Ischia. Marchesi, la Nestlè e i cinesi: sfida per faro di Forio. Imprenditori locali: resti nella disponibità dell’isola

0

Ischia. Il guru della cucina italiana nel mondo, la grande multinazionale americana, i miliardari cinesi e l’industriale tedesco. Grandi nomi concorrono per aggiudicarsi la gestione cinquantennale dello storico faro di Punta Imperatore a Forio, uno dei guardiani del mare fra i più datati e importanti dell’intera penisola. E spunta anche una cordata di imprenditori isolani fra i sei inserzionisti che hanno risposto al bando del ministero per le Infrastrutture, dove a giorni si riunirà la commissione che dovrà procedere alla valutazione delle offerte. Nell’attesa, sull’isola verde ci si divide non solo sui primi giudizi, ma soprattutto sulle aspettative legate a quelli che saranno gli effetti in termini di ricaduta d’immagine. C’è chi teme che un altro pezzo di storia e di isola passi in mani straniere e quindi fa il tifo per la cordata di imprenditori isolani capitanata dal costruttore ischitano Celestino Vuoso (vicino agli ambienti della curia vescovile), pronto a ridisegnare in versione turistica e ricettiva la bianca torre della lanterna che domina la baia di Citara e sorveglia gli accessi al Mediterraneo meridionale. Ma i più si augurano che ad aggiudicarsi la gestione siano le cordate di imprenditori stranieri e non solo per la immissione di capitali freschi nell’economia locale, ma perché una gestione da oltralpe o meglio ancora da oltremare, rappresenterebbe da un lato un forte richiamo d’immagine sui mercati esteri del turismo e dall’altro starebbe a segnare il rilancio degli investimenti stranieri sull’isola d’Ischia, fermi oramai dagli anni ’80. Fuori i miliardari russi dalla corsa – a causa del regime delle sanzioni incrociate che sconsigliano investimenti specialmente nel nostro Paese – ecco che spuntano gli americani. Una delle offerte arriva infatti dal colosso Nestlè, la nota multinazionale del settore alimentare. Sempre dall’industria alimentare è pervenuta negli uffici romani la busta contenente la proposta economica rilanciata da un gruppo di miliardari cinesi con sede legale in Svizzera e braccio finanziario a Shangai, dove operano nel commercio internazionale di gioielli e materiali preziosi. Gli investitori stranieri sembrano dunque aver risposto con convinzione all’offerta di mercato. Ma la loro presenza viene al momento controbilanciata dalla discesa in campo di un personaggio del calibro di Gualtiero Marchesi, ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Il progetto di Marchesi è ambizioso e punta a prendere la gestione non solo del faro di Punta Imperatore a Forio, ma anche di altri cinque anziani guardiani del mare. Si tratta dei fari di Punta del Fenaio e Punta Capel Rosso sull’Isola del Giglio. E ancora: Faro di Punta Cavazzi a Ustica, Faro di Capo Grosso a Levanzo, Faro di Muro Porco a Siracusa e, infine un altro gioiello campano, il Faro di Capo D’Orso a Maiori. Ambizioso, si diceva, il progetto di Marchesi. E al tempo stesso affascinante se lo si guarda sotto l’aspetto della valorizzazione di uno dei punti di forza del made in Italy: la cucina a cinque stelle legata alle eccellenze del territorio. «La mia idea – ha avuto modo di spiegare il guru Marchesi – è quello di avviare un discorso che si lega alla riscoperta del territori. In ogni luogo il microclima detterà i sapori e gli ingredienti da rivalutare. Il pesce, ma non solo. I collegamenti con l’entroterra sono fondamentali. Immaginiamo un percorso da un faro all’altro alla scoperta della cucina italiana specifica di ogni territorio». Il futuro del faro di Punta Imperatore – che anche negli anni a venire non dismetterà affatto la sua funzione di sentinella del mare per pescatori e naviganti che continueranno ad incrociare anche decine di miglia dalle coste isolane – sarà quindi quello di essere gestito da privati con una rinnovata mentalità produttiva e con una destinazione d’uso turistica e ricettiva di extra lusso. Ed a giorni, dalla seduta della commissione che procederà pubblicamente all’apertura dei plichi ed alla valutazione delle proposte, si saprà anche il nome del gestore. (Massimo Zivelli – Il Mattino)

