I CISTERNONI DI SPASIANO A SORRENTO, USIAMOLI COME FANNO A ISTANBUL

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Obiettivo fruizione.

articolo di Lucio Esposito

Diffusasi da qualche giorno la notizia dell’acquisizione piena da parte del Comune di Sorrento, dei Cisternoni di Spasiano, ecco che  la mente vola, la fantasia incomincia a diventare realtà, i sogni incominciano a prender corpo. Quando la Gori nel 2009 diede il permesso di poterli vedere, con i soci dell’UNITRE penisola sorrentina, ma anche amici ed appassionati, organizzammo una visita e rimanemmo strabiliati dal poco che riuscimmo a vedere,partimmo dalla pasticceria con in bocca una meringa.  e venero giù un fiume di domande: ma come , ma perché …….  

Adesso le cose si stanno evolvendo, e pensiamo e vogliamo  una fruizione come ad Istambul, ove una guida turistica recita:

Dopo la visita d’obbligo al Palazzo del Topkapi, ci si può dedicare all’esplorazione della parte più curiosa della citta, quella sotterranea, rappresentata dalle Cisterne. Sorti numerosi nel periodo bizantino per sopperire alla mancanza d’acqua in caso d’assedio, questi enormi serbatoi, spesso realizzati con materiali di recupero, sono una vera scoperta. La più famosa è la Yerebatan Sarayi, la Cisterna Basilica (visitabile ogni giorno tranne il giovedi): una sala di 140 metri di lunghezza per 70 di larghezza, coperta da un soffitto a volte sorretto da 336 colonne. Una passerella permette di raggiurigerne il fondo, dove si trovano due blocchi di marmo con un bassorilievo della Medusa.

Di questo unico monumento romano sopravvissuto intatto, vogliamo che sia visibile  come due secoli fa. Ecco come è descritto nelle fonti letterarie.

 

Ma la più nobile reliquie di antichità, che si ammirano in Sorrento ,consistono nelle speciose conserve d’acqua, che vi costruirono i di lei antichi abitanti, le quali formano lo stupore de’ curiosi per la loro vastità, essendo lunghe 120 palmi, e larghe 28, che comunica tra loro per mezzo di archi maestosi imposti a forti pilastri, oltre molte altre, che dovevano riempire lo spazio intermedio, di cui restano ancora gli avanzi. Fuori dalle mura sono tuttora osservabili i grandi acquidotti, che l’acqua da’ vicini colli vi vi trasportavano con alcune ramificazioni in fistole di piombo

ANTICA TOPOGRAFIA ISTORICA DEL REGNO DI NAPOLI  DELL’ABATE DOMENICO ROMANELLI   1819

 

 

Ma le più nobili reliquie di antichità che in essa si ammirano, consistono nelle speciose ed antichissime conserve d’acqua, le quali formano lo stupore de’ curiosi per la loro vastità, essendo lunghe 120 palmi, e larghe 28, che si comunicano tra di loro per mezzo di maestosi imposti a forti pilastri.

CENNI STORICI SULLE CHIESE ARCIVESCOVILI, VESCOVILI E PRELATIZIO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE  RACCOLTI  ANNOTATI SCRITTE DA  L’AB . VINCENZO D’AVINO    RANUCCI 1848

 

La sola opera romana rimasta intatta sono i cisternoni o conserve di acqua che si ammirano nella strada Borgo nel cortile della casa Spasiano, nella quale abitò anche la sorella del Tasso quando in seconde nozze sposò un cavaliere di questa famiglia.

Vincenzo il cicerone quando fa osservare i cisternoni vi racconta che essi furono fatti come una frittata, appoggiandosi con ciò dire sulla opinione del dotto Bacone che ossvò essere il cemento di quelle cisterne lo stesso di quello della Piscina Mirabile, ossia bianco d’uovo, polvere calcarea calcinata, e polvere di silice. I romani, dice Vincenzo, erano dei cattivi pasticcieri perché se avessero saputo far meringhe non avrebbero sprecato i bianchi d’uova per fabbricare pozzi e piscine.

