Sarri, Juve -Napoli una gara come tante

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Il tecnico ha parlato ai giocatori senza caricarli troppo A sentire lui sembra una gara come tante.

Se non fosse che al di là dello spogliatoio del Napoli è tutto un grande Vesuvio, con la città pronta a esplodere da un momento all’altro per l’emozione di andarsi a giocare un pezzo di scudetto a Torino, la casa dell’eterna rivale, sembrerebbe quasi che ieri sia cominciata una vigilia come tante. E chi s’aspettava discorsi hard rock, scariche di adrenalina e scosse di terremoto in toscano stretto, beh, probabilmente sarà rimasto di sasso: perché Maurizio Sarri ha deciso di inaugurare l’estenuante settimana verso la Juve nella maniera più sobria possibile. Zero pressioni, tranquillità assoluta e al diavolo i discorsi in stile Al Pacino: lavoro, due parole cariche di fierezza al gruppo prima di iniziare e soprattutto normalità. Sì, sono questi i principi base prescelti dal tecnico azzurro nella preparazione della grande sfida dello Stadium, sin dal primo giorno. Con in più, l’aggiunta dell’isolamento totale: talmente assoluto da chiedere di posticipare finanche lo scatto della foto ufficiale della squadra, in calendario proprio ieri. 
 
NIENTE FLASH. E allora, la strada verso Torino: lunga, probabilmente troppo per qualcuno, ma anche dritta e opportunamente asfaltata da Sarri in persona. Il grande autore del capolavoro scritto e confezionato dal Napoli fin qui, con la tuta e il mozzicone d’ordinanza sempre tra le labbra, ne ha fatta un’altra delle sue: nel senso che ha deciso di continuare a seguire il proprio istinto e il proprio stile, a prescindere dall’avversario e dalla posta in palio. Il progetto dell’allenatore Sarri è di blindare i ragazzi dalle emozioni sue e di chiunque altro. Foss’anche di un fotografo senza flash: non è un caso che ieri, avendo optato per l’isolamento e la concentrazione, abbia chiesto esplicitamente di rinviare lo scatto della foto ufficiale della squadra. Un attimo prima di mettersi in posa e sorridere. 
 
“PER LA GENTE”. Una deviazione dal tema, però, l’aveva fornita già domenica: «Non firmo per il pareggio: la mia squadra deve avere la faccia tosta di andare lì a giocare a calcio. Con la Juve voglio giocarmela: andremo a Torino per rendere orgoglio alla nostra gente». Parole da film, altro che Pacino, che Sarri ha ripetuto anche alla squadra aprendo una parentesi poi chiusa in un amen. La consueta eccezione che conferma una regola avvalorata soprattutto da una considerazione: partite come quella di sabato regalano di per sé fiumi di adrenalina, e dunque il compito più arduo è proprio gestire la pressione. Ed evitare sovraccarichi controproducenti per un gruppo costantemente al centro dell’attenzione di una città che vive per il Napoli.  
 
L’ABITUDINE. Secondo Sarri, infatti, il vero pericolo potrebbe nascondersi proprio nelle pieghe di un altro discorso fatto ancora dopo la vittoria con il Carpi: la Juve è abituata a certe partite, mentre gli azzurri, nonostante qualche giocatore avvezzo alle cime e un personaggio come Reina dotato di una personalità tale da riuscire a modulare l’umore di un intero spogliatoio, non sono mai arrivati a giocarsi uno scudetto del genere. Per altro nello stadio dei tetracampioni che, casualmente, sono anche gli storici rivali sportivi di un’intera città. Che sballo. 
 
LA CHIAVE. La questione, insomma, continuerà ad andare avanti così fino a venerdì. Giorno della partenza per Torino: Sarri dirigerà il lavoro come sempre, fumerà centinaia di sigarette come sempre e parlerà molto meno del solito. Tanto i concetti chiave li ha già svelati pubblicamente e sottolineati privatamente: con la Juve si gioca per vincere; e si gioca per la gente di Napoli. Più chiaro di così.  

