Higuain segna ma quanta rabbia per la sostituzione. Tweet De Laurentiis: bravo, sono stato uno stimolo per lui

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«Com’è che Higuain non segna più?». E giù schede e grafici, disegnini e lavagnine, pareri degli allenatori, dei difensori che lo hanno affrontato in passato e dei difensori che sperano di non incontrarlo mai. «Com’è che Higuain non segna più?», si è domandato pure Sousa. Alla processione si è aggiunto persino De Laurentiis, lui e la storiella del mattoncino che si porta in giro. E all’improvviso, abracadabra, il Pipita torna a segnare. Non è un romanzo quello di Gonzalo Higuain. È una saga. Parlare di fine del digiuno per uno che, dal suo presidente, è stato accusato di avere un chilo e mezzo in più, sembra quasi irriverente. Eppure è così: ciao ciao astinenza. Gonzalo è tornato, ammesso che sia andato via: è tornato dopo che l’ultimo gol su azione lo ha fatto alla Lazio, mercoledì 3 febbraio. Ed è tornato come un tornado. Anche quando ha lasciato il campo e si è lasciato andare a quel calcione alla bottiglia d’acqua a testimonianza che lui sarebbe voluto restare in campo fino alla fine. E che non ha gradito. Sì, il cannibale è tornato. E anche al momento del cambio, quando ha una specie di crisi isterica e guarda in cagnesco il povero Sarri, si capisce che l’animo del guerriero è sempre lo stesso. La mano a Sarri non la dà al momento della sostituzione, la dà a Gabbiadini e basta. I due, il tecnico e l’argentino, si incrociano ma nessuno dei due dice qualcosa all’altro. Gonzalo non ha gradito, o magari ce l’aveva ancora con se stesso per il gol fallito che avrebbe potuto regalare il colpaccio al Napoli che non avrà l’ardore di qualche tempo fa, ma che in ogni caso resta ancora in corsa per lo scudetto. Non è una gemma il gol che gli fa ritrovare il sorriso per una manciata di minuti. Ma è bello, bellissimo, perché la Fiorentina aveva appena segnato il gol e quell’azione è uno schema che a Castel Volturno provano spesso. Non un gesto di polemica per la rete, non una smorfia di ripicca: nulla di nulla. Ma quello che fa è da grande campione: perché raccoglie la palla finita alle spalle di Tatarusanu e la riporta velocemente al centro del campo. Senza perdere neppure una frazione di secondo per festeggiare la rete. Come a dire: «Ma quale pareggio, voglio vincere, voglio lo scudetto». È un primo tempo di sofferenza unica, forse la prima volta in cui il Napoli va seriamente in affanno e deve davvero appellarsi al dio pallone se va al riposo sull’1-1. Gonzalo corre e combatte: è al posto giusto, al momento giusto, quando Alonso gli consegna sul suo piattone delicato il gol del pareggio. Troppo per uno che di professione fa il cannibale. In questa stagione di grazia, forse irripetibile ma chissà, perché questo Pipita non sembra avere limiti, i gol sono in tutto 27 (compresi i due in Europa League). L’argentino frantuma record uno dopo l’altro: è un attaccante modernissimo per la velocità con cui si muove. Eppure, per certi versi, antico, quasi romantico per quel gusto per il gesto tecnico, per l’amore con cui accarezza il pallone. Perché, da spietato numero 9, solo il pallone gli interessa: riceverlo tra i piedi e poi calciare in porta. Ed è unico all’antica per come perde le staffe, reagisce, si infuria. Persino con quello che lui ha definito come il secondo padre: voleva restare in campo fino all’ultimo secondo. Non è successo. Ed è esploso. Questo è Gonzalo il cannibale. Nel gol e nella rabbia. Gli ha fatto i complimenti De Laurentiis con un tweet: «Bravo Gonzalo, probabilmente sono stato da stimolo per Higuain». (Pino Taormina – Il Mattino)

«Com’è che Higuain non segna più?». E giù schede e grafici, disegnini e lavagnine, pareri degli allenatori, dei difensori che lo hanno affrontato in passato e dei difensori che sperano di non incontrarlo mai. «Com’è che Higuain non segna più?», si è domandato pure Sousa. Alla processione si è aggiunto persino De Laurentiis, lui e la storiella del mattoncino che si porta in giro. E all’improvviso, abracadabra, il Pipita torna a segnare. Non è un romanzo quello di Gonzalo Higuain. È una saga. Parlare di fine del digiuno per uno che, dal suo presidente, è stato accusato di avere un chilo e mezzo in più, sembra quasi irriverente. Eppure è così: ciao ciao astinenza. Gonzalo è tornato, ammesso che sia andato via: è tornato dopo che l’ultimo gol su azione lo ha fatto alla Lazio, mercoledì 3 febbraio. Ed è tornato come un tornado. Anche quando ha lasciato il campo e si è lasciato andare a quel calcione alla bottiglia d’acqua a testimonianza che lui sarebbe voluto restare in campo fino alla fine. E che non ha gradito. Sì, il cannibale è tornato. E anche al momento del cambio, quando ha una specie di crisi isterica e guarda in cagnesco il povero Sarri, si capisce che l’animo del guerriero è sempre lo stesso. La mano a Sarri non la dà al momento della sostituzione, la dà a Gabbiadini e basta. I due, il tecnico e l’argentino, si incrociano ma nessuno dei due dice qualcosa all’altro. Gonzalo non ha gradito, o magari ce l’aveva ancora con se stesso per il gol fallito che avrebbe potuto regalare il colpaccio al Napoli che non avrà l’ardore di qualche tempo fa, ma che in ogni caso resta ancora in corsa per lo scudetto. Non è una gemma il gol che gli fa ritrovare il sorriso per una manciata di minuti. Ma è bello, bellissimo, perché la Fiorentina aveva appena segnato il gol e quell’azione è uno schema che a Castel Volturno provano spesso. Non un gesto di polemica per la rete, non una smorfia di ripicca: nulla di nulla. Ma quello che fa è da grande campione: perché raccoglie la palla finita alle spalle di Tatarusanu e la riporta velocemente al centro del campo. Senza perdere neppure una frazione di secondo per festeggiare la rete. Come a dire: «Ma quale pareggio, voglio vincere, voglio lo scudetto». È un primo tempo di sofferenza unica, forse la prima volta in cui il Napoli va seriamente in affanno e deve davvero appellarsi al dio pallone se va al riposo sull’1-1. Gonzalo corre e combatte: è al posto giusto, al momento giusto, quando Alonso gli consegna sul suo piattone delicato il gol del pareggio. Troppo per uno che di professione fa il cannibale. In questa stagione di grazia, forse irripetibile ma chissà, perché questo Pipita non sembra avere limiti, i gol sono in tutto 27 (compresi i due in Europa League). L’argentino frantuma record uno dopo l’altro: è un attaccante modernissimo per la velocità con cui si muove. Eppure, per certi versi, antico, quasi romantico per quel gusto per il gesto tecnico, per l’amore con cui accarezza il pallone. Perché, da spietato numero 9, solo il pallone gli interessa: riceverlo tra i piedi e poi calciare in porta. Ed è unico all’antica per come perde le staffe, reagisce, si infuria. Persino con quello che lui ha definito come il secondo padre: voleva restare in campo fino all’ultimo secondo. Non è successo. Ed è esploso. Questo è Gonzalo il cannibale. Nel gol e nella rabbia. Gli ha fatto i complimenti De Laurentiis con un tweet: «Bravo Gonzalo, probabilmente sono stato da stimolo per Higuain». (Pino Taormina – Il Mattino)

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