USI E COSTUMI DI NAPOLI E DINTORNI DESCRITTI E DIPINTI .  FRANCESCO DE BURCARD . NOBILE 1858

 

Ma una completa ricerca scentifica aggiornata la fornisce il prof Mario Russo nel volume 

Mario Russo.SORRENTO Archeologia tra l’hotel Vittoria e Capo Circe Scavi e rinvenimenti dal Settecento a oggi
Fotografie di Antonino Fiorentino
CENTRO DI STUDl E RICERCHE MULTIMEDIALI BARTOLOMMEO CAPASSO SORRENTO 1997

I cisternoni 

A questi importanti serbatoi d’acqua del periodo augusteo,che dovevano provvedere ali’ approvvigionamento idrico della città, oltre alle pagine contenute in Surrentu1n236, è stata dedicata una ricerca dal Progetto Giovani della legge 285, in seguito pubblicata in un apposito quaderno237. In queste cisterne (con para1nento in opera reticolata e rivestimento di malta idraulica), ubicate nell’ area suburbana orientale a poca distanza dalla porta maggiore (o ‘di Stabia’) della città, confluivano238 lc acque sorgive dell’acquedotto maggiore del Formiello che, prima di raggiungere Sorrento, riceveva l’ apporto di quelli minori di S . Massimo, di Mai ano e di un terzo senza nome239. Il primo accenno a queste cisterne si trova nel manoscritto della Descrizione di Sorrento del 1 5 85 di Cesare Molegnano240, al quale si rifanno tutti gli storici locali successivi:

“L ‘Acque son fresche, e sane, e ben n1ostrano esser

tali, poiché Ronu111i, che quivi habito1vno, con opra

incredibile d’acquedotti da 11iù parti le tra??ferirono

nella Città, ove con stupor di ciascuno si veggono hora

le 111olte Conse111e di 1neravigliosa grandezza, e d ‘ apra

egregia: 111achine in vero da potersi agguagliare a

q( ua)nte si celebrino gia111ai. Sono in nuni(e r)o 27, ciascuna

delle q(ua)li ha di lunghezza 120 palmi, e di

larghezza 28, et entrando l’una nell’altra con archi

sop(r)a i pilastri grossiss(ùn)i, fanno belliss(ùn)o ordine,

e bella prospettiva da ogni parte. Ma la fo1111a

loro, e l ‘ordine, 111ostra110 che siano state n1aggiori in

nianero, et in grandez.z.a, perciò ché appareno le bocche

tronche, e ruinate, e fra alcune è tanto s11atio

fraposto, eh’ è forza, che sia stato largo occupato da

altre Conserve, et hora ricoverto dalle ruine, e dal ter??.

rena. Le cui acque danno occasione a ‘ villaggi,_ onde

passano di delitìe, e di giardini”241•

 

Altre notizie compaiono nella prima edizione a stampa  del 1607 ad opera di T. Cavarretta di questo manoscritto242, (riprese nelle ristampe successive243 e nelle opere degli storici posteriori244) e da tutti   finora e1Toneamente ritenute originali del Molegnano245:

“Ma nel Borgo della Città si scorgono le delitie

de’ Giardini di Gio. Antonio Vespesiani, che con ani??

1110 veramente Ron1ano,fitrando alle ruine le Reliquie

sepolte, 1nostra fuori gli acquedotti, iquali con 1nolti

giri di vaga industria irrigano gli orti suoi: nza

sopramodo bramoso di palesare l ‘apra illustre delle

conserve già dette, con bellissimo ordine ha j’orato in

più parli le.f’enestre, onde si scorgono quelle nzacchine

gravide d’acqua; et adattandosi al sito, e scherzando

hora col beneficio della natura, hora dell’Arte,

ha reso quel luogo sopramodo bello per diporto de’

