Iran, niente lapidazione: Sakineh sarà impiccata»

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L’annuncio del procuratore generale iraniano: sarà punita per l’omicidio del marito, l’adulterio viene dopo

MILANO – Il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha annunciato la condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtani, la donna accusata di adulterio e di complicità nell’omicidio del marito. La donna, secondo quanto si legge sul Teheran Times, è stata condannata per il secondo dei due capi d’imputazione: per questa ragione Sakineh non sarà giustiziata per lapidazione ma per impiccagione. «Secondo la legge attuale, la sua condanna a morte ha la precedenza sulla punizione» per l’adulterio, ha detto il procuratore generale. «La questione – ha aggiunto – non dovrebbe essere politicizzata e gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali».

LA MOBILITAZIONE NEL MONDO – Per Sakineh, la cui sentenza di lapidazione era stata sospesa da alcune settimane per un riesame del caso, c’era stata una grande mobilitazione nel mondo occidentale e anche in Italia e in molti avevano puntato il dito contro la barbarie della lapidazione, una condanna secondo la legge islamica che prevede che la donna colpevole di adulterio venga sepolta fino al torace e che la parte che sporge dal terreno sia ripetutamente colpita da lanci di pietre, fino alla morte. Proprio le pressioni internazionali hanno contribuito a frenare l’iter dell’esecuzione, già programmata e poi rimandata a data da definire.

LA POSIZIONE DI AHMADINEJAD – Anche il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, intervenendo all’assemblea delle Nazioni Unite a New York aveva citato il suo caso spiegando che in Iran esistono diversi gradi di giudizio, sostenendo che la donna non fosse mai stata condannata a morte e che comunque anche in altri Paesi del mondo è prevista la pena capitale per le condanne per omicidio. E a questo proposito i media iraniani avevano fatto notare le contraddizioni dell’opinione pubblica occidentale che non ha avuto le medesime reazioni di fronte alla condanna a morte negli Usa di Teresa Lewis, una donna americana con problemi di disabilità mentale.

 

Redazione online

fonte:corriere.it                scelto da michele de lucia