Ravello omicidio Patrizia Attruia, Dipino e Lima dal GUP il 23 marzo

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Esattamente un anno dopo , il 23 marzo (l’omicidio scoperto il 27 dovrebbe essere avvenuto un paio di giorni prima, ndr) si affronta il giudizio dopo che il p.m. Cristina Giusti ha dunque ricostruito la vicenda per cui Vincenza Dipina ha ucciso , strangolandola, Patrizia Attruia. Vari particolari stanno venendo alla luce progressivamente, che la vittima era  sedata con dei barbiturici  e che la scena del delitto è stata modificata facendo aumentare le possibilità concreta del favoreggiamento di Lima . Omicidio volontario premeditato e concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento personale sono le accuse formalizzate a Vincenza Dipino e Giuseppe Lima per l’omicidio L’omicidio un delitto passionale scattato dalla gelosia di Vincenza Dipino, 49 anni, che, da qualche tempo ospitava sia la vittima che il convivente di quest’ultima, Giuseppe Lima, 50 anni. Prima dell’aiuto offerto dalla Dipino, infatti, la coppia, non avendo un lavoro stabile, viveva in un alloggio di fortuna. Per Giuseppe Lima, compagno della vittima, dal maggio scorso iscritto nel registro degli indagati, resta tutt’ora in piedi l’accusa per concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento. La vicenda, che ha fatto molto scalpore in Costiera amalfitana, mostrando un volto sconosciuto di degrado e promiscuità nell’aristocratica e mondana Ravello, è stata piuttosto complessa, nonostante la presunta assassina, sin dall’inzio, avesse ammesso le sue colpe. L’intreccio è quello di un triangolo tra l’uomo e le due donne. La vittima, da circa tre anni, si era trasferita a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, vivevano in un fabbricato rurale a servizio di un terreno agricolo. Fin quando si sono trasferiti presso l’abitazione di Vincenza Dipino, proprio su invito di quest’ultima. Tra le due donne nacque sin da subito una rivalità per l’uomo di casa. Dopo l’ennesima lite tra la Dipino e l’Attruia, quest’ultima venne costretta, molto verosimilmente, ad assumere massicce dosi di tranquillanti. Successivamente, in base alla ricostruzione degli investigatori, Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto. In seguito il corpo venne trascinato per il corridoio e adagiato all’interno di una cassapanca, dove il 27 marzo venne ritrovato il corpo. A chiedere aiuto fu lo stesso Lima, che si rivolse ad un dipendente comunale per chiedere come comportarsi. I successivi accertamenti degli inquirenti hanno ricostruito tutta la scena del crimine ed evidenziato ulteriori particolari, come l’assunzione di sonnifero da parte dell’Attruia. Durante le indagini è stato pure prelevato il Dna dalle unghie della vittima. E si sono svolti pure diversi sopralluoghi presso l’appartamento dove si è consumato il delitto, per ricostruire la dinamica.

Esattamente un anno dopo , il 23 marzo (l'omicidio scoperto il 27 dovrebbe essere avvenuto un paio di giorni prima, ndr) si affronta il giudizio dopo che il p.m. Cristina Giusti ha dunque ricostruito la vicenda per cui Vincenza Dipina ha ucciso , strangolandola, Patrizia Attruia. Vari particolari stanno venendo alla luce progressivamente, che la vittima era  sedata con dei barbiturici  e che la scena del delitto è stata modificata facendo aumentare le possibilità concreta del favoreggiamento di Lima . Omicidio volontario premeditato e concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento personale sono le accuse formalizzate a Vincenza Dipino e Giuseppe Lima per l’omicidio L'omicidio un delitto passionale scattato dalla gelosia di Vincenza Dipino, 49 anni, che, da qualche tempo ospitava sia la vittima che il convivente di quest'ultima, Giuseppe Lima, 50 anni. Prima dell'aiuto offerto dalla Dipino, infatti, la coppia, non avendo un lavoro stabile, viveva in un alloggio di fortuna. Per Giuseppe Lima, compagno della vittima, dal maggio scorso iscritto nel registro degli indagati, resta tutt’ora in piedi l’accusa per concorso in occultamento di cadavere e favoreggiamento. La vicenda, che ha fatto molto scalpore in Costiera amalfitana, mostrando un volto sconosciuto di degrado e promiscuità nell’aristocratica e mondana Ravello, è stata piuttosto complessa, nonostante la presunta assassina, sin dall’inzio, avesse ammesso le sue colpe. L’intreccio è quello di un triangolo tra l’uomo e le due donne. La vittima, da circa tre anni, si era trasferita a Ravello, dove viveva con Lima. Entrambi disoccupati, vivevano in un fabbricato rurale a servizio di un terreno agricolo. Fin quando si sono trasferiti presso l’abitazione di Vincenza Dipino, proprio su invito di quest’ultima. Tra le due donne nacque sin da subito una rivalità per l’uomo di casa. Dopo l'ennesima lite tra la Dipino e l'Attruia, quest’ultima venne costretta, molto verosimilmente, ad assumere massicce dosi di tranquillanti. Successivamente, in base alla ricostruzione degli investigatori, Dipino strangolò la rivale, tra la cucina e la camera da letto. In seguito il corpo venne trascinato per il corridoio e adagiato all'interno di una cassapanca, dove il 27 marzo venne ritrovato il corpo. A chiedere aiuto fu lo stesso Lima, che si rivolse ad un dipendente comunale per chiedere come comportarsi. I successivi accertamenti degli inquirenti hanno ricostruito tutta la scena del crimine ed evidenziato ulteriori particolari, come l’assunzione di sonnifero da parte dell’Attruia. Durante le indagini è stato pure prelevato il Dna dalle unghie della vittima. E si sono svolti pure diversi sopralluoghi presso l’appartamento dove si è consumato il delitto, per ricostruire la dinamica.

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