Il tecnico ha parlato ai giocatori senza caricarli troppo A sentire lui sembra una gara come tante.

Se non fosse che al di là dello spogliatoio del Napoli è tutto un grande Vesuvio, con la città pronta a esplodere da un momento all'altro per l'emozione di andarsi a giocare un pezzo di scudetto a Torino, la casa dell'eterna rivale, sembrerebbe quasi che ieri sia cominciata una vigilia come tante. E chi s'aspettava discorsi hard rock, scariche di adrenalina e scosse di terremoto in toscano stretto, beh, probabilmente sarà rimasto di sasso: perché Maurizio Sarri ha deciso di inaugurare l'estenuante settimana verso la Juve nella maniera più sobria possibile. Zero pressioni, tranquillità assoluta e al diavolo i discorsi in stile Al Pacino: lavoro, due parole cariche di fierezza al gruppo prima di iniziare e soprattutto normalità. Sì, sono questi i principi base prescelti dal tecnico azzurro nella preparazione della grande sfida dello Stadium, sin dal primo giorno. Con in più, l'aggiunta dell'isolamento totale: talmente assoluto da chiedere di posticipare finanche lo scatto della foto ufficiale della squadra, in calendario proprio ieri. 
 
NIENTE FLASH. E allora, la strada verso Torino: lunga, probabilmente troppo per qualcuno, ma anche dritta e opportunamente asfaltata da Sarri in persona. Il grande autore del capolavoro scritto e confezionato dal Napoli fin qui, con la tuta e il mozzicone d'ordinanza sempre tra le labbra, ne ha fatta un'altra delle sue: nel senso che ha deciso di continuare a seguire il proprio istinto e il proprio stile, a prescindere dall'avversario e dalla posta in palio. Il progetto dell'allenatore Sarri è di blindare i ragazzi dalle emozioni sue e di chiunque altro. Foss'anche di un fotografo senza flash: non è un caso che ieri, avendo optato per l'isolamento e la concentrazione, abbia chiesto esplicitamente di rinviare lo scatto della foto ufficiale della squadra. Un attimo prima di mettersi in posa e sorridere. 
 
"PER LA GENTE". Una deviazione dal tema, però, l'aveva fornita già domenica: «Non firmo per il pareggio: la mia squadra deve avere la faccia tosta di andare lì a giocare a calcio. Con la Juve voglio giocarmela: andremo a Torino per rendere orgoglio alla nostra gente». Parole da film, altro che Pacino, che Sarri ha ripetuto anche alla squadra aprendo una parentesi poi chiusa in un amen. La consueta eccezione che conferma una regola avvalorata soprattutto da una considerazione: partite come quella di sabato regalano di per sé fiumi di adrenalina, e dunque il compito più arduo è proprio gestire la pressione. Ed evitare sovraccarichi controproducenti per un gruppo costantemente al centro dell'attenzione di una città che vive per il Napoli.  
 
L'ABITUDINE. Secondo Sarri, infatti, il vero pericolo potrebbe nascondersi proprio nelle pieghe di un altro discorso fatto ancora dopo la vittoria con il Carpi: la Juve è abituata a certe partite, mentre gli azzurri, nonostante qualche giocatore avvezzo alle cime e un personaggio come Reina dotato di una personalità tale da riuscire a modulare l'umore di un intero spogliatoio, non sono mai arrivati a giocarsi uno scudetto del genere. Per altro nello stadio dei tetracampioni che, casualmente, sono anche gli storici rivali sportivi di un'intera città. Che sballo. 
 
LA CHIAVE. La questione, insomma, continuerà ad andare avanti così fino a venerdì. Giorno della partenza per Torino: Sarri dirigerà il lavoro come sempre, fumerà centinaia di sigarette come sempre e parlerà molto meno del solito. Tanto i concetti chiave li ha già svelati pubblicamente e sottolineati privatamente: con la Juve si gioca per vincere; e si gioca per la gente di Napoli. Più chiaro di così.