Esposito i fratelli degli appalti

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Gli imprenditori Enrico ed Armando Esposito, a parere dei magistrati salernitani, hanno continuato ad amministrare la Esa Costruzioni senza soluzione di continuità anche nel periodo in cui amministratore della Esa risultava Gilberto Belcore. Imprenditori, secondo la Procura, in una stretta «colleganza politico amministrativa» ai quali va ascritto un ruolo di primo piano nella commissione delle condotte ritenute delittuose nell’inchiesta su piazza Libertà. E i pm Antonio Cantarella e Guglielmo Valenti, nel tratteggiare la figura degli Esposito, usano il termine «pericolosità sociale» tanto da ipotizzare che «Esa si sarebbe rivolta ad un sottosegretario per premere su Salerno». L’alto funzionario avrebbe accreditato i fratelli Esposito nell’ambiente salernitano e la prima occasione per manifestare la disponibilità degli stessi a lavorare è stata proprio la costruzione di Piazza della Libertà. E i legami con politici ed organi amministrativi salernitani si sono evinti da una serie di intercettazioni.Ma i fratelli Esposito avevano stretti rapporti anche con Mario Del Mese «soggetto molto accreditato in Comune» che avrebbe emesso con la sua Ifil & Consulting srl oltre 900mila euro di fatture per «inesistenti consulenze» (come affermano i pm) al fine di giustificare la consegna, da parte della Esa costruzioni generali, delle corrispondenti somme di denaro. Inoltre i finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno riferito sui rapporti tra i fratelli Esposito e gli organi del Comune offrendo un’utile chiave di lettura sulla genesi degli appalti sia nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori: per i magistrati sarebbero state riconosciute agli appaltatori spettanze non dovute e la dolosa omissione dei controlli sul regolare incedere dei lavori per un’opera considerata obiettivo prioritario dell’amministrazione comunale salernitana targata De Luca. Le indagini, attraverso le intercettazioni telefoniche, hanno dimostrato anche consolidati rapporti tra Enrico Esposito e l’assessore al Bilancio, Alfonso Buonaiuto.E gli inquirenti hanno messo agli atti la disponibilità per un soggiorno presso una struttura alberghiera ad Acciaroli. In breve Buonaiuto, il 28 aprile 2012, chiede ad Esposito un soggiorno tra il 4 e il 6 maggio per la sua famiglia composta da cinque persone. E in serata Enrico contatto il fratello Luigi per chiedergli se alla Pineta c’erano posti liberi e alla risposta positiva chiede al fratello di «praticare a Buonaiuto un trattamento di favore». Alla fine Enrico Esposito comunica a colei che si occupa delle prenotazioni in albergo che avrebbe provveduto lui a sostenere le spese spiegando anche le modalità con cui pagare il conto (attraverso la Società italiana giochi srl). Quando i due parlano della vacanza, alla titubanza di Buonaiuto per il prezzo, Esposito lo invita a partire per la vacanza con un semplice «vai» facendo capire che non era opportuno dilungarsi in simili argomenti a telefono «Alfò non fare tanti processi a telefono». Poco prima dell’arrivo di Buonaiuto ad Acciaroli, Enrico Esposito chiama in albergo e si informa sulla spesa (484,00 euro) che dovra essere fatturata con la dicitura «viaggio pomozionale» raccomandando alla segretaria di riferire a Buonaiuto, al termine della vacanza, che «è tutto a posto» facendo però intuire all’assessore chi avesse provveduto alla spesa. Ma c’è anche l’interessamento, da parte di Enrico, della quotazione di un ombrellone richiesto da Ferdinando Argentino, all’epoca amministratore delegato della Salerno Energia Holding spa. Ma l’esistenza di stretti e privilegiati rapporti tra gli Esposito e gli organi comunali sarebbero ulteriormente confermati – a parere degli inquirenti – da una conversazione telefonica (ottobre 2012) tra un funzionario dell’Unicredit Factoring ed Armando Esposito: interessante, per la pubblica accusa, quando il bancario chiede all’imprenditore «una mano nel vostro interesse» dopo aver premesso che il «Comune di Salerno sta facendo un poco il biricchino… nel sendo che paga solo voi» e non altre aziende che stavano effettuando lavori per l’ente locale.I fratelli Esposito hanno anche rapporti privilegiati con la direzione dei lavori tanto che in una conversazione intercettata tra Armando e l’ingegnere Paolo Baia, oltre a parlare della preoccupazione che hanno entrambi dell’inchiesta su piazza della Libertà, discutono anche sulla posssibile apertura di una sede in Qatar a Doha. Ma la spregiudicatezza dei fratelli Esposito si evince anche dal fatto che quando il gruppo Esa fu colpito da interdittiva antimafia, i due fratelli cercarono immediatamente di ricorrere a rimedi extra-istituzionali.Al riguardo i finanzieri hanno riferito che, dopo che la notizia del provvedimento si era diffusa, Armando Esposito chiamò Salvatore Pugliese, suo amico avellinese, per comunicarglielo e chiedendo un appuntamento con il dottor Blasco «per