forastieri, e de ‘ Cittadini”246,

Della consistenza numerica di ventisette concamerazioni ancora integre nel 1585, menzionale dal  Molegnano, e delle altre già allo stato di rudere ai suoi tempi, si hanno (tralasciando Capaccio247 Donnorso248 e L. Anastasio249, che da lui attingono) notizie contrastanti nei secoli successivi; sono diciotto per F. Anastasio250 e Maldacea251, tredici per Merlo252. Più accortmnente Capasso dice che erano ventisette ma aggiunge che, ai suoi tempi, la maggior parte era andata in rovina e che solo nove erano ancora adibite all’uso cui erano destinate253, Il Cangiani, nel 1855, menziona soltanto undici concamerazioni molto ben conservate254. Dalla perizia eseguita nel 1 894, per conto del Comune di Son-ento dall’ ing. G.B . Liguori, risultano undici cisterne (gruppo B , cisterne basse), con accesso dal fondo Stragazzi all’inizio di via Fuorimura, e nove cisteine (gruppo A, ciste1nc alte, di dimensioni maggiori delle prime), con accesso dal palazzo degli Spasiano presso il cincmaArmida255, come si rileva dalla pianta (fig. 28a) pubblicata da Mingazzini256. La conseguente delibera del co1nune di liberare i cisternoni dai terreni soprastanti non dovette avere alcun seguito se nel 1959, per evitare inquinamenti, l’ufficiale sanitario del co1nune di Son·ento vietava la coltivazione di tali te1Teni257. I due gruppi di cisterne erano ancora in funzione nel dopoguerra, le cisterne alte per acqua potabile e quelle basse per irrigazione258. Durante la realizzazione de11 ‘ acquedotto Castellammare – So1Tento, le nove concamerazioni delle cisterne alte, dopo essere state liberate dal teffeno soprastante, ristrutturate e bonificate, furono rimesse in funzione ed oggi erogano l ‘ acqua alle due marine di Sorrento259.

Sull’ acquedotto, le fontane e le terme romane abbiamo una testi1nonianza epigrafica del II secolo d.C., 01mai dispersa260, dell’ordine dei decurioni che ringraziano Antonino Pio per aver restaurato gli acquedotti, le sorgenti e le terme:

IMP. CAESAR

AELIVS . HADRIANVS

ANTONJNVS . AVG. PIVS

P. P.

AQVAEDVCT . FONTES

ET . THERMAS . PVB.

SVA . IMPENSA . RESTIT.

ORDO . DECVRIONVM

MVNIFICENTIAE . P!ENTISS. PRIN.

ed un’ iscrizione su una fistula di piombo (fig. 28b)261 che ricorda “che un tale, del cui nome resterebbe solo la lettera  S, il quale era tribuno, patrono, defensor della città e figlio del patrono Giuliano, provvide a far riversare (refudit) le acque mediante quella conduttura, con l’ assistenza di un certo Flavio Vitulo che si occupava di tale bisogna”262:

( . . . )S TRIBVNVS PATRONVS ET DEFENSOR

IVLIANI PATRONI Il FILIVS REFVDTT CVRANTE

FL. VITVLO TJ CVRATORE R. P. [S(urrentinorum

L’integrazione è di Mingazzini il quale, in base alla posizione subordinata del curator rei publicae Surrentinorum rispetto al d??fensor (tra le cui mansioni c’era quella di impedire ai privati di usare abusivamente le acque degli acquedotti pubblici) e ai caratteri epigrafici, assegna l’iscrizione

ad un’età posteriore al 364 d.C.263, Questa fistula fu rinvenuta nel 1 9 1 1 , insieme ad un importante

gruppo di sculture ellenistiche e romane per lo più frammentarie264, in uno scarico di materiali in via dell’Accademia,non lontano dalle terme pubbliche, recentemente identificate265. Un bifora medievale266 posta ali’ ingresso delle cisterne alte nel cortile degli Spasiani (fig. 29a) è verosimilmente da mettere in relazione con i lavori chiesti dall’Università smrentina nel 1322 “pro r??fectione aquaeductus”267. Nella parte alta della parete delle cisterne prospiciente landrone del palazzo Spasiano sono infine ancora visibili due delle finestre, con architrave e colonnine in manna, oggi tompagnate, fatte aprire nel XVI secolo (fig. 29b) da Gio. Antonio Vespesiani, dalle quali si potevano scorgere “quelle macchine gravide d’ acqua”268.

