Alberto di Monaco citato al tribunale di Napoli nord. Rifiutate le due precedenti notifiche. Udienza il 28 giugno

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Lui la chiama una «stangata». E si riferisce ad un raggiro milionario subito e alla materia: il brevetto per un nuovo software sui tornei di poker online chiamato «Texas Hold’em» da sviluppare in un progetto di gioco d’azzardo in Rete. Lui, che in questa storia sembra fare la figura del pollo, si chiama Mario Loffredo, imprenditore 56enne originario della provincia di Napoli titolare a Campione d’Italia di società attive nel settore degli igames, il gioco d’azzardo online. Casa a Lugano, in attività nella provincia di Como, Loffredo sostiene che in sette, insieme con il principe Alberto di Monaco, lo avrebbero truffato su un grosso affare di un nuovo brevetto legato ad un suo progetto innovativo battezzato «Montecarlo Poker tour». La denuncia penale, con relativo processo in attesa d’appello dopo l’assoluzione in primo grado dei sette denunciati, è a Como. Ma la vicenda è approdata anche dalle nostre parti: al tribunale di Napoli nord. È questo, infatti, il tribunale competente per l’originaria residenza di Loffredo, dove è stata presentata una mega-citazione di risarcimento danni accompagnata da una richiesta di sequestro conservativo di 75 milioni di euro. Ma la battaglia dell’imprenditore campano sembra la storia di Davide contro Golia. Per due volte la citazione all’udienza, spedita dal giudice Annamaria Buffardo al principe Alberto di Monaco, è stata rispedita al mittente. Un rifiuto sotto l’ombrello della Costituzione del piccolo Stato monegasco, che considera «inviolabile» il principe. Ora è stata spedita la terza citazione per l’udienza fissata il prossimo 28 giugno. Come andrà a finire? Il tribunale di Napoli nord ha chiesto l’intervento del ministero della Giustizia. La risposta è stata ponziopilatesca: «Non si ravvisano gli estremi per un eventuale intervento volto alla risoluzione della vicenda in via diplomatica». E ancora: «La questione è di rilevanza processuale ed è legata all’interpretazione della normativa processuale e sovranazionale vigente. Al giudice di merito spetta ogni decisione sulla legittimità o meno del rifiuto da parte del convenuto di ricevere l’atto di citazione». Sette, dunque, le persone denunciate dall’imprenditore: Stephan Morandi, uno degli organizzatori del Gran premio di Formula Uno a Montecarlo; Bernard Lambert, ex direttore generale del gruppo Montecarlo della società «des Bains de Mer» (Sbm) quotata alla Borsa di Parigi e fondata nel 1863, controllata dal Principato; Jean Marie Cornutello, direttore generale dei casinò monegaschi; Eric Cicero e Jean Francois Chiavazza direttori di casinò; Francois Poher, direttore del Monaco moneymarket fund; Axel Hoppenot, vice presidente marketing della «Societàdes Bainsde Mer». Secondo Loffredo, i sette si sarebbero fatti consegnare, a più riprese, in momenti diversi, un milione e 200mila euro per far finanziare il progetto del «Montecarlo poker tour». Ci sarebbero stati incontri a Monaco, anche alla presenza del principe Alberto. Ma poi, al momento della firma definitiva con la «Società des Bains de Mer», gli sarebbe arrivata una comunicazione: inutile fare affidamento sul contratto perché la Sbm non ne sa nulla. Così, il 24 novembre del 2008, la direzione si tira fuori, spiegando di non aver mai ricevuto alcun placet governativo anche perché a Monaco il gioco online è vietato. Dove sono finiti i soldi delle consulenze versati a più personaggi del Principato? Ha scritto Loffredo, raccontando le sue vicissitudini: «Versate le prime somme, iniziai ad essere invitato a Montecarlo a spese del Principato e trattato come un uomo d’affari indispensabile per gli interessi di Sbm. A Monaco mi attendeva una Rolls Royce, un appartamento da 16mila euro a notte, cene esclusive nel castello. Presentai il progetto ai consulenti a Lugano e subito dopo iniziò un serrato pressing per accelerare i pagamenti». Nel racconto gli inviti personali ricevuti dal principe. Ma il business sognato resta sulla carta. E, otto anni dopo, Loffredo tenta ancora di riavere quel milione e 200mila euro versati ai consulenti monegaschi. (Gigi Di Fiore – Il Mattino)