accelerare ed avere subito dalla prefettura, se no questi ci fanno schiattare in corpo per avere le carte…», dice Armando Esposito in un’intercettazione che è agli atti.E ci sono una serie di altre intercettazioni, alcune con in un linguaggio chiaramente criptico, che fanno presupporre come sia vitale incontrare il funzionario che i finanzieri identificano con il prefetto di Benevento Ennio Blasco, già prefetto di Avellino. Una serie di elementi investigativi, raccolti durante le indagini, avrebbero dimostrato come i fratelli Esposito oltre ad essere inseriti in modo stabile nel settore degli appalti di opere pubbliche, siano in stretto collegamento con organi istituzionali in modo da «potenziare il loro grado di infiltrazione in tale sistema». A riguardo, nella miriade di documenti raccolti, c’è una conversazione tra i fratelli sui lavori appaltati al consorzio Tekton ed affidati al gruppo Esa per la realizzazione del viadotto Grancano. Alla prospettazione di Armando sui margini di utile, Enrico chiede se sia possibile ricorrere ad «espedienti utili a far aumentare i profitti magari con riserve, ribassi, varianti». Ed Armando risponde: già stiamo facendo tre variantucce. L’obiettivo è prendere tra i 400 e i 500mila euro». Per gli Esposito, quindi, il modo per incrementare il proprio guadagno è attraverso le varianti come avvenuto negli appalti oggetto dell’inchiesta su piazza della Libertà.E i magistrati hanno ricordato, anche nell’attuale inchiesta, che nello svolgimento dei lavori appaltati gli Esposito – attraverso ditte riferibili a soggetti condannati per associazione di stampo mafioso o per gravi reati o interdittive – avrebbero posto in essere un traffico illecito di rifiuti (processo in corso) costituiti dagli inerti provenienti dall’attività di demolizione del pastificio Amato nel cantiere di Piazza della Libertà. Per i magistrati è il «modo di fare impresa» caratterizzato da «condotte illecite, dalla prossimità ad ambienti criminali e dalla vicinanza ad ambienti politici». Quindi sarebbe irragionevole ritenere che «imprenditori spregiudicati quali gli Esposito possano farsi scoraggiare dal fatto che una delle loro società sia stata eliminata dal mercato in quanto sarebbero in grado di costituire un sistema di scatole cinesi per il proseguimento delle loro attività. La tendenza ad utilizzare un reticolo societario per gestire i propri interessi crea il fondato pericolo che gli stessi Esposito possano direttamente agire dietro lo schermo di sogetti compiacenti». Angela Trocini , Il Mattino 

Gli imprenditori Enrico ed Armando Esposito, a parere dei magistrati salernitani, hanno continuato ad amministrare la Esa Costruzioni senza soluzione di continuità anche nel periodo in cui amministratore della Esa risultava Gilberto Belcore. Imprenditori, secondo la Procura, in una stretta «colleganza politico amministrativa» ai quali va ascritto un ruolo di primo piano nella commissione delle condotte ritenute delittuose nell'inchiesta su piazza Libertà. E i pm Antonio Cantarella e Guglielmo Valenti, nel tratteggiare la figura degli Esposito, usano il termine «pericolosità sociale» tanto da ipotizzare che «Esa si sarebbe rivolta ad un sottosegretario per premere su Salerno». L'alto funzionario avrebbe accreditato i fratelli Esposito nell'ambiente salernitano e la prima occasione per manifestare la disponibilità degli stessi a lavorare è stata proprio la costruzione di Piazza della Libertà. E i legami con politici ed organi amministrativi salernitani si sono evinti da una serie di intercettazioni.Ma i fratelli Esposito avevano stretti rapporti anche con Mario Del Mese «soggetto molto accreditato in Comune» che avrebbe emesso con la sua Ifil & Consulting srl oltre 900mila euro di fatture per «inesistenti consulenze» (come affermano i pm) al fine di giustificare la consegna, da parte della Esa costruzioni generali, delle corrispondenti somme di denaro. Inoltre i finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno riferito sui rapporti tra i fratelli Esposito e gli organi del Comune offrendo un'utile chiave di lettura sulla genesi degli appalti sia nell'esecuzione e contabilizzazione dei lavori: per i magistrati sarebbero state riconosciute agli appaltatori spettanze non dovute e la dolosa omissione dei controlli sul regolare incedere dei lavori per un'opera considerata obiettivo prioritario dell'amministrazione comunale salernitana targata De Luca. Le indagini, attraverso le intercettazioni telefoniche, hanno dimostrato anche consolidati rapporti tra Enrico Esposito e l'assessore al Bilancio, Alfonso Buonaiuto.E gli inquirenti hanno messo agli atti la disponibilità per un soggiorno presso una struttura alberghiera ad Acciaroli. In breve Buonaiuto, il 28 aprile 2012, chiede ad Esposito un soggiorno tra il 4 e il 6 maggio per la sua famiglia composta da cinque persone. E in serata Enrico contatto il fratello Luigi per chiedergli se alla Pineta c'erano posti liberi e alla risposta positiva chiede al