Strano infarto per lo zar dell’antidoping Kamayev, sarebbe stato presto interrogato da una delegazione internazionale

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Mosca. Ancora morti improvvise che suscitano non pochi interrogativi nella Russia dei misteri. Ieri è stata annunciata la scomparsa di Nikita Kamayev, ex capo esecutivo dell’ente antidoping russo (Rusada), dimessosi a dicembre dopo lo scandalo sull’assunzione da parte degli atleti di farmaci non ammessi, deceduto proprio alla vigilia di una ispezione internazionale. Probabilmente un infarto, in un uomo però di soli 52 anni che, secondo le parole del ministro dello Sport, Vitaly Mutko, «era in salute». La cosa, quindi, già potrebbe far sorgere qualche dubbio. Poi ecco gli altri pezzi del mosaico che suscitano i peggiori sospetti. Kamayev era andato a sciare ma quando ha iniziato ad accusare dolori al petto non si è recato in ospedale. E’ tornato a casa, almeno stando al racconto dell’ex direttore generale della stessa Rusada, Ramil Khabriev, dimessosi assieme a lui a dicembre. Infarto? Khabriev dice di non aver mai saputo che il suo collega soffrisse di cuore. All’epoca dell’inchiesta il capo dell’agenzia antidoping rispose alle accuse internazionali tentando di ridicolizzare gli organismi che avevano «pizzicato» i russi con le mani nel sacco. E aveva anche scherzato su una sua presunta appartenenza ai servizi segreti, a quell’Fsb, successore del Kgb dal quale viene anche il presidente Vladimir Putin. «Certo — disse — ho una fondina, una pistola e tutti i giorni vado negli scantinati della Lubyanka », lo storico palazzone di Mosca dove hanno sede i servizi dall’epoca di Lenin. Poi, però, intervenne lo stesso Putin, dopo una iniziale reazione di incredulità e di sfida alle organizzazioni mondiali che stavano «tramando» contro la Russia. Il presidente si rese conto che il suo Paese rischiava di essere tagliato fuori da eventi importantissimi, compresi i campionati del mondo di calcio che dovranno essere ospitati proprio su suolo russo nel 2018. Putin chiese a dirigenti e atleti di assumersi le loro responsabilità, se avevano commesso irregolarità. Così giunsero le dimissioni di Kamayev e Khabriev. A Mosca è in arrivo una delegazione internazionale che deve aiutare la Russia a uscire da questa vicenda. E’ probabile che Kamayev sarebbe stato interrogato. Aveva deciso di rivelare dettagli compromettenti per la Russia? E’ curioso rilevare che anche un altro influente esponente della Rusada è morto, pare sempre per motivi cardiaci, il 3 febbraio: era l’ex presidente del consiglio esecutivo dell’organizzazione, Vyacheslav Sinev, a capo dell’antidoping prima di Kamayev, dal 2008 al 2010. Morti sospette, non solo nello sport. Come la scomparsa improvvisa a fine anno del capo dei servizi segreti militari (GRU), avvenuta ufficialmente in Russia il 4 gennaio e ufficiosamente in Libano il 31 dicembre. E il ritrovamento in un albergo di Washington a novembre del cadavere di Mikhail Lesin, ex potente ministro dell’informazione e consigliere di Putin. Per non parlare dei precedenti: Boris Berezovskij morto strangolato in bagno nel 2013 in Inghilterra; Badri Patarkatsishvili crollato in camera da letto sempre in Inghilterra nel 2008; Aleksandr Litvinenko avvelenato col polonio a Londra nel 2006… (Fabrizio Dragosei – Corriere della Sera) 

Mosca. Ancora morti improvvise che suscitano non pochi interrogativi nella Russia dei misteri. Ieri è stata annunciata la scomparsa di Nikita Kamayev, ex capo esecutivo dell’ente antidoping russo (Rusada), dimessosi a dicembre dopo lo scandalo sull’assunzione da parte degli atleti di farmaci non ammessi, deceduto proprio alla vigilia di una ispezione internazionale. Probabilmente un infarto, in un uomo però di soli 52 anni che, secondo le parole del ministro dello Sport, Vitaly Mutko, «era in salute». La cosa, quindi, già potrebbe far sorgere qualche dubbio. Poi ecco gli altri pezzi del mosaico che suscitano i peggiori sospetti. Kamayev era andato a sciare ma quando ha iniziato ad accusare dolori al petto non si è recato in ospedale. E’ tornato a casa, almeno stando al racconto dell’ex direttore generale della stessa Rusada, Ramil Khabriev, dimessosi assieme a lui a dicembre. Infarto? Khabriev dice di non aver mai saputo che il suo collega soffrisse di cuore. All’epoca dell’inchiesta il capo dell’agenzia antidoping rispose alle accuse internazionali tentando di ridicolizzare gli organismi che avevano «pizzicato» i russi con le mani nel sacco. E aveva anche scherzato su una sua presunta appartenenza ai servizi segreti, a quell’Fsb, successore del Kgb dal quale viene anche il presidente Vladimir Putin. «Certo — disse — ho una fondina, una pistola e tutti i giorni vado negli scantinati della Lubyanka », lo storico palazzone di Mosca dove hanno sede i servizi dall’epoca di Lenin. Poi, però, intervenne lo stesso Putin, dopo una iniziale reazione di incredulità e di sfida alle organizzazioni mondiali che stavano «tramando» contro la Russia. Il presidente si rese conto che il suo Paese rischiava di essere tagliato fuori da eventi importantissimi, compresi i campionati del mondo di calcio che dovranno essere ospitati proprio su suolo russo nel 2018. Putin chiese a dirigenti e atleti di assumersi le loro responsabilità, se avevano commesso irregolarità. Così giunsero le dimissioni di Kamayev e Khabriev. A Mosca è in arrivo una delegazione internazionale che deve aiutare la Russia a uscire da questa vicenda. E’ probabile che Kamayev sarebbe stato interrogato. Aveva deciso di rivelare dettagli compromettenti per la Russia? E’ curioso rilevare che anche un altro influente esponente della Rusada è morto, pare sempre per motivi cardiaci, il 3 febbraio: era l’ex presidente del consiglio esecutivo dell’organizzazione, Vyacheslav Sinev, a capo dell’antidoping prima di Kamayev, dal 2008 al 2010. Morti sospette, non solo nello sport. Come la scomparsa improvvisa a fine anno del capo dei servizi segreti militari (GRU), avvenuta ufficialmente in Russia il 4 gennaio e ufficiosamente in Libano il 31 dicembre. E il ritrovamento in un albergo di Washington a novembre del cadavere di Mikhail Lesin, ex potente ministro dell’informazione e consigliere di Putin. Per non parlare dei precedenti: Boris Berezovskij morto strangolato in bagno nel 2013 in Inghilterra; Badri Patarkatsishvili crollato in camera da letto sempre in Inghilterra nel 2008; Aleksandr Litvinenko avvelenato col polonio a Londra nel 2006… (Fabrizio Dragosei – Corriere della Sera) 

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