Salerno indagato il figlio di De Luca

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Buonasera signor Del Mese, di recente le ho inviato una email nella quale, oltre a sollecitare il saldo, vi informavo che, poiché non possiamo accettare pagamenti in ritardo, di rivolgervi altrove se le vostre intenzioni sono quelle; non avendo ricevuto nessuna risposta, ho supposto che le vostre intenzioni sono quelle di rivolgervi altrove. Mi ha sorpreso ricevere la email del signor De Luca Piero per una nuova prenotazione, indipendentemente dalla impossibilità di poter soddisfare la richiesta del signor De Luca in quanto non ci sono posti al rientro, mi chiedo e vi chiedo quali sono le vostre intenzioni per potermi regolare in futuro, ma ribadisco che non possiamo accettare pagamenti in ritardo. Resto in attesa di vostre notizie per poter procedere con il signor De Luca, e attendo il saldo». «Non ho avuto modo di organizzarmi diversamente, domani avrà il saldo di marzo e se vuole mi farebbe cosa gradita continuare fino al 30 aprile, altrimenti mi farà sapere e non ci sono problemi».  È il 7 aprile 2010: lo scambio di mail avviene tra la responsabile dell’agenzia viaggi Curiosando dall’oblò e Mario Del Mese. Una mail che i militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza mettono agli atti del fascicolo sulla Ifil per dimostrare la loro tesi: bancarotta fraudolenta. Lo stesso capo di imputazione contestato con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari al primogenito del governato della Campania, a Mario Del Mese, Luigi Avino, Emilio Ferraro, Vincenzo Lamberti; quindi Giuseppe jr Amato, nipote del cavaliere Amato, patron dell’omonimo pastificio, e la moglie Marianna Gatto; infine la moglie di Del Mese, Valentina Lamberti. Carte che sono confluite anche nell’inchiesta su piazza della Libertà perché gli inquirenti ritengono che ci sia una «triangolazione di affari (Esa, fatture Ifil e Piero De Luca)» che coinvolgerebbe anche l’attuale governatore della Campania. L’ipotesi è semplice per la Procura: «le prestazioni di consulenza Ifil sono inesistenti, il denaro ricevuto da De Luca jr e trasferito su conti esteri non ha alcuna giustificazione, e la velocizzazione delle pratiche amministrative trova così giustificazione». Di qui anche i pagamenti di biglietti per viaggi fatti da diversi funzionari del Comune. Biglietti che, stranamente, venivano pagati dalla Ifil. In contanti. Vaoucher emessi prima dalla Amavebo e poi alla Curiosando dall’oblò, in quest’ultimo caso i finanzieri sottolineano come sia anomalo che il Comune di Salerno si rivolga ad un’agenzia di viaggi di Pontecagnano.

Buonasera signor Del Mese, di recente le ho inviato una email nella quale, oltre a sollecitare il saldo, vi informavo che, poiché non possiamo accettare pagamenti in ritardo, di rivolgervi altrove se le vostre intenzioni sono quelle; non avendo ricevuto nessuna risposta, ho supposto che le vostre intenzioni sono quelle di rivolgervi altrove. Mi ha sorpreso ricevere la email del signor De Luca Piero per una nuova prenotazione, indipendentemente dalla impossibilità di poter soddisfare la richiesta del signor De Luca in quanto non ci sono posti al rientro, mi chiedo e vi chiedo quali sono le vostre intenzioni per potermi regolare in futuro, ma ribadisco che non possiamo accettare pagamenti in ritardo. Resto in attesa di vostre notizie per poter procedere con il signor De Luca, e attendo il saldo». «Non ho avuto modo di organizzarmi diversamente, domani avrà il saldo di marzo e se vuole mi farebbe cosa gradita continuare fino al 30 aprile, altrimenti mi farà sapere e non ci sono problemi».  È il 7 aprile 2010: lo scambio di mail avviene tra la responsabile dell’agenzia viaggi Curiosando dall’oblò e Mario Del Mese. Una mail che i militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza mettono agli atti del fascicolo sulla Ifil per dimostrare la loro tesi: bancarotta fraudolenta. Lo stesso capo di imputazione contestato con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari al primogenito del governato della Campania, a Mario Del Mese, Luigi Avino, Emilio Ferraro, Vincenzo Lamberti; quindi Giuseppe jr Amato, nipote del cavaliere Amato, patron dell’omonimo pastificio, e la moglie Marianna Gatto; infine la moglie di Del Mese, Valentina Lamberti. Carte che sono confluite anche nell’inchiesta su piazza della Libertà perché gli inquirenti ritengono che ci sia una «triangolazione di affari (Esa, fatture Ifil e Piero De Luca)» che coinvolgerebbe anche l’attuale governatore della Campania. L’ipotesi è semplice per la Procura: «le prestazioni di consulenza Ifil sono inesistenti, il denaro ricevuto da De Luca jr e trasferito su conti esteri non ha alcuna giustificazione, e la velocizzazione delle pratiche amministrative trova così giustificazione». Di qui anche i pagamenti di biglietti per viaggi fatti da diversi funzionari del Comune. Biglietti che, stranamente, venivano pagati dalla Ifil. In contanti. Vaoucher emessi prima dalla Amavebo e poi alla Curiosando dall’oblò, in quest’ultimo caso i finanzieri sottolineano come sia anomalo che il Comune di Salerno si rivolga ad un’agenzia di viaggi di Pontecagnano.