fratello di «praticare a Buonaiuto un trattamento di favore». Alla fine Enrico Esposito comunica a colei che si occupa delle prenotazioni in albergo che avrebbe provveduto lui a sostenere le spese spiegando anche le modalità con cui pagare il conto (attraverso la Società italiana giochi srl). Quando i due parlano della vacanza, alla titubanza di Buonaiuto per il prezzo, Esposito lo invita a partire per la vacanza con un semplice «vai» facendo capire che non era opportuno dilungarsi in simili argomenti a telefono «Alfò non fare tanti processi a telefono». Poco prima dell'arrivo di Buonaiuto ad Acciaroli, Enrico Esposito chiama in albergo e si informa sulla spesa (484,00 euro) che dovra essere fatturata con la dicitura «viaggio pomozionale» raccomandando alla segretaria di riferire a Buonaiuto, al termine della vacanza, che «è tutto a posto» facendo però intuire all'assessore chi avesse provveduto alla spesa. Ma c'è anche l'interessamento, da parte di Enrico, della quotazione di un ombrellone richiesto da Ferdinando Argentino, all'epoca amministratore delegato della Salerno Energia Holding spa. Ma l'esistenza di stretti e privilegiati rapporti tra gli Esposito e gli organi comunali sarebbero ulteriormente confermati – a parere degli inquirenti – da una conversazione telefonica (ottobre 2012) tra un funzionario dell'Unicredit Factoring ed Armando Esposito: interessante, per la pubblica accusa, quando il bancario chiede all'imprenditore «una mano nel vostro interesse» dopo aver premesso che il «Comune di Salerno sta facendo un poco il biricchino… nel sendo che paga solo voi» e non altre aziende che stavano effettuando lavori per l'ente locale.I fratelli Esposito hanno anche rapporti privilegiati con la direzione dei lavori tanto che in una conversazione intercettata tra Armando e l'ingegnere Paolo Baia, oltre a parlare della preoccupazione che hanno entrambi dell'inchiesta su piazza della Libertà, discutono anche sulla posssibile apertura di una sede in Qatar a Doha. Ma la spregiudicatezza dei fratelli Esposito si evince anche dal fatto che quando il gruppo Esa fu colpito da interdittiva antimafia, i due fratelli cercarono immediatamente di ricorrere a rimedi extra-istituzionali.Al riguardo i finanzieri hanno riferito che, dopo che la notizia del provvedimento si era diffusa, Armando Esposito chiamò Salvatore Pugliese, suo amico avellinese, per comunicarglielo e chiedendo un appuntamento con il dottor Blasco «per accelerare ed avere subito dalla prefettura, se no questi ci fanno schiattare in corpo per avere le carte…», dice Armando Esposito in un'intercettazione che è agli atti.E ci sono una serie di altre intercettazioni, alcune con in un linguaggio chiaramente criptico, che fanno presupporre come sia vitale incontrare il funzionario che i finanzieri identificano con il prefetto di Benevento Ennio Blasco, già prefetto di Avellino. Una serie di elementi investigativi, raccolti durante le indagini, avrebbero dimostrato come i fratelli Esposito oltre ad essere inseriti in modo stabile nel settore degli appalti di opere pubbliche, siano in stretto collegamento con organi istituzionali in modo da «potenziare il loro grado di infiltrazione in tale sistema». A riguardo, nella miriade di documenti raccolti, c'è una conversazione tra i fratelli sui lavori appaltati al consorzio Tekton ed affidati al gruppo Esa per la realizzazione del viadotto Grancano. Alla prospettazione di Armando sui margini di utile, Enrico chiede se sia possibile ricorrere ad «espedienti utili a far aumentare i profitti magari con riserve, ribassi, varianti». Ed Armando risponde: già stiamo facendo tre variantucce. L'obiettivo è prendere tra i 400 e i 500mila euro». Per gli Esposito, quindi, il modo per incrementare il proprio guadagno è attraverso le varianti come avvenuto negli appalti oggetto dell'inchiesta su piazza della Libertà.E i magistrati hanno ricordato, anche nell'attuale inchiesta, che nello svolgimento dei lavori appaltati gli Esposito – attraverso ditte riferibili a soggetti condannati per associazione di stampo mafioso o per gravi reati o interdittive – avrebbero posto in essere un traffico illecito di rifiuti (processo in corso) costituiti dagli inerti provenienti dall'attività di demolizione del pastificio Amato nel cantiere di Piazza della Libertà. Per i magistrati è il «modo di fare impresa» caratterizzato da «condotte illecite, dalla prossimità ad ambienti criminali e dalla vicinanza ad ambienti politici». Quindi sarebbe irragionevole ritenere che «imprenditori spregiudicati quali gli Esposito possano farsi scoraggiare dal fatto che una delle loro società sia stata eliminata dal mercato in quanto sarebbero in grado di costituire un sistema di scatole cinesi per il proseguimento delle loro attività. La tendenza ad utilizzare un reticolo societario per gestire i propri interessi crea il fondato pericolo che gli stessi Esposito possano direttamente agire dietro lo schermo di sogetti compiacenti». Angela Trocini , Il Mattino