Euromobiliare. Acquisiti i nomi per l’inchiesta

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Saranno ascoltati a breve, di fronte all’esigenza di non lasciare alcun punto in sospeso. Saranno convocati dai finanzieri, per verificare cosa è accaduto – ovviamente dal loro punto di vista – a proposito degli investimenti di una trentina di clienti. Eccola la strategia della Procura di Napoli, che punta a verificare eventuali irregolarità nella storia di un ex promoter, di una banca che decide di licenziare un proprio collaboratore e di una trentina di clienti che chiedono la restituzione dei proprio risparmi. Chiara la strategia investigativa: la Procura punta ad ascoltare – ovviamente come persone informate dei fatti – i vertici della banca Euromobiliare, dopo lo scandalo legato al licenziamento di un proprio promoter. Inchiesta coordinata dal pm Mario Canale e dagli aggiunti Luigi Frunzio e Fausto Zuccarelli, ci sono due profili da mettere a fuoco: da un lato la denuncia per truffa e appropriazione indebita nei confronti del promoter napoletano di 47 anni; dall’altro la denuncia firmata dallo stesso professionista proprio nei confronti della banca, che offre una versione diametralmente opposta a quella dei legali della Euromobiliare.Ma procediamo con ordine: mancano otto milioni di euro, sono i risparmi di circa trenta clienti, l’attenzione cade sui fondi comuni di investimento. Cosa è accaduto? Di sicuro si sa che ieri mattina c’è stato un contatto tra il promoter e il pm Canale, di fronte alla disponibilità da parte del professionista napoletano di raccontare la propria versione dei fatti, di sostenere una deposizione spontanea. Accertamenti in corso da parte degli uomini del nucleo di polizia tributaria del comandante Giovanni Salerno, in una vicenda seguita anche dal comando provinciale agli ordini del generale Gianluigi D’Alfonso. Ma in cosa consistono le indagini di queste ore? Agli atti ci sono due querele: quella della banca e del promoter, necessario quindi mettere a confronto le due versioni dei fatti. Intanto, ci sarà una richiesta da parte degli inquirenti di conoscere i nomi e i profili personali dei trenta clienti che si dicono lesi dalla perdita dei propri beni. Uno screening necessario, anche alla luce del giro di soldi che ruota attorno a questa vicenda. Difeso dall’avvocato Achille Formoso, il promoter tiene a chiarire un concetto: «Non ho mai avuto clienti camorristi, non sono il broker del clan». Una precisazione doverosa, che non impedisce ovviamente gli inquirenti a verificare il profilo dei singoli risparmiatori, senza tralasciare alcun tassello di questa vicenda.Altro punto messo agli atti da parte del promoter riguarda invece l’ipotesi di presunta truffa e appropriazione indebita che gli viene contestata sulla scorta della denuncia della banca: «Non ho sottratto soldi ai miei clienti, non ho organizzato una truffa per trasferire su conti correnti protetti e dedicati i risparmi dei miei clienti». Quindici anni di professione, massima attenzione e disponibilità a seguire i propri clienti, una vita lavorativa senza alcun intoppo. Poi la situazione che precipita negli ultimi mesi. Indagine sui fondi comuni di investimento, in un sistema di contatti che ha fatto i conti con i flussi di mercato e uno scenario decisamente più ampio. Sotto i riflettori, un meccanismo per il quale si è provato a rimborsare le somme perdute attingendo da accrediti provenienti da conti correnti da altri nominativi. Un meccanismo su cui la Procura ha intenzione di vederci chiaro, nel tentativo di verificare se alcune scelte sono state concordate dal promoter con i propri referenti in banca o se si è trattato di una manovra di rientro rivelatasi tutt’altro che efficace. Anzi: una manovra diventata il classico rimedio peggiore del male. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

Saranno ascoltati a breve, di fronte all'esigenza di non lasciare alcun punto in sospeso. Saranno convocati dai finanzieri, per verificare cosa è accaduto – ovviamente dal loro punto di vista – a proposito degli investimenti di una trentina di clienti. Eccola la strategia della Procura di Napoli, che punta a verificare eventuali irregolarità nella storia di un ex promoter, di una banca che decide di licenziare un proprio collaboratore e di una trentina di clienti che chiedono la restituzione dei proprio risparmi. Chiara la strategia investigativa: la Procura punta ad ascoltare – ovviamente come persone informate dei fatti – i vertici della banca Euromobiliare, dopo lo scandalo legato al licenziamento di un proprio promoter. Inchiesta coordinata dal pm Mario Canale e dagli aggiunti Luigi Frunzio e Fausto Zuccarelli, ci sono due profili da mettere a fuoco: da un lato la denuncia per truffa e appropriazione indebita nei confronti del promoter napoletano di 47 anni; dall'altro la denuncia firmata dallo stesso professionista proprio nei confronti della banca, che offre una versione diametralmente opposta a quella dei legali della Euromobiliare.Ma procediamo con ordine: mancano otto milioni di euro, sono i risparmi di circa trenta clienti, l'attenzione cade sui fondi comuni di investimento. Cosa è accaduto? Di sicuro si sa che ieri mattina c'è stato un contatto tra il promoter e il pm Canale, di fronte alla disponibilità da parte del professionista napoletano di raccontare la propria versione dei fatti, di sostenere una deposizione spontanea. Accertamenti in corso da parte degli uomini del nucleo di polizia tributaria del comandante Giovanni Salerno, in una vicenda seguita anche dal comando provinciale agli ordini del generale Gianluigi D'Alfonso. Ma in cosa consistono le indagini di queste ore? Agli atti ci sono due querele: quella della banca e del promoter, necessario quindi mettere a confronto le due versioni dei fatti. Intanto, ci sarà una richiesta da parte degli inquirenti di conoscere i nomi e i profili personali dei trenta clienti che si dicono lesi dalla perdita dei propri beni. Uno screening necessario, anche alla luce del giro di soldi che ruota attorno a questa vicenda. Difeso dall'avvocato Achille Formoso, il promoter tiene a chiarire un concetto: «Non ho mai avuto clienti camorristi, non sono il broker del clan». Una precisazione doverosa, che non impedisce ovviamente gli inquirenti a verificare il profilo dei singoli risparmiatori, senza tralasciare alcun tassello di questa vicenda.Altro punto messo agli atti da parte del promoter riguarda invece l'ipotesi di presunta truffa e appropriazione indebita che gli viene contestata sulla scorta della denuncia della banca: «Non ho sottratto soldi ai miei clienti, non ho organizzato una truffa per trasferire su conti correnti protetti e dedicati i risparmi dei miei clienti». Quindici anni di professione, massima attenzione e disponibilità a seguire i propri clienti, una vita lavorativa senza alcun intoppo. Poi la situazione che precipita negli ultimi mesi. Indagine sui fondi comuni di investimento, in un sistema di contatti che ha fatto i conti con i flussi di mercato e uno scenario decisamente più ampio. Sotto i riflettori, un meccanismo per il quale si è provato a rimborsare le somme perdute attingendo da accrediti provenienti da conti correnti da altri nominativi. Un meccanismo su cui la Procura ha intenzione di vederci chiaro, nel tentativo di verificare se alcune scelte sono state concordate dal promoter con i propri referenti in banca o se si è trattato di una manovra di rientro rivelatasi tutt'altro che efficace. Anzi: una manovra diventata il classico rimedio peggiore del male. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

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