Maxi-operazione dei carabinieri. Spezzato l’asse della droga. Da Secondigliano a Caserta 36 arresti

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Da Secondigliano al Casertano, passando attraverso Caivano, per quel Parco Verde considerato dall’intelligence napoletana il principale filtro del «sistema» napoletano per far arrivare la droga in altri capoluoghi della Campania, oltre che a Napoli. È questa la cornice dentro la quale si incastra l’operazione dei carabinieri che ieri ha portato a trentasei arresti. Indagini serrate e misura emessa in tempi da record: dietro c’è il lavoro certosino dei carabinieri del comando provinciale di Caserta, diretti dal colonnello Giancarlo Scafuri, coordinati dalla Dda di Napoli. Il pool del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli si è mosso sul quadro indiziario tratteggiato dal sostituto Luigi Landolfi per chiedere e ottenere trentasei ordinanze di custodia cautelare, delle quali sedici in carcere. Il colonnello Scafuri: «Vincente sinergia con Dda e gip». «Se si è arrivati in tempi rapidi all’emissione delle ordinanze, è stato possibile grazie ad una sinergia vincente tra i carabinieri, la procura e l’ufficio del gip»: lo ha detto il colonnello Giancarlo Scafuri, alla guida del Comando provinciale dell’Arma di Caserta. «La grande attenzione del procuratore Giovanni Colangelo e dell’aggiunto Giuseppe Borrelli ci ha consentito di chiudere le indagini in poco più di un anno e di poter chiedere al gip l’emissione delle misure rapidamente, e il giudice per le indagini preliminari non è stato da meno in fatto di tempestività». «In tal modo – ha spiegato – siamo riusciti a interrompere gli affari dei gruppi sgominati la scorsa notte, mettendo un primo punto in un’inchiesta che non è ancora chiusa e che avrà in futuro ulteriori sviluppi». «La risposta della giustizia è stata molto celere – ha concluso il colonnello – ed è anche e soprattutto in questo modo che si combatte la criminalità». Linguaggio in codice. La misura, spiccata dal gip Isabella Iaselli, è stata emessa sulla base di numerose intercettazioni, dialoghi che è stato necessario decodificare. Giovanissimi pusher facevano parte delle gang sgominate nella notte, ma l’età anagrafica così bassa non è stata, in questo caso, indice di avventatezza, anzi. Gli spacciatori si sono dimostrati scaltri al punto da articolare un linguaggio in codice per evitare di essere pizzicati da eventuali cimici che, in effetti, registravano tutti i loro dialoghi. Ed ecco che l’ordine di cocaina veniva chiesto con la frase «Mi devo giocare una bolletta» o anche con «portami le uova e i cd». Il «centro di ascolto» dell’Arma, nel caso specifico istituito presso la compagnia dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, diretta dal capitano Franco Macera, registrava quei dialoghi, sia quelli tra i fornitori di Caivano e i pusher, sia quelli tra gli spacciatori e gli assuntori. Droga davanti al liceo classico. Dalle indagini è venuto a galla uno scenario a tinte fosche, che vede coinvolti anche una decina di studenti del liceo classico «Nevio» di Santa Maria Capua Vetere, minorenni che sono stati segnalati in qualità di assuntori di droga. Le dosi di cocaina e di hashish venivano acquistate all’uscita dalle lezioni sia davanti all’istituto scolastico che nella vicina piazza. I baby pusher e le «sorprese» negli ovetti. L’aspetto dei baby pusher si cristallizza in due segnalazioni al tribunale dei minori: un ragazzino ed una ragazzina che venivano usati dagli adulti per non dare nell’occhio. Sono però almeno altri dieci i minori coinvolti. Diversi erano poi gli escamotage messi in essere per evitare i sequestri: le dosi trasportate dai «muschilli» venivano nascoste dentro le capsule di plastica delle «sorprese» che si trovano negli ovetti di cioccolato, ma anche all’interno di bustine di salviettine imbevute. Le «piazze»: dalla movida all’Anfiteatro campano. Oltre che nei pressi del liceo «Nevio», gli spacciatori avevano «conquistato» ampie zone dei vari centri in provincia di Caserta, compresa l’area dell’Anfiteatro campano. I pusher finiti in manette rifornivano anche i frequentatori di discoteche di grido, sia