Umberto Eco ovvero, Il mondo arcano della semiotica, poche parole di Laura Franco

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Un articolo da leggere tutto di un fiato dalla professoressa universitaria e scrittrice Laura Franco per Positanonews . Grazie

Il mondo arcano della semiotica, queste parole del New York Times mi hanno catapultata negli anni settanta, quando mi affacciai alle meraviglie della linguistica e della semiotica e d’un tratto mi sono sentita giovanissima, fresca, pronta a leggere, scoprire, imparare,  ho sentito tutta la vita davanti.

Ma avevo letto solo le prime parole, ma -esattamente come nelle frasi latine, anche in inglese- il verbo arriva solo alla fine. Alla fine della frase, dei ricordi, della vita… died è morto.

Ecco l’incipit del NYT: Umberto Eco, uno studioso italiano nell’arcano campo della semiotica, che divenne autore di best-seller, uno per tutti Il nome della rosa, romanzo misterioso e medievale di grande successo… ecco che solo ora dopo tante parole ci arriva l’informazione, il concetto, il ‘sema’ della frase dell’articolo della vita: è morto, venerdì in Italia.

Ho visto Umberto Eco da vicino l’ultima volta all’Accademia dei Lincei: e intendo proprio da vicino perché siamo entrati nello stesso ascensore. Un ascensore che ha pareti di vetro e si muove in una tromba anch’essa di vetro. Man mano che l’ascensore — ascendeva ho assistito al suo felice stupore nel vedere il panorama allargarsi dall’acciottolato all’Orto Botanico, alla collina del Gianicolo.

Poi io mi sono seduta al tavolo degli spettatori e lui al tavolo degli oratori, e ora riaffiorano alcune sue parole, qualche concetto sopravvissuto nella mia mente.

Parlava da par suo dell’Ars oblivionalis: l’arte di dimenticare. La necessità contemporanea ma non recente di un metodo per ridurre l’eccesso di informazione. E fece un uso elegantissimo di ‘ricco’ e ‘povero’.

Internet –disse- offre tantissime informazioni a chi è ricco (di cultura e competenze) e sa scegliere tra le migliaia di risposte offerte da google. Internet è utilissima per persone ‘ricche’ (come me disse Eco)  e disastrosa per i ‘poveri’ di spirito, conoscenza, discernimento. 

Le notizie importanti sono seppelllite nel contesto di troppe altre notizie. Diritti e meriti della dimenticanza come molla per la vita di una cultura e della nostra vita personale. Cultura come sistema per ridurre l’eccesso di informazione… e qui faccio un corto circuito con l’intenzione di Barack Obama di equiparare  l’apprendimento del ‘coding’ all’apprendimento di una lingua naturale.

Ma ancora, disse quel giorno Eco: Come uscire dai danni della perdita della memoria e non aggiungere anche quelli della dimenticanza? Ingenuamente si crede che la cultura serva per conservare l’informazione, e trovandoci nell’incapacità di capire che cosa ricordare, scopriremo la nuova arte della memoria e della dimenticanza?   Riusciremo dopo avere dimenticato il dimenticabile, e dopo aver filtrato il filtrabile, a trovare il gusto della memoria? Provando e riprovando ci arriveremo.

E intanto oggi ringrazio Umberto Eco per il suo ininterrotto impegno ad assorbire informazioni e trasformarle in messaggi capaci di arricchire chi li riceve.

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

Umberto Eco, an Italian scholar in the arcane field of semiotics who became the author of best-selling novels, notably the blockbuster medieval mystery “The Name of the Rose,” died on Friday in Italy. He was 84.

Barack Obama “We live in a time of extraordinary change,” President Obama explained in his weekly address, “change that’s affecting the way we live and the way we work. New technology replaces any job where work can be automated.  Workers need more skills to get ahead.  These changes aren’t new, and they’re only going to accelerate.  So the question we have to ask ourselves is, ‘How can we make sure everyone has a fair shot at success in this new economy?’” The answer, according to the President, is coding and computer science education.

