Napoli. Ecco 250 soldati nelle aree a rischio da Scampia a Forcella. I militari potranno identificare e perquisire

0

Napoli. Sono duecentocinquanta, super addestrati e pronti a tutto. Da ieri mattina i bersaglieri dell’Ottavo reggimento presidiano le strade di Napoli: su di loro è caduta la scelta del governo, che come due settimane fa aveva anticipato il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha deciso di inviare l’Esercito per fronteggiare l’emergenza della città nella morsa di una camorra sempre più violenta e sfrontata. «Da oggi, a Napoli, 250 militari saranno impegnati in operazioni ad alto impatto sul territorio – ha detto Alfano – Questa è la pronta risposta dello Stato che avevo assicurato durante il comitato per l’ordine e la sicurezza dedicato al capoluogo campano. Queste unità di rinforzo rappresenteranno con più forza il presidio di legalità che noi intendiamo contrapporre agli episodi di violenza e di recrudescenza della criminalità e alle faide interne che in questo momento caratterizzano le azioni criminali, potenziando il controllo del territorio e rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni». Era il 4 febbraio quando il numero uno del Viminale partecipò al comitato, al quale erano presenti – oltre ai vertici delle forze dell’ordine – anche il procuratore generale della Corte di Appello di Napoli Luigi Riello con i capi delle Procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata e Nola: un lungo faccia a faccia durante il quale inquirenti e investigatori fornirono al ministro il quadro più aggiornato e lucido di una situazione esplosiva, quella che ancora oggi è valida per capire i motivi che hanno portato ad una terribile escalation di violenza, omicidi e sangue. «È un piano complessivo – ha concluso Alfano – che si basa su cinque pilastri e del quale l’impiego di queste 250 unità costituisce una parte essenziale. Gli altri punti sono più sinergia e raccordo tra gli apparati investigativi coordinati dalla magistratura, più investigatori con il distacco di operatori dei reparti speciali Sco, Ros, Scico e Dia, più impianti di videosorveglianza, più efficienza nelle chiamate di emergenza anche grazie all’attivazione in Campania del Nue,112». Mimetica, anfibi e basco nero con il fregio che simboleggia il motto «Velox ad Impetum» (pronto all’assalto), i soldati hanno inaugurato la loro prima giornata di una missione che li vede impegnati su più fronti. Il piano prevede un impiego elastico, dinamico, con relativo dislocamento sulle caselle più roventi dello scacchiere occupato dai clan. Ieri mattina le aliquote hanno partecipato a un briefing operativo tenuto dal primo dirigente della Polizia di Stato Michele Spina, che dirige l’Ufficio prevenzione generale; una riunione operativa che ha consentito di fornire ai militari un primo quadro generale dei compiti, delle aree nelle quali opereranno e delle potenzialità criminali con le quali potrebbero trovarsi a confrontare. E veniamo alle zone d’intervento e alle regole d’ingaggio. I militari opereranno in pattuglie composte da tre unità ciascuna a Scampia, Ponticelli, Bagnoli, Soccavo, ma anche lungo via Toledo e presso le stazioni delle metropolitane. Si muoveranno a bordo di «Defender», «VM» e blindati «Lince» armati di fucili mitragliatori. In quanto agenti di pubblica sicurezza potranno identificare soggetti e procedere sia a perquisizioni personali che reali (auto, moto). Saranno in costante contatto radio con la centrale operativa del 113, alla quale potranno rivolgersi in caso di necessità. Facciamo un esempio: nel caso in cui una squadra di bersaglieri intercettasse e bloccasse personaggi sospetti in strada sono tenuti a chiedere l’intervento di polizia o carabinieri (a seconda della zona e del «Piano coordinato di controllo del territorio», che prevede tre macro-aree metropolitane, due delle quali affidate settimanalmente a rotazione alla Polizia di Stato e una all’Arma). L’uso delle armi sarà consentito solo in casi eccezionali: e dunque sempre nei casi di conflitto a fuoco e per legittima difesa. L’arrivo dei 250 bersaglieri – che vanno ad aggiungersi ai 157 militari dell’Esercito già operativi a Napoli nell’ambito del cosiddetto piano «Strade sicure» – servirà naturalmente a liberare uomini e recuperare unità delle forze dell’ordine finora impegnate nei cosiddetti servizi su strada. Non c’è una data che preveda il termine della missione, che avrà ragione di esistere almeno fino a quando la situazione della sicurezza a Napoli non tornerà nei suoi ranghi fisiologici. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Napoli. Sono duecentocinquanta, super addestrati e pronti a tutto. Da ieri mattina i bersaglieri dell’Ottavo reggimento presidiano le strade di Napoli: su di loro è caduta la scelta del governo, che come due settimane fa aveva anticipato il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha deciso di inviare l’Esercito per fronteggiare l’emergenza della città nella morsa di una camorra sempre più violenta e sfrontata. «Da oggi, a Napoli, 250 militari saranno impegnati in operazioni ad alto impatto sul territorio – ha detto Alfano – Questa è la pronta risposta dello Stato che avevo assicurato durante il comitato per l’ordine e la sicurezza dedicato al capoluogo campano. Queste unità di rinforzo rappresenteranno con più forza il presidio di legalità che noi intendiamo contrapporre agli episodi di violenza e di recrudescenza della criminalità e alle faide interne che in questo momento caratterizzano le azioni criminali, potenziando il controllo del territorio e rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni». Era il 4 febbraio quando il numero uno del Viminale partecipò al comitato, al quale erano presenti – oltre ai vertici delle forze dell’ordine – anche il procuratore generale della Corte di Appello di Napoli Luigi Riello con i capi delle Procure di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata e Nola: un lungo faccia a faccia durante il quale inquirenti e investigatori fornirono al ministro il quadro più aggiornato e lucido di una situazione esplosiva, quella che ancora oggi è valida per capire i motivi che hanno portato ad una terribile escalation di violenza, omicidi e sangue. «È un piano complessivo – ha concluso Alfano – che si basa su cinque pilastri e del quale l’impiego di queste 250 unità costituisce una parte essenziale. Gli altri punti sono più sinergia e raccordo tra gli apparati investigativi coordinati dalla magistratura, più investigatori con il distacco di operatori dei reparti speciali Sco, Ros, Scico e Dia, più impianti di videosorveglianza, più efficienza nelle chiamate di emergenza anche grazie all’attivazione in Campania del Nue,112». Mimetica, anfibi e basco nero con il fregio che simboleggia il motto «Velox ad Impetum» (pronto all’assalto), i soldati hanno inaugurato la loro prima giornata di una missione che li vede impegnati su più fronti. Il piano prevede un impiego elastico, dinamico, con relativo dislocamento sulle caselle più roventi dello scacchiere occupato dai clan. Ieri mattina le aliquote hanno partecipato a un briefing operativo tenuto dal primo dirigente della Polizia di Stato Michele Spina, che dirige l’Ufficio prevenzione generale; una riunione operativa che ha consentito di fornire ai militari un primo quadro generale dei compiti, delle aree nelle quali opereranno e delle potenzialità criminali con le quali potrebbero trovarsi a confrontare. E veniamo alle zone d’intervento e alle regole d’ingaggio. I militari opereranno in pattuglie composte da tre unità ciascuna a Scampia, Ponticelli, Bagnoli, Soccavo, ma anche lungo via Toledo e presso le stazioni delle metropolitane. Si muoveranno a bordo di «Defender», «VM» e blindati «Lince» armati di fucili mitragliatori. In quanto agenti di pubblica sicurezza potranno identificare soggetti e procedere sia a perquisizioni personali che reali (auto, moto). Saranno in costante contatto radio con la centrale operativa del 113, alla quale potranno rivolgersi in caso di necessità. Facciamo un esempio: nel caso in cui una squadra di bersaglieri intercettasse e bloccasse personaggi sospetti in strada sono tenuti a chiedere l’intervento di polizia o carabinieri (a seconda della zona e del «Piano coordinato di controllo del territorio», che prevede tre macro-aree metropolitane, due delle quali affidate settimanalmente a rotazione alla Polizia di Stato e una all’Arma). L’uso delle armi sarà consentito solo in casi eccezionali: e dunque sempre nei casi di conflitto a fuoco e per legittima difesa. L’arrivo dei 250 bersaglieri – che vanno ad aggiungersi ai 157 militari dell’Esercito già operativi a Napoli nell’ambito del cosiddetto piano «Strade sicure» – servirà naturalmente a liberare uomini e recuperare unità delle forze dell’ordine finora impegnate nei cosiddetti servizi su strada. Non c’è una data che preveda il termine della missione, che avrà ragione di esistere almeno fino a quando la situazione della sicurezza a Napoli non tornerà nei suoi ranghi fisiologici. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)