a Caserta che in provincia. Contattati al telefono dai clienti, gli indagati consegnavano la droga anche a Orta di Atella, dove era un negozio il centro principale di spaccio, a Casal di Principe, con piazze «volanti» – dall’interno delle auto – ma anche a San Prisco, in un giardino pubblico. La rete, insomma, era articolatissima e capillare e la gestione del business non aveva a monte alcun vertice: gli spacciatori convivevano pacificamente tra loro, servendosi di quelli che erano stati, in passato, i canali del potente clan Belforte di Marcianise. Canali che portano al Parco Verde di Caivano. Caivano il «filtro» del sistema di Secondigliano. Canali che portavano al Parco Verde di Caivano, punto geograficamente strategico di collegamento tra le due province e quartiere dove sono stati arrestati tre tra i pochi adulti coinvolti nel blitz: Salvatore Natale, Andrea Silvestri e Umberto Diaferia. Sono considerati trafficanti di cocaina e accusati di avere rifornito con carichi settimanali le gang scompaginate ieri notte. Natale, noto come «lo zoppo», è un personaggio di grosso spessore. Un passato nel clan La Montagna-Castaldo, era alla sorveglianza speciale dopo molti anni di detenzione. Diaferia, detto «zio Polpetta», è lo zio della moglie dell’altro indagato di Caivano, Silvestri. Anche la donna è stata coinvolta nelle indagini. Secondo le stime dei carabinieri, il loro guadagno si aggirava intorno ai 24mila euro al mese. Il Parco Verde di Caivano è considerato da tre anni uno dei principali mercati della droga della Campania. Non solo ospita storiche piazze di spaccio, ma è patria di numerosi trafficanti e broker che, dopo la stretta su Secondigliano, è diventata la nuova meta dei tossicodipendenti. Questo a partire dal 2013, ma nel corso degli ultimi decenni i trafficanti della zona hanno rifornito pericolosi cartelli criminali collegati ai vari clan di camorra attivi sia nel Napoletano che nel Casertano. Quanto alle droghe leggere, il canale dei pusher arrestati ieri era quello domitiano; l’hashish e la marijuana venivano acquistate da alcuni pregiudicati africani collegati alla mafia nera. (Mary Liguori – Il Mattino) 

Da Secondigliano al Casertano, passando attraverso Caivano, per quel Parco Verde considerato dall’intelligence napoletana il principale filtro del «sistema» napoletano per far arrivare la droga in altri capoluoghi della Campania, oltre che a Napoli. È questa la cornice dentro la quale si incastra l’operazione dei carabinieri che ieri ha portato a trentasei arresti. Indagini serrate e misura emessa in tempi da record: dietro c’è il lavoro certosino dei carabinieri del comando provinciale di Caserta, diretti dal colonnello Giancarlo Scafuri, coordinati dalla Dda di Napoli. Il pool del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli si è mosso sul quadro indiziario tratteggiato dal sostituto Luigi Landolfi per chiedere e ottenere trentasei ordinanze di custodia cautelare, delle quali sedici in carcere. Il colonnello Scafuri: «Vincente sinergia con Dda e gip». «Se si è arrivati in tempi rapidi all’emissione delle ordinanze, è stato possibile grazie ad una sinergia vincente tra i carabinieri, la procura e l’ufficio del gip»: lo ha detto il colonnello Giancarlo Scafuri, alla guida del Comando provinciale dell’Arma di Caserta. «La grande attenzione del procuratore Giovanni Colangelo e dell’aggiunto Giuseppe Borrelli ci ha consentito di chiudere le indagini in poco più di un anno e di poter chiedere al gip l’emissione delle misure rapidamente, e il giudice per le indagini preliminari non è stato da meno in fatto di tempestività». «In tal modo – ha spiegato – siamo riusciti a interrompere gli affari dei gruppi sgominati la scorsa notte, mettendo un primo punto in un’inchiesta che non è ancora chiusa e che avrà in futuro ulteriori sviluppi». «La risposta della giustizia è stata molto celere – ha concluso il colonnello – ed è anche e soprattutto in questo modo che si combatte la criminalità». Linguaggio in codice. La misura, spiccata dal gip Isabella Iaselli, è stata emessa sulla base di numerose intercettazioni, dialoghi che è stato necessario decodificare. Giovanissimi pusher facevano