Positanonews si è occupata già da anni ;

http://www.positanonews.it/articolo/13653/sorrento-interrogazione-sui-cisternoni-romani-l-acute-annosa-questione-finalmente-in-consiglio-comunale

http://www.positanonews.it/articolo/75557/giu-le-mani-dai-cisternoni-romani-di-sorrento

http://www.positanonews.it/articolo/13653/articolo/138648/articolo/49531/positano-nando-paone-di-benvenuti-al-sud-quot-preoccupato-per-mia-figlia-a-carpi-nel-terremoto-quot-foto

Sorrento: cisterne romane usate come deposito

 

Obiettivo fruizione.

articolo di Lucio Esposito

Diffusasi da qualche giorno la notizia dell’acquisizione piena da parte del Comune di Sorrento, dei Cisternoni di Spasiano, ecco che  la mente vola, la fantasia incomincia a diventare realtà, i sogni incominciano a prender corpo. Quando la Gori nel 2009 diede il permesso di poterli vedere, con i soci dell’UNITRE penisola sorrentina, ma anche amici ed appassionati, organizzammo una visita e rimanemmo strabiliati dal poco che riuscimmo a vedere,partimmo dalla pasticceria con in bocca una meringa.  e venero giù un fiume di domande: ma come , ma perché …….  

Adesso le cose si stanno evolvendo, e pensiamo e vogliamo  una fruizione come ad Istambul, ove una guida turistica recita:

Dopo la visita d'obbligo al Palazzo del Topkapi, ci si può dedicare all'esplorazione della parte più curiosa della citta, quella sotterranea, rappresentata dalle Cisterne. Sorti numerosi nel periodo bizantino per sopperire alla mancanza d'acqua in caso d'assedio, questi enormi serbatoi, spesso realizzati con materiali di recupero, sono una vera scoperta. La più famosa è la Yerebatan Sarayi, la Cisterna Basilica (visitabile ogni giorno tranne il giovedi): una sala di 140 metri di lunghezza per 70 di larghezza, coperta da un soffitto a volte sorretto da 336 colonne. Una passerella permette di raggiurigerne il fondo, dove si trovano due blocchi di marmo con un bassorilievo della Medusa.

Di questo unico monumento romano sopravvissuto intatto, vogliamo che sia visibile  come due secoli fa. Ecco come è descritto nelle fonti letterarie.

 

Ma la più nobile reliquie di antichità, che si ammirano in Sorrento ,consistono nelle speciose conserve d’acqua, che vi costruirono i di lei antichi abitanti, le quali formano lo stupore de’ curiosi per la loro vastità, essendo lunghe 120 palmi, e larghe 28, che comunica tra loro per mezzo di archi maestosi imposti a forti pilastri, oltre molte altre, che dovevano riempire lo spazio intermedio, di cui restano ancora gli avanzi. Fuori dalle mura sono tuttora osservabili i grandi acquidotti, che l’acqua da’ vicini colli vi vi trasportavano con alcune ramificazioni in fistole di piombo

ANTICA TOPOGRAFIA ISTORICA DEL REGNO DI NAPOLI  DELL’ABATE DOMENICO ROMANELLI   1819

 

 

Ma le più nobili reliquie di antichità che in essa si ammirano, consistono nelle speciose ed antichissime conserve d’acqua, le quali formano lo stupore de’ curiosi per la loro vastità, essendo lunghe 120 palmi, e larghe 28, che si comunicano tra di loro per mezzo di maestosi imposti a forti pilastri.

CENNI STORICI SULLE CHIESE ARCIVESCOVILI, VESCOVILI E PRELATIZIO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE  RACCOLTI  ANNOTATI SCRITTE DA  L’AB . VINCENZO D’AVINO    RANUCCI 1848

 

La sola opera romana rimasta intatta sono i cisternoni o conserve di acqua che si ammirano nella strada Borgo nel cortile della casa Spasiano, nella quale abitò anche la sorella del Tasso quando in seconde nozze sposò un cavaliere di questa famiglia.

Vincenzo il cicerone quando fa osservare i cisternoni vi racconta che essi furono fatti come una frittata, appoggiandosi con ciò dire sulla opinione del dotto Bacone che ossvò essere il cemento di quelle cisterne lo stesso di quello della Piscina Mirabile, ossia bianco d’uovo, polvere calcarea calcinata, e polvere di silice. I romani, dice Vincenzo, erano dei cattivi pasticcieri perché se avessero saputo far meringhe non avrebbero sprecato i bianchi d’uova per fabbricare pozzi e piscine.