Ischia. Il guru della cucina italiana nel mondo, la grande multinazionale americana, i miliardari cinesi e l’industriale tedesco. Grandi nomi concorrono per aggiudicarsi la gestione cinquantennale dello storico faro di Punta Imperatore a Forio, uno dei guardiani del mare fra i più datati e importanti dell’intera penisola. E spunta anche una cordata di imprenditori isolani fra i sei inserzionisti che hanno risposto al bando del ministero per le Infrastrutture, dove a giorni si riunirà la commissione che dovrà procedere alla valutazione delle offerte. Nell’attesa, sull’isola verde ci si divide non solo sui primi giudizi, ma soprattutto sulle aspettative legate a quelli che saranno gli effetti in termini di ricaduta d’immagine. C’è chi teme che un altro pezzo di storia e di isola passi in mani straniere e quindi fa il tifo per la cordata di imprenditori isolani capitanata dal costruttore ischitano Celestino Vuoso (vicino agli ambienti della curia vescovile), pronto a ridisegnare in versione turistica e ricettiva la bianca torre della lanterna che domina la baia di Citara e sorveglia gli accessi al Mediterraneo meridionale. Ma i più si augurano che ad aggiudicarsi la gestione siano le cordate di imprenditori stranieri e non solo per la immissione di capitali freschi nell’economia locale, ma perché una gestione da oltralpe o meglio ancora da oltremare, rappresenterebbe da un lato un forte richiamo d’immagine sui mercati esteri del turismo e dall’altro starebbe a segnare il rilancio degli investimenti stranieri sull’isola d’Ischia, fermi oramai dagli anni ’80. Fuori i miliardari russi dalla corsa – a causa del regime delle sanzioni incrociate che sconsigliano investimenti specialmente nel nostro Paese – ecco che spuntano gli americani. Una delle offerte arriva infatti dal colosso Nestlè, la nota multinazionale del settore alimentare. Sempre dall’industria alimentare è pervenuta negli uffici romani la busta contenente la proposta economica rilanciata da un gruppo di miliardari cinesi con sede legale in Svizzera e braccio finanziario a Shangai, dove operano nel commercio internazionale di gioielli e materiali preziosi. Gli investitori stranieri sembrano dunque aver risposto con convinzione all’offerta di mercato. Ma la loro presenza viene al momento controbilanciata dalla discesa in campo di un personaggio del calibro di Gualtiero Marchesi, ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Il progetto di Marchesi è ambizioso e punta a prendere la gestione non solo del faro di Punta Imperatore a Forio, ma anche di altri cinque anziani guardiani del mare. Si tratta dei fari di Punta del Fenaio e Punta Capel Rosso sull’Isola del Giglio. E ancora: Faro di Punta Cavazzi a Ustica, Faro di Capo Grosso a Levanzo, Faro di Muro Porco a Siracusa e, infine un altro gioiello campano, il Faro di Capo D’Orso a Maiori. Ambizioso, si diceva, il progetto di Marchesi. E al tempo stesso affascinante se lo si guarda sotto l’aspetto della valorizzazione di uno dei punti di forza del made in Italy: la cucina a cinque stelle legata alle eccellenze del territorio. «La mia idea – ha avuto modo di spiegare il guru Marchesi – è quello di avviare un discorso che si lega alla riscoperta del territori. In ogni luogo il microclima detterà i sapori e gli ingredienti da rivalutare. Il pesce, ma non solo. I collegamenti con l’entroterra sono fondamentali. Immaginiamo un percorso da un faro all’altro alla scoperta della cucina italiana specifica di ogni territorio». Il futuro del faro di Punta Imperatore – che anche negli anni a venire non dismetterà affatto la sua funzione di sentinella del mare per pescatori e naviganti che continueranno ad incrociare anche decine di miglia dalle coste isolane – sarà quindi quello di essere gestito da privati con una rinnovata mentalità produttiva e con una destinazione d’uso turistica e ricettiva di extra lusso. Ed a giorni, dalla seduta della commissione che procederà pubblicamente all’apertura dei plichi ed alla valutazione delle proposte, si saprà anche il nome del gestore. (Massimo Zivelli – Il Mattino)

Lascia una risposta