Napoli. All’ospedale San Paolo pazienti contaminati. Fermati i ricoveri in rianimazione

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Napoli. Rianimazione “blindata” all’ospedale San Paolo che da sabato scorso, 23 gennaio, ha comunicato formalmente «l’indisponibilità dei posti letto». Questa la frase riportata nella nota sottoscritta da Vincenzo Pucci, direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione che, pur ospitando 6 degenti su un totale di 8 posti letto, non è nelle condizioni di poter accettare altri ricoverati. Ad interdire il normale funzionamento delle sale del presidio di Fuorigrotta è la presenza di cariche batteriche ed alcuni episodi di pazienti infetti. Per la precisione, un ricoverato è affetto dal virus H1N1, un tempo conosciuto come «influenza suina», ed altri due da Klebsiella che invece è a carica batterica. Per il primo è scattato l’isolamento da sabato, all’arrivo del tampone positivo, per gli altri invece prosegue l’assistenza nel reparto compatibilmente alla bonifica dei luoghi, ma non mancano le difficoltà. «Le mascherine con filtraggio specifico da adottare in questi casi per il personale sanitario non erano in numero sufficiente e sono state recuperate da altri reparti – segnala Carmine Ferruzzi della rete sindacale Cisl, Uil, Nursing Up e Usb – mancavano i kit di tubi a circuito chiuso che devono essere necessariamente adottati e che ci siamo fatti prestare dall’ospedale Cotugno, senza contare che in questi giorni si è lavorato anche a tre unità infermieristiche e che manca da novembre il rappresentante aziendale per la sicurezza dei lavoratori». Alle carenze che si palesano nell’emergenza si aggiungono quelle croniche. «Mancano dispositivi ospedalieri come padelle monouso, vaschette per lavare gli ammalati ed il lavapadelle è guasto, tutte disfunzioni che sfiorano il paradosso dal momento che si tratta di uno dei reparti dove si trovano gli ammalati più critici», aggiunge Massimo Rotondo, anche lui della rete che unisce i quattro sindacati. Le operazioni d’elezione saranno bloccate per l’intero mese di febbraio a causa della carenza di anestesisti. «La tac dopo circa un mese di guasto è stata riattivata ma le prenotazioni dall’esterno non si possono ancora effettuare», insiste Ferruzzi. A gettare acqua sul fuoco è Antonio De Martino, vice direttore dell’ospedale che ammette «la mancanza di alcuni presidi, presi in prestito dal Cotugno ma che non sono riconducibili a carenze croniche. Non c’è motivo di fare allarmismo – afferma il dirigente – la decisione di non ammettere altri ricoverati è semplicemente un’azione preventiva per la tutela degli ammalati e del personale ed in generale delle condizioni di sicurezza del reparto, stiamo effettuando tamponi per monitorare le infezioni e va precisato che i due pazienti sono contaminati e non infettati dai batteri, che potrebbero anche non conclamarsi». (Melina Chiapparino – Il Mattino)

Napoli. Rianimazione “blindata” all’ospedale San Paolo che da sabato scorso, 23 gennaio, ha comunicato formalmente «l’indisponibilità dei posti letto». Questa la frase riportata nella nota sottoscritta da Vincenzo Pucci, direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione che, pur ospitando 6 degenti su un totale di 8 posti letto, non è nelle condizioni di poter accettare altri ricoverati. Ad interdire il normale funzionamento delle sale del presidio di Fuorigrotta è la presenza di cariche batteriche ed alcuni episodi di pazienti infetti. Per la precisione, un ricoverato è affetto dal virus H1N1, un tempo conosciuto come «influenza suina», ed altri due da Klebsiella che invece è a carica batterica. Per il primo è scattato l’isolamento da sabato, all’arrivo del tampone positivo, per gli altri invece prosegue l’assistenza nel reparto compatibilmente alla bonifica dei luoghi, ma non mancano le difficoltà. «Le mascherine con filtraggio specifico da adottare in questi casi per il personale sanitario non erano in numero sufficiente e sono state recuperate da altri reparti – segnala Carmine Ferruzzi della rete sindacale Cisl, Uil, Nursing Up e Usb – mancavano i kit di tubi a circuito chiuso che devono essere necessariamente adottati e che ci siamo fatti prestare dall’ospedale Cotugno, senza contare che in questi giorni si è lavorato anche a tre unità infermieristiche e che manca da novembre il rappresentante aziendale per la sicurezza dei lavoratori». Alle carenze che si palesano nell’emergenza si aggiungono quelle croniche. «Mancano dispositivi ospedalieri come padelle monouso, vaschette per lavare gli ammalati ed il lavapadelle è guasto, tutte disfunzioni che sfiorano il paradosso dal momento che si tratta di uno dei reparti dove si trovano gli ammalati più critici», aggiunge Massimo Rotondo, anche lui della rete che unisce i quattro sindacati. Le operazioni d’elezione saranno bloccate per l’intero mese di febbraio a causa della carenza di anestesisti. «La tac dopo circa un mese di guasto è stata riattivata ma le prenotazioni dall’esterno non si possono ancora effettuare», insiste Ferruzzi. A gettare acqua sul fuoco è Antonio De Martino, vice direttore dell’ospedale che ammette «la mancanza di alcuni presidi, presi in prestito dal Cotugno ma che non sono riconducibili a carenze croniche. Non c’è motivo di fare allarmismo – afferma il dirigente – la decisione di non ammettere altri ricoverati è semplicemente un’azione preventiva per la tutela degli ammalati e del personale ed in generale delle condizioni di sicurezza del reparto, stiamo effettuando tamponi per monitorare le infezioni e va precisato che i due pazienti sono contaminati e non infettati dai batteri, che potrebbero anche non conclamarsi». (Melina Chiapparino – Il Mattino)

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