USI E COSTUMI DI NAPOLI E DINTORNI DESCRITTI E DIPINTI .  FRANCESCO DE BURCARD . NOBILE 1858

 

Ma una completa ricerca scentifica aggiornata la fornisce il prof Mario Russo nel volume 

Mario Russo.SORRENTO Archeologia tra l'hotel Vittoria e Capo Circe Scavi e rinvenimenti dal Settecento a oggi
Fotografie di Antonino Fiorentino
CENTRO DI STUDl E RICERCHE MULTIMEDIALI BARTOLOMMEO CAPASSO SORRENTO 1997

I cisternoni 

A questi importanti serbatoi d'acqua del periodo augusteo,che dovevano provvedere ali' approvvigionamento idrico della città, oltre alle pagine contenute in Surrentu1n236, è stata dedicata una ricerca dal Progetto Giovani della legge 285, in seguito pubblicata in un apposito quaderno237. In queste cisterne (con para1nento in opera reticolata e rivestimento di malta idraulica), ubicate nell' area suburbana orientale a poca distanza dalla porta maggiore (o 'di Stabia') della città, confluivano238 lc acque sorgive dell'acquedotto maggiore del Formiello che, prima di raggiungere Sorrento, riceveva l' apporto di quelli minori di S . Massimo, di Mai ano e di un terzo senza nome239. Il primo accenno a queste cisterne si trova nel manoscritto della Descrizione di Sorrento del 1 5 85 di Cesare Molegnano240, al quale si rifanno tutti gli storici locali successivi:

"L 'Acque son fresche, e sane, e ben n1ostrano esser

tali, poiché Ronu111i, che quivi habito1vno, con opra

incredibile d'acquedotti da 11iù parti le tra??ferirono

nella Città, ove con stupor di ciascuno si veggono hora

le 111olte Conse111e di 1neravigliosa grandezza, e d ' apra

egregia: 111achine in vero da potersi agguagliare a

q( ua)nte si celebrino gia111ai. Sono in nuni(e r)o 27, ciascuna

delle q(ua)li ha di lunghezza 120 palmi, e di

larghezza 28, et entrando l'una nell'altra con archi

sop(r)a i pilastri grossiss(ùn)i, fanno belliss(ùn)o ordine,

e bella prospettiva da ogni parte. Ma la fo1111a

loro, e l 'ordine, 111ostra110 che siano state n1aggiori in

nianero, et in grandez.z.a, perciò ché appareno le bocche

tronche, e ruinate, e fra alcune è tanto s11atio

fraposto, eh' è forza, che sia stato largo occupato da

altre Conserve, et hora ricoverto dalle ruine, e dal ter??.

rena. Le cui acque danno occasione a ' villaggi,_ onde

passano di delitìe, e di giardini"241•

 

Altre notizie compaiono nella prima edizione a stampa  del 1607 ad opera di T. Cavarretta di questo manoscritto242, (riprese nelle ristampe successive243 e nelle opere degli storici posteriori244) e da tutti   finora e1Toneamente ritenute originali del Molegnano245:

"Ma nel Borgo della Città si scorgono le delitie

de' Giardini di Gio. Antonio Vespesiani, che con ani??

1110 veramente Ron1ano,fitrando alle ruine le Reliquie

sepolte, 1nostra fuori gli acquedotti, iquali con 1nolti

giri di vaga industria irrigano gli orti suoi: nza

sopramodo bramoso di palesare l 'apra illustre delle

conserve già dette, con bellissimo ordine ha j'orato in

più parli le.f'enestre, onde si scorgono quelle nzacchine

gravide d'acqua; et adattandosi al sito, e scherzando

hora col beneficio della natura, hora dell'Arte,

ha reso quel luogo sopramodo bello per diporto de'

