Sorrento Presentazione del Signore al tempio

0

«Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero della presentazione del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito, incontro a lui», così ci esorta la liturgia (s. Sofronio). Entriamo anche noi con la vergine madre, San Giuseppe e il bambino Gesù al tempio. Vi incontriamo il vecchio Simeone che, illuminato dallo Spirito Santo, percepisce subito la novità di quanto sta accadendo: non sono delle creature umane che presentano un bambino a Dio, ma è Dio che presenta il suo Bambino agli uomini: «Introduce il Primogenito nel mondo» (Eb 1,6 ). La ricorrenza odierna ha una sua intima valenza cristologica e mariologica, come canteremo nel Prefazio: «Il tuo unico Figlio, generato nei secoli eterni, presentato oggi al tempio, è proclamato dallo Spirito Santo gloria d’Israele e luce dei popoli». Ci domandiamo: cosa ha significato l’evento della presentazione al tempio per Maria? Analizzando attentamente notiamo che non è stato tanto una “purificazione” della puerpera, come si diceva una volta (la candelora era chiamata la “purificazione di Maria”): infatti, l’elemento centrale del brano evangelico è il Bambino, mentre il rito di purificazione non prevedeva di portare il bambino al tempio. Nemmeno si può parlare di “riscatto” del primogenito, perché tale riscatto avveniva pagando cinque sicli, ma l’evangelista non dice niente di questo riscatto (Dibelius). Si è trattato piuttosto di una presentazione-offerta: forse l’Evangelista Luca pensa alla presentazione fatta da Anna del suo figlio Samuele (cfr. 1 Sam 1,11.21-28). Così interpreta la nostra pagina evangelica la Marialis Cultus, presentando Maria come “la vergine offerente”: «Nell’episodio della presentazione di Gesù al tempio, la Chiesa, guidata dallo Spirito, ha scorto, al di là dell’adempimento delle leggi riguardanti l’offerta del primogenito (cfr. Es 13,11-16) e la purificazione della madre (cfr. Lv 12,6-8), un mistero salvifico, relativo appunto alla storia della salvezza: ha rilevato, cioè, la continuità dell’offerta fondamentale che il Verbo incarnato fece al Padre, entrando nel mondo (cfr. Eb 10,5-7) […]. Ma la Chiesa stessa ha intuito nel cuore della Vergine che porta il Figlio a Gerusalemme per presentarlo al Signore, una volontà oblativa, che superava il senso ordinario del rito» (n. 20). È questa dimensione oblativa che dobbiamo cogliere come messaggio della festa odierna, cercando di evidenziare i tratti salienti di quella spiritualità dell’offerta che spinge un cristiano o una cristiana a vivere la vita nel dono totale di sé a Dio come il Tutto della propria vita .
Facciamo di noi un’offerta gradita a Dio! Ad maiora, Aniello Clemente.
https://lateologia.wordpress.com/2016/02/02/presentazione-del-signore-al-tempio/«Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero della presentazione del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito, incontro a lui», così ci esorta la liturgia (s. Sofronio). Entriamo anche noi con la vergine madre, San Giuseppe e il bambino Gesù al tempio. Vi incontriamo il vecchio Simeone che, illuminato dallo Spirito Santo, percepisce subito la novità di quanto sta accadendo: non sono delle creature umane che presentano un bambino a Dio, ma è Dio che presenta il suo Bambino agli uomini: «Introduce il Primogenito nel mondo» (Eb 1,6 ). La ricorrenza odierna ha una sua intima valenza cristologica e mariologica, come canteremo nel Prefazio: «Il tuo unico Figlio, generato nei secoli eterni, presentato oggi al tempio, è proclamato dallo Spirito Santo gloria d’Israele e luce dei popoli». Ci domandiamo: cosa ha significato l’evento della presentazione al tempio per Maria? Analizzando attentamente notiamo che non è stato tanto una “purificazione” della puerpera, come si diceva una volta (la candelora era chiamata la “purificazione di Maria”): infatti, l’elemento centrale del brano evangelico è il Bambino, mentre il rito di purificazione non prevedeva di portare il bambino al tempio. Nemmeno si può parlare di “riscatto” del primogenito, perché tale riscatto avveniva pagando cinque sicli, ma l’evangelista non dice niente di questo riscatto (Dibelius). Si è trattato piuttosto di una presentazione-offerta: forse l’Evangelista Luca pensa alla presentazione fatta da Anna del suo figlio Samuele (cfr. 1 Sam 1,11.21-28). Così interpreta la nostra pagina evangelica la Marialis Cultus, presentando Maria come “la vergine offerente”: «Nell’episodio della presentazione di Gesù al tempio, la Chiesa, guidata dallo Spirito, ha scorto, al di là dell’adempimento delle leggi riguardanti l’offerta del primogenito (cfr. Es 13,11-16) e la purificazione della madre (cfr. Lv 12,6-8), un mistero salvifico, relativo appunto alla storia della salvezza: ha rilevato, cioè, la continuità dell’offerta fondamentale che il Verbo incarnato fece al Padre, entrando nel mondo (cfr. Eb 10,5-7) […]. Ma la Chiesa stessa ha intuito nel cuore della Vergine che porta il Figlio a Gerusalemme per presentarlo al Signore, una volontà oblativa, che superava il senso ordinario del rito» (n. 20). È questa dimensione oblativa che dobbiamo cogliere come messaggio della festa odierna, cercando di evidenziare i tratti salienti di quella spiritualità dell’offerta che spinge un cristiano o una cristiana a vivere la vita nel dono totale di sé a Dio come il Tutto della propria vita .
Facciamo di noi un’offerta gradita a Dio! Ad maiora, Aniello Clemente.
Presentazione del Signore al tempio