Salerno. 16enne accoltellato in classe alla gola e al torace. L’aggressore è un coetaneo, arrestato per tentato omicidio

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Salerno. Tra i due non scorreva buon sangue. Lo sapevano tutti a scuola. I motivi? Vecchi rancori, affermano sommariamente gli inquirenti, per quanto vecchi possano essere i rancori di due adolescenti. Legati a cosa, non si sa. Eppure a far degenerare la situazione, ieri mattina, all’interno dell’istituto “Genovesi”, è stato un ombrello che il 16enne successivamente accoltellato ha rotto a chi poi, esasperato dagli sfottò che a quanto pare andavano avanti da giorni, dopo un pugno ricevuto nel corridoio ha cacciato dalla tasca un coltellino e ha colpito il suo “competitor” più volte, alla gola – rischiando di tranciargli la carotide – e al torace, mancando di pochi millimetri il cuore. Ovviamente l’ombrello rotto è stata solo la miccia che ha acceso l’incendio; è evidente che i due avevano dei conti in sospeso, perlomeno dall’inizio dell’anno scolastico da quando, cioè, a detta di alcuni amici, sono cominciate le schermaglie, ieri conclusesi nel peggiore dei modi. Ma andiamo per ordine, cercando di ricostruire una mattinata di follia vissuta tra i banchi di scuola. Sono da poco passate le dieci quando alcuni degli studenti del Tecnico commerciale di via Principessa Sichelgaita si ritrovano in un laboratorio per una lezione “alternativa” prevista dall’autogestione in atto nella scuola. Tra di loro ci sono anche Carmine, originario di Ogliara, e Giovanni, residente a Pontecagnano, i protagonisti di questa brutta storia: tra i due nasce un alterco e, come spesso succede tra ragazzi, i due decidono di incontrarsi lontano dai compagni per affrontarsi fisicamente e dirimere nel più degradante dei modi la questione: con le mani. Il primo a colpire pare sia stato Carmine che sferra un pugno sul volto di Giovanni; questi cade a terra e, nel rialzarsi, compie un gesto che, in un attimo, gli rovina la vita per sempre: caccia dalla tasca un coltellino da pesca con una lama di sei centimetri e, con in mano l’arma, si lancia addosso al compagno, sferrandogli due fendenti. Carmine comincia a sanguinare, dal collo e dal petto, comincia a correre in cerca di aiuto lasciando una macabra striscia rossa per terra. Arriva in vicepresidenza e lì, tra le braccia della professoressa Di Maio crolla. Poi è una lotta contro il tempo: l’arrivo dell’ambulanza e la corsa a sirene spiegate verso l’ospedale dove il ragazzo arriva in codice rosso. Viene sottoposto a un delicato intervento mentre il suo aggressore viene posto in stato di fermo dagli agenti della Squadra Mobile arrivati a scuola per effettuare i dovuti rilievi del caso. Nelle loro perlustrazioni, gli agenti diretti dal vice questore aggiunto Tommaso Niglio trovano, nel cortile della scuola, l’arma, probabilmente gettata dalla finestra da Giovanni dopo i fendenti. La posizione del ragazzino – nel frattempo trasportato anch’egli all’ospedale di via San Leonardo per delle ferite al volto probabilmente riportate durante la colluttazione che ha preceduto l’accoltellamento – si aggrava. Nel pomeriggio gli agenti della Mobile lo arrestano contestandogli il reato di tentato omicidio. Ovviamente, non appena diffusasi la notizia dell’accoltellamento a scuola, la bacheca Facebook del giovane ferito – per cui i medici non hanno ancora sciolto la prognosi benchè sia, per fortuna, fuori pericolo di vita – ha cominciato a riempirsi di messaggi di incoraggiamento e di pronta guarigione. Tra i tanti post non è passato inosservato quello di un parente di Carmine, al momento agli arresti domiciliari (ma a disposizione di una connessione internet, di un pc o di uno smartphone a quanto sembra), che ha promesso vendetta a chi ha osato toccare suo cugino: «È meglio che andate via da Salerno perché le coltellate che avete dato a mio cugino quando esco io ve le do a voi, potete appartenere pure o megl boss e Saliern, vi metto in ginocchio, parola mia», questo solo un passaggio, sicuramente il più significativo del minaccioso messaggio apparso sui social e prontamente cancellato pochi minuti dopo la sua pubblicazione. Ora, mentre Carmine passerà un bel po’ di giorni in un letto di ospedale, Giovanni verrà trasferito in una struttura d’accoglienza per minori in attesa della decisione del giudice. Ieri, quando è stato fermato, non ha rilasciato alcuna dichiarazione, era sconvolto, impaurito e piangeva. A giorni è previsto l’interrogatorio di garanzia che verrà effettuato dal pm Ceccarelli. Al di là delle colpe, si tratta pur sempre di un ragazzino di appena 17 anni che, in una mattinata sbagliata, ha compiuto un gesto avventato, rovinandosi la vita per sempre. (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno)

