Missione Insigne: convincere Conte. Il ct dell’Italia all’Olimpico per vedere in azione il tandem con Higuain

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Antonio Conte sembra Nerone con il pollice verso. Il ragazzo vuole la Nazionale? E allora se la meriti. Eppure si fa fatica a credere che Lorenzo Insigne, 10 gol e 9 assist in campionato, debba ancora dimostrare di meritarsi un posto tra i 23 azzurri per l’Europeo. In realtà, sembra persino illogico che non gli ritagli un posto da titolare nell’Italia che a giugno, in Francia, va all’assalto del titolo continentale che non vinciamo dal lontanissimo 1968. Stasera il ct azzurro tornerà a vederlo dal vivo (sempre se Sarri lo schiererà titolare dal primo minuto: c’è sempre in ballo l’ipotesi della solita staffetta con Mertens), perché con Gabriele Oriali sarà all’Olimpico per assistere a Lazio-Napoli. E magari ci parlerà pure, provando a sciogliere quel ghiaccio che c’è da qualche tempo. In realtà Conte ha chiaramente già cambiato idea sul conto del talento di Frattamaggiore. E non ha bisogno di guardarlo in azione al fianco di Higuain per avere risposte sulla condizione di Insigne. Non c’è codice, né comportamentale né logico, che possa giustificare la sua eventuale esclusione nelle prossime convocazioni a marzo per le amichevoli con Spagna e Germania. In questo momento, il numero 24 del Napoli è una sorta di Salvatore della Patria di una Nazionale senza talento che si aggrappa alla fantasia e ai gol (pochi) di Eder, Okaka, Pellé, Zaza e Berardi. D’altronde, lui non è solo il gioiello del Napoli, quello delle punizioni «alla Maradona» e degli assist che sembrano confezioni regalo per Higuain: in questo momento è l’indiscussa stella del calcio del Sud. Uno dei suoi procuratori, pochi giorni fa, ha provato a chiarire che «no, non c’è stata alcuna lite con Conte a Coverciano a ottobre». Vero, nessuna lite, ci mancherebbe. Ma Conte si è legato al dito quell’addio frettoloso, in nome della ragion di stato del proprio club di appartenenza. Uno dei club – con Juve, Inter, Milan e Roma – che ha boicottato pure i suoi stage di febbraio. All’Olimpico, contro la Lazio, Lorenzo non ha mai fatto gol. Ai biancocelesti, negli otto precedenti, ha segnato solo nella gara d’andata: ma lo stadio della Capitale è quello della doppietta alla Fiorentina passata alla storia per l’uccisione di Ciro Esposito. La storia di Insigne è fatta di prepotenza, di voglia di vincere, di arrivare. Fiero e schietto, un tipo come lui potrebbe dire che i due anni con Benitez sono stati un inferno. Ma non lo dice mai. La staffetta con Mertens non lo turba più: sa bene che stasera il belga qualche chance di scendere in campo dal primo minuto ce l’ha, ma è questione di poco conto. Intanto da Dubai Diego Maradona si sbilancia: «Questo può essere l’anno giusto per il Napoli, perché gioca molto bene. Ma il problema per il Napoli si chiama Juve che vince sempre». (Pino Taormina – Il Mattino)

Antonio Conte sembra Nerone con il pollice verso. Il ragazzo vuole la Nazionale? E allora se la meriti. Eppure si fa fatica a credere che Lorenzo Insigne, 10 gol e 9 assist in campionato, debba ancora dimostrare di meritarsi un posto tra i 23 azzurri per l’Europeo. In realtà, sembra persino illogico che non gli ritagli un posto da titolare nell’Italia che a giugno, in Francia, va all’assalto del titolo continentale che non vinciamo dal lontanissimo 1968. Stasera il ct azzurro tornerà a vederlo dal vivo (sempre se Sarri lo schiererà titolare dal primo minuto: c’è sempre in ballo l’ipotesi della solita staffetta con Mertens), perché con Gabriele Oriali sarà all’Olimpico per assistere a Lazio-Napoli. E magari ci parlerà pure, provando a sciogliere quel ghiaccio che c’è da qualche tempo. In realtà Conte ha chiaramente già cambiato idea sul conto del talento di Frattamaggiore. E non ha bisogno di guardarlo in azione al fianco di Higuain per avere risposte sulla condizione di Insigne. Non c’è codice, né comportamentale né logico, che possa giustificare la sua eventuale esclusione nelle prossime convocazioni a marzo per le amichevoli con Spagna e Germania. In questo momento, il numero 24 del Napoli è una sorta di Salvatore della Patria di una Nazionale senza talento che si aggrappa alla fantasia e ai gol (pochi) di Eder, Okaka, Pellé, Zaza e Berardi. D’altronde, lui non è solo il gioiello del Napoli, quello delle punizioni «alla Maradona» e degli assist che sembrano confezioni regalo per Higuain: in questo momento è l’indiscussa stella del calcio del Sud. Uno dei suoi procuratori, pochi giorni fa, ha provato a chiarire che «no, non c’è stata alcuna lite con Conte a Coverciano a ottobre». Vero, nessuna lite, ci mancherebbe. Ma Conte si è legato al dito quell’addio frettoloso, in nome della ragion di stato del proprio club di appartenenza. Uno dei club – con Juve, Inter, Milan e Roma – che ha boicottato pure i suoi stage di febbraio. All’Olimpico, contro la Lazio, Lorenzo non ha mai fatto gol. Ai biancocelesti, negli otto precedenti, ha segnato solo nella gara d’andata: ma lo stadio della Capitale è quello della doppietta alla Fiorentina passata alla storia per l’uccisione di Ciro Esposito. La storia di Insigne è fatta di prepotenza, di voglia di vincere, di arrivare. Fiero e schietto, un tipo come lui potrebbe dire che i due anni con Benitez sono stati un inferno. Ma non lo dice mai. La staffetta con Mertens non lo turba più: sa bene che stasera il belga qualche chance di scendere in campo dal primo minuto ce l’ha, ma è questione di poco conto. Intanto da Dubai Diego Maradona si sbilancia: «Questo può essere l’anno giusto per il Napoli, perché gioca molto bene. Ma il problema per il Napoli si chiama Juve che vince sempre». (Pino Taormina – Il Mattino)

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