Lui la chiama una «stangata». E si riferisce ad un raggiro milionario subito e alla materia: il brevetto per un nuovo software sui tornei di poker online chiamato «Texas Hold’em» da sviluppare in un progetto di gioco d’azzardo in Rete. Lui, che in questa storia sembra fare la figura del pollo, si chiama Mario Loffredo, imprenditore 56enne originario della provincia di Napoli titolare a Campione d’Italia di società attive nel settore degli igames, il gioco d’azzardo online. Casa a Lugano, in attività nella provincia di Como, Loffredo sostiene che in sette, insieme con il principe Alberto di Monaco, lo avrebbero truffato su un grosso affare di un nuovo brevetto legato ad un suo progetto innovativo battezzato «Montecarlo Poker tour». La denuncia penale, con relativo processo in attesa d’appello dopo l’assoluzione in primo grado dei sette denunciati, è a Como. Ma la vicenda è approdata anche dalle nostre parti: al tribunale di Napoli nord. È questo, infatti, il tribunale competente per l’originaria residenza di Loffredo, dove è stata presentata una mega-citazione di risarcimento danni accompagnata da una richiesta di sequestro conservativo di 75 milioni di euro. Ma la battaglia dell’imprenditore campano sembra la storia di Davide contro Golia. Per due volte la citazione all’udienza, spedita dal giudice Annamaria Buffardo al principe Alberto di Monaco, è stata rispedita al mittente. Un rifiuto sotto l’ombrello della Costituzione del piccolo Stato monegasco, che considera «inviolabile» il principe. Ora è stata spedita la terza citazione per l’udienza fissata il prossimo 28 giugno. Come andrà a finire? Il tribunale di Napoli nord ha chiesto l’intervento del ministero della Giustizia. La risposta è stata ponziopilatesca: «Non si ravvisano gli estremi per un eventuale intervento volto alla risoluzione della vicenda in via diplomatica». E ancora: «La questione è di rilevanza processuale ed è legata all’interpretazione della normativa processuale e sovranazionale vigente. Al giudice di merito spetta ogni decisione sulla legittimità o meno del rifiuto da parte del convenuto di ricevere l’atto di citazione». Sette, dunque, le persone denunciate dall’imprenditore: Stephan Morandi, uno degli organizzatori del Gran premio di Formula Uno a Montecarlo; Bernard Lambert, ex direttore generale del gruppo Montecarlo della società «des Bains de Mer» (Sbm) quotata alla Borsa di Parigi e fondata nel 1863, controllata dal Principato; Jean Marie Cornutello, direttore generale dei casinò monegaschi; Eric Cicero e Jean Francois Chiavazza direttori di casinò; Francois Poher, direttore del Monaco moneymarket fund; Axel Hoppenot, vice presidente marketing della «Societàdes Bainsde Mer». Secondo Loffredo, i sette si sarebbero fatti consegnare, a più riprese, in momenti diversi, un milione e 200mila euro per far finanziare il progetto del «Montecarlo poker tour». Ci sarebbero stati incontri a Monaco, anche alla presenza del principe Alberto. Ma poi, al momento della firma definitiva con la «Società des Bains de Mer», gli sarebbe arrivata una comunicazione: inutile fare affidamento sul contratto perché la Sbm non ne sa nulla. Così, il 24 novembre del 2008, la direzione si tira fuori, spiegando di non aver mai ricevuto alcun placet governativo anche perché a Monaco il gioco online è vietato. Dove sono finiti i soldi delle consulenze versati a più personaggi del Principato? Ha scritto Loffredo, raccontando le sue vicissitudini: «Versate le prime somme, iniziai ad essere invitato a Montecarlo a spese del Principato e trattato come un uomo d’affari indispensabile per gli interessi di Sbm. A Monaco mi attendeva una Rolls Royce, un appartamento da 16mila euro a notte, cene esclusive nel castello. Presentai il progetto ai consulenti a Lugano e subito dopo iniziò un serrato pressing per accelerare i pagamenti». Nel racconto gli inviti personali ricevuti dal principe. Ma il business sognato resta sulla carta. E, otto anni dopo, Loffredo tenta ancora di riavere quel milione e 200mila euro versati ai consulenti monegaschi. (Gigi Di Fiore – Il Mattino)