parte delle gang sgominate nella notte, ma l’età anagrafica così bassa non è stata, in questo caso, indice di avventatezza, anzi. Gli spacciatori si sono dimostrati scaltri al punto da articolare un linguaggio in codice per evitare di essere pizzicati da eventuali cimici che, in effetti, registravano tutti i loro dialoghi. Ed ecco che l’ordine di cocaina veniva chiesto con la frase «Mi devo giocare una bolletta» o anche con «portami le uova e i cd». Il «centro di ascolto» dell’Arma, nel caso specifico istituito presso la compagnia dei carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, diretta dal capitano Franco Macera, registrava quei dialoghi, sia quelli tra i fornitori di Caivano e i pusher, sia quelli tra gli spacciatori e gli assuntori. Droga davanti al liceo classico. Dalle indagini è venuto a galla uno scenario a tinte fosche, che vede coinvolti anche una decina di studenti del liceo classico «Nevio» di Santa Maria Capua Vetere, minorenni che sono stati segnalati in qualità di assuntori di droga. Le dosi di cocaina e di hashish venivano acquistate all’uscita dalle lezioni sia davanti all’istituto scolastico che nella vicina piazza. I baby pusher e le «sorprese» negli ovetti. L’aspetto dei baby pusher si cristallizza in due segnalazioni al tribunale dei minori: un ragazzino ed una ragazzina che venivano usati dagli adulti per non dare nell’occhio. Sono però almeno altri dieci i minori coinvolti. Diversi erano poi gli escamotage messi in essere per evitare i sequestri: le dosi trasportate dai «muschilli» venivano nascoste dentro le capsule di plastica delle «sorprese» che si trovano negli ovetti di cioccolato, ma anche all’interno di bustine di salviettine imbevute. Le «piazze»: dalla movida all’Anfiteatro campano. Oltre che nei pressi del liceo «Nevio», gli spacciatori avevano «conquistato» ampie zone dei vari centri in provincia di Caserta, compresa l’area dell’Anfiteatro campano. I pusher finiti in manette rifornivano anche i frequentatori di discoteche di grido, sia a Caserta che in provincia. Contattati al telefono dai clienti, gli indagati consegnavano la droga anche a Orta di Atella, dove era un negozio il centro principale di spaccio, a Casal di Principe, con piazze «volanti» – dall’interno delle auto – ma anche a San Prisco, in un giardino pubblico. La rete, insomma, era articolatissima e capillare e la gestione del business non aveva a monte alcun vertice: gli spacciatori convivevano pacificamente tra loro, servendosi di quelli che erano stati, in passato, i canali del potente clan Belforte di Marcianise. Canali che portano al Parco Verde di Caivano. Caivano il «filtro» del sistema di Secondigliano. Canali che portavano al Parco Verde di Caivano, punto geograficamente strategico di collegamento tra le due province e quartiere dove sono stati arrestati tre tra i pochi adulti coinvolti nel blitz: Salvatore Natale, Andrea Silvestri e Umberto Diaferia. Sono considerati trafficanti di cocaina e accusati di avere rifornito con carichi settimanali le gang scompaginate ieri notte. Natale, noto come «lo zoppo», è un personaggio di grosso spessore. Un passato nel clan La Montagna-Castaldo, era alla sorveglianza speciale dopo molti anni di detenzione. Diaferia, detto «zio Polpetta», è lo zio della moglie dell’altro indagato di Caivano, Silvestri. Anche la donna è stata coinvolta nelle indagini. Secondo le stime dei carabinieri, il loro guadagno si aggirava intorno ai 24mila euro al mese. Il Parco Verde di Caivano è considerato da tre anni uno dei principali mercati della droga della Campania. Non solo ospita storiche piazze di spaccio, ma è patria di numerosi trafficanti e broker che, dopo la stretta su Secondigliano, è diventata la nuova meta dei tossicodipendenti. Questo a partire dal 2013, ma nel corso degli ultimi decenni i trafficanti della zona hanno rifornito pericolosi cartelli criminali collegati ai vari clan di camorra attivi sia nel Napoletano che nel Casertano. Quanto alle droghe leggere, il canale dei pusher arrestati ieri era quello domitiano; l’hashish e la marijuana venivano acquistate da alcuni pregiudicati africani collegati alla mafia nera. (Mary Liguori – Il Mattino)