Unioni civili, sì del Pd. Alfano: referendum. Intesa al Senato, libertà di voto sulle adozioni

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Svolta sulle Unioni civili. Il gruppo Pd al Senato ha approvato all’unanimità l’impianto del ddl Cirinnà. L’assemblea è stata animata ma il gruppo alla fine ha votato compatto. Convinti che il Pd su questa partita si giochi la faccia, i Dem voteranno tutti la legge, così come uscirà dall’iter parlamentare, sia che ci sarà la stepchild adoption, sia che non ci sarà, sia che sarà rivista come suggerisce l’emendamento Pagliari-Marcucci, quello della mediazione. Perché  il nervo scoperto resta sempre quello: le adozioni. Davanti c’è una settimana di tempo per continuare a mediare. Il ddl va in aula domani ma ci sono da votare le pregiudiziali di costituzionalità e quindi il dibattito generale. Nel merito si entrerà tra martedì e mercoledì della prossima settimana, da qui ad allora si cercherà di arrivare con il massimo di unità possibile in aula. Le «colombe» confidano che, una volta archiviato il Family day, potrà esserci maggiore serenità per chiudere un accordo. Intanto, è stato stabilito che il Pd voterà contro le questioni pregiudiziali: dunque su questo punto non ci sarà libertà di coscienza come invece richiesto da alcuni cattolici. La libertà di coscienza verrà concessa solo su alcuni emendamenti che verranno esaminati nella riunione del 2 febbraio. Il capogruppo Luigi Zanda si augura una «drastica riduzione» degli emendamenti «così da poter discutere sul merito dedicando la dovuta attenzione e il tempo che l’argomento merita». L’obiettivo è una mediazione sul punto più controverso, che resta quello della stepchild adoption, ipotizzando che si possa individuare una norma di compromesso tra due diversi emendamenti, quello firmato da Vannino Chiti e quello presentato da Andrea Marcucci e Giorgio Pagliari, realizzando così una sorta di «affido rafforzato». Ma le divisioni sul tema restano e hanno trovato terreno in un’assemblea durante la quale se i Giovani Turchi, con Francesco Verducci, hanno sottolineato come la stepchild adoption non comporti alcuna discriminazione, i cattolici hanno ribadito la propria contrarietà all’adozione del figlio del partner chiedendo di emendare anche l’articolo 3 sui diritti e doveri delle coppie gay. Articolo che – ha sottolineato Stefano Collina – di fatto già autorizza la stepchild adoption. Possibile, a questo punto, che il voto di coscienza sia ammesso non solo sugli emendamenti all’articolo 5 che disciplina la stepchild adoption ma anche sull’articolo 3. Micaela Campana, responsabile Pd per i Diritti, ha ribadito che si tenterà la strada «del dialogo fino all’ultimo». A chiedere un ulteriore sforzo è stato anche il renziano Andrea Marcucci, co-firmatario con Giorgio Pagliari di un emendamento sul biennio di pre-adozione che per i cattolici potrebbe rappresentare un buon punto di caduta ma che per i sostenitori della stepchild è una discriminazione troppo radicale per i minori. Se nel Pd si intravede uno sbocco, restano da chiarire i rapporti con le opposizioni e con gli alleati di governo, in particolare con Area popolare. Ieri il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto che venga stralciata la stepchild. «Se il testo resta questo non lo votiamo», ha fatto sapere. Il ministro degli Interni Angelino Alfano ha anche adombrato l’ipotesi di un referendum abrogativo qualora la legge passasse. «L’ho messo in conto – ha detto – potrebbe essere una scelta razionale affidarsi al popolo». Molti i nodi da sciogliere, dunque, con Renzi che lavora a un piano alternativo: se il Senato, dove i numeri sono risicati, dovesse cancellare la stepchild, la norma verrebbe reintrodotta nel passaggio alla Camera. Nel frattempo da Strasburgo arriva un nuovo richiamo del Consiglio d’Europa. L’Italia «riconosca le coppie dello stesso sesso così come stabilito dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani» del 2015 e «come accade nella maggior parte degli Stati membri», è «l’incoraggiamento» del segretario generale Thorbjorn Jagland. Scenari, ipotesi, mentre si avvicina il Family day di sabato prossimo. È scattato il conto alla rovescia per l’evento al Circo Massimo a Roma che a detta degli organizzatori dovrebbe superare il milione di presenze, facendo nettamente meglio di quello di giugno dell’anno scorso a San Giovanni. I parlamentari Cattodem