Salerno. Kunta Kinte Lab, sartoria meticcia. Al centro Onmic di via Palestro macchine da cucire al servizio dei migranti

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Salerno. Una bottega di sartoria meticcia. Questo è il “Kunta Kinte Lab”, nuova realtà artigianale nata all’interno del centro Onmic di via Palestro, a Torrione Alto, dove Aboubacar e Tijan, due giovani gambiani ospiti della struttura, sono riusciti a mettere a frutto la loro creatività e le competenze manuali maturate nel loro paese d’origine. Domenica scorsa il loro allegro campionario, interamente cucito a mano, composto da magliette, vestitini, cappelli, gonne, portatabacchi di ogni forma e colore – in cui i motivi africani si intrecciano con la tecnica di cucito italiana – ha potuto vedere la luce grazie allo spazio che il Mercatino delle Idee ha riservato loro nell’evento svoltosi in un capannone di traversa Migliaro, in via San Leonardo. «Sin dal loro arrivo presso la nostra struttura, i ragazzi hanno manifestato la volontà di esercitare il mestiere che praticavano da anni in Africa. Da qui è nata l’idea di promuovere un laboratorio di artigianato creativo – spiega Giuseppe Benvenuto, responsabile Onmic del centro diurno polifunzionale “Palestro”, in cui i minori svolgono le attività – In questo modo vogliamo dimostrare che l’immigrazione può essere un’opportunità piuttosto che un pericolo per il paese ospitante. Inoltre, la speranza è che iniziative come queste contribuiscano a stemperare il clima di tensione che si è creato in città intorno ai migranti, i quali hanno già imparato cos’è la paura e quanta forza serve per sconfiggerla». Ad aiutare i due giovani stilisti africani, due artigiani salernitani: Antonella Di Capua, ideatrice di “Lovinghina Handmade” e Antonio Rinaldi di “Robafattamman”. «Quando gli operatori del centro hanno pensato di attivare il laboratorio di sartoria si sono resi conto che non avevano l’attrezzatura adeguata e mi hanno chiesto aiuto – racconta Antonella – così ho portato lì una macchina da cucire che avevo in più, altre stoffe e quello che serviva. Nel primo pomeriggio di lavoro i ragazzi hanno creato con la loro tecnica, che è completamente diversa dalla nostra, una gonna e due corpetti in stile africano, nel secondo incontro ho fatto vedere loro il mio metodo e abbiamo fatto un cappello. E così è nato un laboratorio creativo dove stiamo insieme, ci scambiamo le conoscenze e proviamo insieme le varie tecniche di cucito divertendoci. I ragazzi hanno tanta voglia di imparare il mio metodo sartoriale, con gli altri stiamo partendo dalle basi. Vorrei cercare di trasmettergli tutti quello che sto imparando, integrandolo con quello che loro sanno già fare. Sono veramente bravi ed è bellissimo vederli a lavoro». Per gli operatori del centro il lavoro di artigiano può essere una valida alternativa ad una situazione di sfruttamento di cui i profughi da poco arrivati in Italia rimangono vittime: «Realizzare prodotti creati a mano li gratifica, dà loro soddisfazione; imparare un mestiere li mette nelle condizioni di trovare un lavoro dignitoso incentivando così la loro integrazione nel tessuto socio-economico del nostro Paese», spiega Benvenuto. «Salerno ci piace molto, la gente è ospitale e vorremmo continuare il nostro percorso di vita e di lavoro – affermano sorridenti i due giovanissimi africani – Abbiamo vissuto esperienze durissime che ci sarà impossibile dimenticare ma adesso il peggio è alle spalle. Attualmente, la nostra maggiore preoccupazione è imparare l’italiano, con il quale abbiamo ancora qualche difficoltà». Per chi fosse incuriosito da questa iniziativa creativa e solidale l’appuntamento è ogni mercoledì dalle ore 17 alle ore 20 presso il centro polifunzionale gestito dall’associazione Onmicin via Palestro. (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno)