forastieri, e de ' Cittadini"246,

Della consistenza numerica di ventisette concamerazioni ancora integre nel 1585, menzionale dal  Molegnano, e delle altre già allo stato di rudere ai suoi tempi, si hanno (tralasciando Capaccio247 Donnorso248 e L. Anastasio249, che da lui attingono) notizie contrastanti nei secoli successivi; sono diciotto per F. Anastasio250 e Maldacea251, tredici per Merlo252. Più accortmnente Capasso dice che erano ventisette ma aggiunge che, ai suoi tempi, la maggior parte era andata in rovina e che solo nove erano ancora adibite all'uso cui erano destinate253, Il Cangiani, nel 1855, menziona soltanto undici concamerazioni molto ben conservate254. Dalla perizia eseguita nel 1 894, per conto del Comune di Son-ento dall' ing. G.B . Liguori, risultano undici cisterne (gruppo B , cisterne basse), con accesso dal fondo Stragazzi all'inizio di via Fuorimura, e nove cisteine (gruppo A, ciste1nc alte, di dimensioni maggiori delle prime), con accesso dal palazzo degli Spasiano presso il cincmaArmida255, come si rileva dalla pianta (fig. 28a) pubblicata da Mingazzini256. La conseguente delibera del co1nune di liberare i cisternoni dai terreni soprastanti non dovette avere alcun seguito se nel 1959, per evitare inquinamenti, l'ufficiale sanitario del co1nune di Son·ento vietava la coltivazione di tali te1Teni257. I due gruppi di cisterne erano ancora in funzione nel dopoguerra, le cisterne alte per acqua potabile e quelle basse per irrigazione258. Durante la realizzazione de11 ' acquedotto Castellammare – So1Tento, le nove concamerazioni delle cisterne alte, dopo essere state liberate dal teffeno soprastante, ristrutturate e bonificate, furono rimesse in funzione ed oggi erogano l ' acqua alle due marine di Sorrento259.

Sull' acquedotto, le fontane e le terme romane abbiamo una testi1nonianza epigrafica del II secolo d.C., 01mai dispersa260, dell'ordine dei decurioni che ringraziano Antonino Pio per aver restaurato gli acquedotti, le sorgenti e le terme:

IMP. CAESAR

AELIVS . HADRIANVS

ANTONJNVS . AVG. PIVS

P. P.

AQVAEDVCT . FONTES

ET . THERMAS . PVB.

SVA . IMPENSA . RESTIT.

ORDO . DECVRIONVM

MVNIFICENTIAE . P!ENTISS. PRIN.

ed un' iscrizione su una fistula di piombo (fig. 28b)261 che ricorda "che un tale, del cui nome resterebbe solo la lettera  S, il quale era tribuno, patrono, defensor della città e figlio del patrono Giuliano, provvide a far riversare (refudit) le acque mediante quella conduttura, con l' assistenza di un certo Flavio Vitulo che si occupava di tale bisogna"262:

( . . . )S TRIBVNVS PATRONVS ET DEFENSOR

IVLIANI PATRONI Il FILIVS REFVDTT CVRANTE

FL. VITVLO TJ CVRATORE R. P. [S(urrentinorum

L'integrazione è di Mingazzini il quale, in base alla posizione subordinata del curator rei publicae Surrentinorum rispetto al d??fensor (tra le cui mansioni c'era quella di impedire ai privati di usare abusivamente le acque degli acquedotti pubblici) e ai caratteri epigrafici, assegna l'iscrizione

ad un'età posteriore al 364 d.C.263, Questa fistula fu rinvenuta nel 1 9 1 1 , insieme ad un importante

gruppo di sculture ellenistiche e romane per lo più frammentarie264, in uno scarico di materiali in via dell'Accademia,non lontano dalle terme pubbliche, recentemente identificate265. Un bifora medievale266 posta ali' ingresso delle cisterne alte nel cortile degli Spasiani (fig. 29a) è verosimilmente da mettere in relazione con i lavori chiesti dall'Università smrentina nel 1322 "pro r??fectione aquaeductus"267. Nella parte alta della parete delle cisterne prospiciente landrone del palazzo Spasiano sono infine ancora visibili due delle finestre, con architrave e colonnine in manna, oggi tompagnate, fatte aprire nel XVI secolo (fig. 29b) da Gio. Antonio Vespesiani, dalle quali si potevano scorgere "quelle macchine gravide d' acqua"268.

Positanonews si è occupata già da anni ;

http://www.positanonews.it/articolo/13653/sorrento-interrogazione-sui-cisternoni-romani-l-acute-annosa-questione-finalmente-in-consiglio-comunale

http://www.positanonews.it/articolo/75557/giu-le-mani-dai-cisternoni-romani-di-sorrento

http://www.positanonews.it/articolo/13653/articolo/138648/articolo/49531/positano-nando-paone-di-benvenuti-al-sud-quot-preoccupato-per-mia-figlia-a-carpi-nel-terremoto-quot-foto

Sorrento: cisterne romane usate come deposito