Un articolo da leggere tutto di un fiato dalla professoressa universitaria e scrittrice Laura Franco per Positanonews . Grazie

Il mondo arcano della semiotica, queste parole del New York Times mi hanno catapultata negli anni settanta, quando mi affacciai alle meraviglie della linguistica e della semiotica e d’un tratto mi sono sentita giovanissima, fresca, pronta a leggere, scoprire, imparare,  ho sentito tutta la vita davanti.

Ma avevo letto solo le prime parole, ma -esattamente come nelle frasi latine, anche in inglese- il verbo arriva solo alla fine. Alla fine della frase, dei ricordi, della vita… died è morto.

Ecco l’incipit del NYT: Umberto Eco, uno studioso italiano nell’arcano campo della semiotica, che divenne autore di best-seller, uno per tutti Il nome della rosa, romanzo misterioso e medievale di grande successo… ecco che solo ora dopo tante parole ci arriva l’informazione, il concetto, il ‘sema’ della frase dell’articolo della vita: è morto, venerdì in Italia.

Ho visto Umberto Eco da vicino l’ultima volta all’Accademia dei Lincei: e intendo proprio da vicino perché siamo entrati nello stesso ascensore. Un ascensore che ha pareti di vetro e si muove in una tromba anch’essa di vetro. Man mano che l’ascensore — ascendeva ho assistito al suo felice stupore nel vedere il panorama allargarsi dall’acciottolato all’Orto Botanico, alla collina del Gianicolo.

Poi io mi sono seduta al tavolo degli spettatori e lui al tavolo degli oratori, e ora riaffiorano alcune sue parole, qualche concetto sopravvissuto nella mia mente.

Parlava da par suo dell’Ars oblivionalis: l’arte di dimenticare. La necessità contemporanea ma non recente di un metodo per ridurre l’eccesso di informazione. E fece un uso elegantissimo di ‘ricco’ e ‘povero’.

Internet –disse- offre tantissime informazioni a chi è ricco (di cultura e competenze) e sa scegliere tra le migliaia di risposte offerte da google. Internet è utilissima per persone ‘ricche’ (come me disse Eco)  e disastrosa per i ‘poveri’ di spirito, conoscenza, discernimento. 

Le notizie importanti sono seppelllite nel contesto di troppe altre notizie. Diritti e meriti della dimenticanza come molla per la vita di una cultura e della nostra vita personale. Cultura come sistema per ridurre l’eccesso di informazione… e qui faccio un corto circuito con l’intenzione di Barack Obama di equiparare  l’apprendimento del ‘coding’ all’apprendimento di una lingua naturale.

Ma ancora, disse quel giorno Eco: Come uscire dai danni della perdita della memoria e non aggiungere anche quelli della dimenticanza? Ingenuamente si crede che la cultura serva per conservare l’informazione, e trovandoci nell’incapacità di capire che cosa ricordare, scopriremo la nuova arte della memoria e della dimenticanza?   Riusciremo dopo avere dimenticato il dimenticabile, e dopo aver filtrato il filtrabile, a trovare il gusto della memoria? Provando e riprovando ci arriveremo.

E intanto oggi ringrazio Umberto Eco per il suo ininterrotto impegno ad assorbire informazioni e trasformarle in messaggi capaci di arricchire chi li riceve.

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

Umberto Eco, an Italian scholar in the arcane field of semiotics who became the author of best-selling novels, notably the blockbuster medieval mystery “The Name of the Rose,” died on Friday in Italy. He was 84.

Barack Obama “We live in a time of extraordinary change,” President Obama explained in his weekly address, “change that’s affecting the way we live and the way we work. New technology replaces any job where work can be automated.  Workers need more skills to get ahead.  These changes aren’t new, and they’re only going to accelerate.  So the question we have to ask ourselves is, ‘How can we make sure everyone has a fair shot at success in this new economy?’” The answer, according to the President, is coding and computer science education.