Salerno. Una bottega di sartoria meticcia. Questo è il “Kunta Kinte Lab”, nuova realtà artigianale nata all’interno del centro Onmic di via Palestro, a Torrione Alto, dove Aboubacar e Tijan, due giovani gambiani ospiti della struttura, sono riusciti a mettere a frutto la loro creatività e le competenze manuali maturate nel loro paese d’origine. Domenica scorsa il loro allegro campionario, interamente cucito a mano, composto da magliette, vestitini, cappelli, gonne, portatabacchi di ogni forma e colore – in cui i motivi africani si intrecciano con la tecnica di cucito italiana – ha potuto vedere la luce grazie allo spazio che il Mercatino delle Idee ha riservato loro nell’evento svoltosi in un capannone di traversa Migliaro, in via San Leonardo. «Sin dal loro arrivo presso la nostra struttura, i ragazzi hanno manifestato la volontà di esercitare il mestiere che praticavano da anni in Africa. Da qui è nata l’idea di promuovere un laboratorio di artigianato creativo – spiega Giuseppe Benvenuto, responsabile Onmic del centro diurno polifunzionale “Palestro”, in cui i minori svolgono le attività – In questo modo vogliamo dimostrare che l’immigrazione può essere un’opportunità piuttosto che un pericolo per il paese ospitante. Inoltre, la speranza è che iniziative come queste contribuiscano a stemperare il clima di tensione che si è creato in città intorno ai migranti, i quali hanno già imparato cos’è la paura e quanta forza serve per sconfiggerla». Ad aiutare i due giovani stilisti africani, due artigiani salernitani: Antonella Di Capua, ideatrice di “Lovinghina Handmade” e Antonio Rinaldi di “Robafattamman”. «Quando gli operatori del centro hanno pensato di attivare il laboratorio di sartoria si sono resi conto che non avevano l’attrezzatura adeguata e mi hanno chiesto aiuto – racconta Antonella – così ho portato lì una macchina da cucire che avevo in più, altre stoffe e quello che serviva. Nel primo pomeriggio di lavoro i ragazzi hanno creato con la loro tecnica, che è completamente diversa dalla nostra, una gonna e due corpetti in stile africano, nel secondo incontro ho fatto vedere loro il mio metodo e abbiamo fatto un cappello. E così è nato un laboratorio creativo dove stiamo insieme, ci scambiamo le conoscenze e proviamo insieme le varie tecniche di cucito divertendoci. I ragazzi hanno tanta voglia di imparare il mio metodo sartoriale, con gli altri stiamo partendo dalle basi. Vorrei cercare di trasmettergli tutti quello che sto imparando, integrandolo con quello che loro sanno già fare. Sono veramente bravi ed è bellissimo vederli a lavoro». Per gli operatori del centro il lavoro di artigiano può essere una valida alternativa ad una situazione di sfruttamento di cui i profughi da poco arrivati in Italia rimangono vittime: «Realizzare prodotti creati a mano li gratifica, dà loro soddisfazione; imparare un mestiere li mette nelle condizioni di trovare un lavoro dignitoso incentivando così la loro integrazione nel tessuto socio-economico del nostro Paese», spiega Benvenuto. «Salerno ci piace molto, la gente è ospitale e vorremmo continuare il nostro percorso di vita e di lavoro – affermano sorridenti i due giovanissimi africani – Abbiamo vissuto esperienze durissime che ci sarà impossibile dimenticare ma adesso il peggio è alle spalle. Attualmente, la nostra maggiore preoccupazione è imparare l’italiano, con il quale abbiamo ancora qualche difficoltà». Per chi fosse incuriosito da questa iniziativa creativa e solidale l’appuntamento è ogni mercoledì dalle ore 17 alle ore 20 presso il centro polifunzionale gestito dall’associazione Onmicin via Palestro. (Fiorella Loffredo – La Città di Salerno)