Salerno. Tra i due non scorreva buon sangue. Lo sapevano tutti a scuola. I motivi? Vecchi rancori, affermano sommariamente gli inquirenti, per quanto vecchi possano essere i rancori di due adolescenti. Legati a cosa, non si sa. Eppure a far degenerare la situazione, ieri mattina, all’interno dell’istituto “Genovesi”, è stato un ombrello che il 16enne successivamente accoltellato ha rotto a chi poi, esasperato dagli sfottò che a quanto pare andavano avanti da giorni, dopo un pugno ricevuto nel corridoio ha cacciato dalla tasca un coltellino e ha colpito il suo “competitor” più volte, alla gola – rischiando di tranciargli la carotide – e al torace, mancando di pochi millimetri il cuore. Ovviamente l’ombrello rotto è stata solo la miccia che ha acceso l’incendio; è evidente che i due avevano dei conti in sospeso, perlomeno dall’inizio dell’anno scolastico da quando, cioè, a detta di alcuni amici, sono cominciate le schermaglie, ieri conclusesi nel peggiore dei modi. Ma andiamo per ordine, cercando di ricostruire una mattinata di follia vissuta tra i banchi di scuola. Sono da poco passate le dieci quando alcuni degli studenti del Tecnico commerciale di via Principessa Sichelgaita si ritrovano in un laboratorio per una lezione “alternativa” prevista dall’autogestione in atto nella scuola. Tra di loro ci sono anche Carmine, originario di Ogliara, e Giovanni, residente a Pontecagnano, i protagonisti di questa brutta storia: tra i due nasce un alterco e, come spesso succede tra ragazzi, i due decidono di incontrarsi lontano dai compagni per affrontarsi fisicamente e dirimere nel più degradante dei modi la questione: con le mani. Il primo a colpire pare sia stato Carmine che sferra un pugno sul volto di Giovanni; questi cade a terra e, nel rialzarsi, compie un gesto che, in un attimo, gli rovina la vita per sempre: caccia dalla tasca un coltellino da pesca con una lama di sei centimetri e, con in mano l’arma, si lancia addosso al compagno, sferrandogli due fendenti. Carmine comincia a sanguinare, dal collo e dal petto, comincia a correre in cerca di aiuto lasciando una macabra striscia rossa per terra. Arriva in vicepresidenza e lì, tra le braccia della professoressa Di Maio crolla. Poi è una lotta contro il tempo: l’arrivo dell’ambulanza e la corsa a sirene spiegate verso l’ospedale dove il ragazzo arriva in codice rosso. Viene sottoposto a un delicato intervento mentre il suo aggressore viene posto in stato di fermo dagli agenti della Squadra Mobile arrivati a scuola per effettuare i dovuti rilievi del caso. Nelle loro perlustrazioni, gli agenti diretti dal vice questore aggiunto Tommaso Niglio trovano, nel cortile della scuola, l’arma, probabilmente gettata dalla finestra da Giovanni dopo i fendenti. La posizione del ragazzino – nel frattempo trasportato anch’egli all’ospedale di via San Leonardo per delle ferite al volto probabilmente riportate durante la colluttazione che ha preceduto l’accoltellamento – si aggrava. Nel pomeriggio gli agenti della Mobile lo arrestano contestandogli il reato di tentato omicidio. Ovviamente, non appena diffusasi la notizia dell’accoltellamento a scuola, la bacheca Facebook del giovane ferito – per cui i medici non hanno ancora sciolto la prognosi benchè sia, per fortuna, fuori pericolo di vita – ha cominciato a riempirsi di messaggi di incoraggiamento e di pronta guarigione. Tra i tanti post non è passato inosservato quello di un parente di Carmine, al momento agli arresti domiciliari (ma a disposizione di una connessione internet, di un pc o di uno smartphone a quanto sembra), che ha promesso vendetta a chi ha osato toccare suo cugino: «È meglio che andate via da Salerno perché le coltellate che avete dato a mio cugino quando esco io ve le do a voi, potete appartenere pure o megl boss e Saliern, vi metto in ginocchio, parola mia», questo solo un passaggio, sicuramente il più significativo del minaccioso messaggio apparso sui social e prontamente cancellato pochi minuti dopo la sua pubblicazione. Ora, mentre Carmine passerà un bel po’ di giorni in un letto di ospedale, Giovanni verrà trasferito in una struttura d’accoglienza per minori in attesa della decisione del giudice. Ieri, quando è stato fermato, non ha rilasciato alcuna dichiarazione, era sconvolto, impaurito e piangeva. A giorni è previsto l’interrogatorio di garanzia che verrà effettuato dal pm Ceccarelli. Al di là delle colpe, si tratta pur sempre di un ragazzino di appena 17 anni che, in una mattinata sbagliata, ha compiuto un gesto avventato, rovinandosi la vita per sempre. (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno)