Sorrento Castellammare e Agerola truffa Siae, cinque rinvii a giudizio due condanne ed un patteggiamento

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Sorrento truffa Siae: Si è conclusa l’udienza preliminare per le accuse, del gruppo che avrebbe fatto di tutto per fare evadere la tassa ai locali “amici” nella zona della Penisoa sorrentina Castellamare di Stabia e Agerola , truccando i borderò delle serate in modo che le canzoni risultassero diverse da quelle reali.I verdetti sono state due condanne lievi,ed un patteggiamento.Due condanne brevi agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 4 mesi per Alfonso Pepe 61 anni, 10 mesi per Eduardo Martone 48 anni di sorrento. Enrico Saggese invece ha pattegiato. Questa è la decisione presa dal gup Giovanni de Angelis del tribunale di Torre Annunziata contro il gruppo che avrebbe truffato la Siae nell’area stabiese e in Penisola Sorrentina. Corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso ideologico e rivelazione del segreto d’ufficio sono le accuse contestate a vario titolo alle persone coinvolte nel primo filone della maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza della tenenza di Massa Lubrense e del gruppo di Torre Annunziata. In 8 furono incastrati dalle indagini dei militari delle fiamme gialle diretti dal tenente Nunzio Difonzo e dal colonnello Carmine Virno, e coordinati dal pm Silvio Pavia della Procura oplontina.Hanno scelto il rito ordinario e affronteranno il processo dinanzi al collegio della seconda sezione penale gli ex accertatori dell’ufficio Siae di Castellammare di Stabia (ormai chiuso da tempo) Aniello Acanfora e Aniello Ilardo, nonché Gianluca Ilardo (ex mandatario e figlio di quest’ultimo), Alberto Somma (altro ex accertatore Siae di Piano di Sorrento) e Giuseppe Angelo Di Pietro, dipendente di un albergo di Sant’Agnello. Il giudice per l’udienza preliminare, invece, ha già emesso sentenza di primo grado contro i due imputati che hanno scelto il rito abbreviato, concedendo loro un processo breve e con lo sconto di un terzo sulla pena finale, condannando a 10 mesi Eduardo Martone, volto noto della movida di Sorrento e a 4 mesi Alfonso Pepe, funzionario Siae di Pagani, mentre Enrico Saggese (di Pimonte) ha patteggiato una pena di 6 mesi.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli Ilardo, Acanfora e Somma avrebbero ideato una truffa che permetteva loro di incassare «mazzette» direttamente da musicisti e dj della zona per evitare di pagare i diritti d’autore, coinvolgendo anche albergatori e ristoratori compiacenti. Un giro d’affari che, negli anni, avrebbe fruttato un vero e proprio «tesoretto» agli ex accertatori e mandatari della Siae, calcolato in circa 2 milioni di euro dalle fiamme gialle che, al momento della notifica delle misure cautelari, sequestrarono beni immobili e conti correnti a «sei zeri», poi dissequestrati successivamente. Dalla base stabiese, la presunta truffa si sarebbe allargata ai locali dell’area dei Monti Lattari, fino alla movida della Penisola Sorrentina, dove è esplosa ed ha spinto i finanzieri ad indagare. In pratica, l’evasione del pagamento della Siae avveniva in diversi modi: in alcuni casi i diritti d’autore venivano pagati ad artisti semisconosciuti truccando i borderò delle serate; altre volte, le serate danzanti erano registrate sotto categorie differenti, così da praticare sconti per musicisti e locali; in altri casi, poi, erano gli stessi referenti della Siae ad informare i titolari dei locali delle imminenti visite degli ispettori inviati dalla sede centrale. Il secondo filone dell’inchiesta, invece, ha visto il coinvolgimento di 46 titolari di ristoranti, alberghi, bar e lidi balneari indagati per violazione del diritto d’autore poiché non avrebbero controllato se era stato versato il contributo alla Siae. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, cerimonie private come battesimi, comunioni e matrimoni, ma anche eventi musicali, concerti e serate in discoteca venivano organizzati senza il rilascio del «permessino» Siae, comportando una sanzione amministrativa e anche una conseguente violazione penale. I finanzieri avrebbero accertato i fatti in 43 tra ristoranti, alberghi, bar e lidi balneari che sorgono tra i Comuni di Castellammare di Stabia, Lettere, Pimonte, Gragnano, Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Agerola, Sorrento, Vico Equense e Sant’Agnello.

 

Sorrento truffa Siae: Si è conclusa l'udienza preliminare per le accuse, del gruppo che avrebbe fatto di tutto per fare evadere la tassa ai locali "amici" nella zona della Penisoa sorrentina Castellamare di Stabia e Agerola , truccando i borderò delle serate in modo che le canzoni risultassero diverse da quelle reali.I verdetti sono state due condanne lievi,ed un patteggiamento.Due condanne brevi agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 4 mesi per Alfonso Pepe 61 anni, 10 mesi per Eduardo Martone 48 anni di sorrento. Enrico Saggese invece ha pattegiato. Questa è la decisione presa dal gup Giovanni de Angelis del tribunale di Torre Annunziata contro il gruppo che avrebbe truffato la Siae nell'area stabiese e in Penisola Sorrentina. Corruzione, peculato, abuso d'ufficio, falso ideologico e rivelazione del segreto d'ufficio sono le accuse contestate a vario titolo alle persone coinvolte nel primo filone della maxi inchiesta condotta dalla guardia di finanza della tenenza di Massa Lubrense e del gruppo di Torre Annunziata. In 8 furono incastrati dalle indagini dei militari delle fiamme gialle diretti dal tenente Nunzio Difonzo e dal colonnello Carmine Virno, e coordinati dal pm Silvio Pavia della Procura oplontina.Hanno scelto il rito ordinario e affronteranno il processo dinanzi al collegio della seconda sezione penale gli ex accertatori dell'ufficio Siae di Castellammare di Stabia (ormai chiuso da tempo) Aniello Acanfora e Aniello Ilardo, nonché Gianluca Ilardo (ex mandatario e figlio di quest'ultimo), Alberto Somma (altro ex accertatore Siae di Piano di Sorrento) e Giuseppe Angelo Di Pietro, dipendente di un albergo di Sant'Agnello. Il giudice per l'udienza preliminare, invece, ha già emesso sentenza di primo grado contro i due imputati che hanno scelto il rito abbreviato, concedendo loro un processo breve e con lo sconto di un terzo sulla pena finale, condannando a 10 mesi Eduardo Martone, volto noto della movida di Sorrento e a 4 mesi Alfonso Pepe, funzionario Siae di Pagani, mentre Enrico Saggese (di Pimonte) ha patteggiato una pena di 6 mesi.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli Ilardo, Acanfora e Somma avrebbero ideato una truffa che permetteva loro di incassare «mazzette» direttamente da musicisti e dj della zona per evitare di pagare i diritti d'autore, coinvolgendo anche albergatori e ristoratori compiacenti. Un giro d'affari che, negli anni, avrebbe fruttato un vero e proprio «tesoretto» agli ex accertatori e mandatari della Siae, calcolato in circa 2 milioni di euro dalle fiamme gialle che, al momento della notifica delle misure cautelari, sequestrarono beni immobili e conti correnti a «sei zeri», poi dissequestrati successivamente. Dalla base stabiese, la presunta truffa si sarebbe allargata ai locali dell'area dei Monti Lattari, fino alla movida della Penisola Sorrentina, dove è esplosa ed ha spinto i finanzieri ad indagare. In pratica, l'evasione del pagamento della Siae avveniva in diversi modi: in alcuni casi i diritti d'autore venivano pagati ad artisti semisconosciuti truccando i borderò delle serate; altre volte, le serate danzanti erano registrate sotto categorie differenti, così da praticare sconti per musicisti e locali; in altri casi, poi, erano gli stessi referenti della Siae ad informare i titolari dei locali delle imminenti visite degli ispettori inviati dalla sede centrale. Il secondo filone dell'inchiesta, invece, ha visto il coinvolgimento di 46 titolari di ristoranti, alberghi, bar e lidi balneari indagati per violazione del diritto d'autore poiché non avrebbero controllato se era stato versato il contributo alla Siae. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, cerimonie private come battesimi, comunioni e matrimoni, ma anche eventi musicali, concerti e serate in discoteca venivano organizzati senza il rilascio del «permessino» Siae, comportando una sanzione amministrativa e anche una conseguente violazione penale. I finanzieri avrebbero accertato i fatti in 43 tra ristoranti, alberghi, bar e lidi balneari che sorgono tra i Comuni di Castellammare di Stabia, Lettere, Pimonte, Gragnano, Sant'Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Agerola, Sorrento, Vico Equense e Sant'Agnello.