a livello internazionale. Sorrento si presta. E’ uno scenario incomparabile, con una storia turistica, unica al mondo. Storia, melodie, bellezze naturali, gastronomia, qualità dei servizi di accoglienza e di ospitalità. Basta essere solo più ambiziosi. L’attenzione alle mie iniziative si è tradotta, attraverso i media nazionali, in un potente fattore di attrazione. Il binomio Sorrento-Dalla si è ulteriormente consolidato nell’immaginario collettivo. Merito del sindaco Cuomo, che lo ha intuito dal primo momento, impegnandosi a continuare, in futuro, a celebrare Dalla, al di là dei miei libri e dei miei tour culturali, che sono da considerarsi conclusi, con gli appuntamenti di Manfredonia il 18 marzo, di Massa Lubrense, il 28 maggio e, forse, di Capri.

Può approfondire come sia nato il progetto del secondo romanzo su Lucio Dalla, “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina – Negli occhi e nel cuore – Dialoghi”, che delinea, come ha detto, un inedito ponte ideale, creato da Dalla e mai prima d’ora segnalato, tra Sorrento e il borgo rustico della Valle Caudina, dove Lucio cantò, per la prima volta, di fronte ad un vasto pubblico, la canzone-capolavoro, “Caruso”, composta, nelle settimane precedenti, a Sorrento?

Certo. Ho presentato, nell’agosto 2015, il mio primo libro a San Martino Valle Caudina e ho ascoltato, quella sera, fatti nuovi, storie incredibili: i quattro concerti di Dalla, le sue amicizie locali, le fughe da Bologna per rifugiarsi in quel piccolo borgo, durante le feste comandate. Ci sono ritornato, un mese dopo, mosso solo dalla curiosità intellettuale, e ho intervistato, innanzitutto, l’ospitale famiglia Raviele-Russo. Ascoltavo i loro racconti e mi incantavo, sempre più. Tutto inedito, tutto sconosciuto. Amicizia, umanità, sentimenti veri, puliti, sinceri. Accoglienza familiare. Anche lì, Lucio trovava la famiglia, che gli mancava. Da quelle ulteriori rivelazioni, prende forma il libro e, con il libro, la cittadinanza onoraria, che grandemente mi ha onorato. L’avrebbe meritata, invero, più Dalla che io. Ma io l’ho accettata in suo nome e a lui l’ho dedicata. Allo stesso modo, il terzo libro viene fuori come risposta ad un interrogativo di Patrizia Fiorentino, la lucidissima preside del “Salvemini”, quando, al Teatro delle Rose, non appena concluso lo spettacolo degli studenti, mi ha chiesto: “Come faremo, Raffaele, a non disperdere la memoria di questo evento educativo di buona scuola, un evento, per noi, storico?”. Patrizia mi fece riflettere. Così, non è andato disperso il ricordo di nessuna delle 21 tappe del tour.

A che punto è la stesura del suo terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, che ha annunciato alla stampa e sarà intitolato “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, sulla grande danzatrice russa Violetta Elvin, dopo “Sorrento The Romance” e “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”?

Il terzo romanzo della trilogia, dedicato alla grande protagonista della danza classica e a Vico Equense, porta di ingresso alla nostra costiera, è stato già scritto. Nei prossimi mesi, dovrò rifinirlo sul piano stilistico. Mi servono ancora tre mesi di lavoro. In ogni caso, sarà presentato, in anteprima nazionale, a fine luglio, nell’ambito del Social World Film Festival 2016, su iniziativa del brillante direttore della mostra cinematografica vicana, Giuseppe Alessio Nuzzo, in una sezione speciale, tra storia del cinema e storia della danza. La vicenda umana e artistica di donna Violetta sarà inquadrata nello scenario storico dell’immediato secondo dopoguerra e della guerra fredda. Come Lucio Dalla mi ha consentito di celebrare Sorrento, così Violetta Elvin mi consentirà di celebrare Vico Equense: la sua storia, le sue ricche tradizioni, e, naturalmente, le sue bellezze naturali, tra monte, collina, piano e mare. Con “Dance The Love – Una Stella a Vico Equense”, porto, quindi, a compimento “La Trilogia Sorrentina”, il mio atto d’amore verso la nostra bellissima terra.

Professore, ha già programmato di pubblicare altri romanzi per il futuro?

Uno scrittore, anche se di piccolo calibro, come me, deve sempre ascoltare, annusare, assorbire tutti gli stimoli esterni. Digerirli e, poi, fare delle scelte. Non si può programmare, a tavolino, cosa maturerà da qui ad un anno. Esiste anche una percentuale di casualità. Ho altre cose, già scritte, ma non so se mai le pubblicherò. Completare la trilogia, comunque, rappresenta, per me, un punto di arrivo, un traguardo. Un traguardo del cuore. Un musicista mi ha chiesto, di recente, di cimentarmi anche come paroliere, scrivendo testi per sue canzoni. Non mi risulta facile. Ma non escludo, del tutto, di poter accettare anche questa sfida, con il permesso di… Lucio Dalla.

Un uomo, un artista, un mito dei nostri giorni, un esempio per tutti. Sto parlando di Lucio Dalla o Raffaele Lauro? Di entrambi.

Carlo Alfaro

Lascia una risposta