non ci saranno, a parte Beppe Fioroni e il gruppo dei popolari. «Ci andai anche nel 2007 da ministro in carica mentre il governo varava i Dico, tanto più questa volta», ha detto. Numerosi i deputati di Fi, compresi i laici, come Altero Matteoli o Renato Brunetta. Non solo perché condividono il «no» al ddl Cirinnà, ma perché questo passaggio può far male al governo Renzi, come i Dico lo fecero a Prodi. Sfileranno anche diversi leghisti, ma non Matteo Salvini che non andrà per rispetto, visto che – ha spiegato – «è divorziato». Ci sarà anche un folto gruppo di senatori e deputati di Ap, che ieri hanno annunciato ufficialmente la loro presenza, come Alessandro Pagano, che guida il Comitato parlamentari per la famiglia. Un gruppo di loro (Lorenzo Cesa, Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Angelo Cera, Giuseppe De Mita, Gianpiero D’Alia ed Antonio De Poli) ha esortato gli iscritti a essere presenti. (Paolo Mainiero – Il Mattino)

Svolta sulle Unioni civili. Il gruppo Pd al Senato ha approvato all’unanimità l’impianto del ddl Cirinnà. L’assemblea è stata animata ma il gruppo alla fine ha votato compatto. Convinti che il Pd su questa partita si giochi la faccia, i Dem voteranno tutti la legge, così come uscirà dall’iter parlamentare, sia che ci sarà la stepchild adoption, sia che non ci sarà, sia che sarà rivista come suggerisce l’emendamento Pagliari-Marcucci, quello della mediazione. Perché  il nervo scoperto resta sempre quello: le adozioni. Davanti c’è una settimana di tempo per continuare a mediare. Il ddl va in aula domani ma ci sono da votare le pregiudiziali di costituzionalità e quindi il dibattito generale. Nel merito si entrerà tra martedì e mercoledì della prossima settimana, da qui ad allora si cercherà di arrivare con il massimo di unità possibile in aula. Le «colombe» confidano che, una volta archiviato il Family day, potrà esserci maggiore serenità per chiudere un accordo. Intanto, è stato stabilito che il Pd voterà contro le questioni pregiudiziali: dunque su questo punto non ci sarà libertà di coscienza come invece richiesto da alcuni cattolici. La libertà di coscienza verrà concessa solo su alcuni emendamenti che verranno esaminati nella riunione del 2 febbraio. Il capogruppo Luigi Zanda si augura una «drastica riduzione» degli emendamenti «così da poter discutere sul merito dedicando la dovuta attenzione e il tempo che l’argomento merita». L’obiettivo è una mediazione sul punto più controverso, che resta quello della stepchild adoption, ipotizzando che si possa individuare una norma di compromesso tra due diversi emendamenti, quello firmato da Vannino Chiti e quello presentato da Andrea Marcucci e Giorgio Pagliari, realizzando così una sorta di «affido rafforzato». Ma le divisioni sul tema restano e hanno trovato terreno in un’assemblea durante la quale se i Giovani Turchi, con Francesco Verducci, hanno sottolineato come la stepchild adoption non comporti alcuna discriminazione, i cattolici hanno ribadito la propria contrarietà all’adozione del figlio del partner chiedendo di emendare anche l’articolo 3 sui diritti e doveri delle coppie gay. Articolo che – ha sottolineato Stefano Collina – di fatto già autorizza la stepchild adoption. Possibile, a questo punto, che il voto di coscienza sia ammesso non solo sugli emendamenti all’articolo 5 che disciplina la stepchild adoption ma anche sull’articolo 3. Micaela Campana, responsabile Pd per i Diritti, ha ribadito che si tenterà la strada «del dialogo fino all’ultimo». A chiedere un ulteriore sforzo è stato anche il renziano Andrea Marcucci, co-firmatario con Giorgio Pagliari di un emendamento sul biennio di pre-adozione che per i cattolici potrebbe rappresentare un buon punto di caduta ma che per i sostenitori della stepchild è una discriminazione troppo radicale per i minori. Se nel Pd si intravede uno sbocco, restano da chiarire i rapporti con le opposizioni e con gli alleati di governo, in particolare con Area popolare. Ieri il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto che venga stralciata la stepchild. «Se il testo resta questo non lo votiamo», ha fatto sapere. Il ministro degli Interni Angelino Alfano ha anche adombrato l’ipotesi di un referendum abrogativo qualora la legge passasse. «L’ho messo in conto – ha detto – potrebbe essere una scelta razionale affidarsi al popolo». Molti i nodi da sciogliere, dunque, con Renzi che lavora a un piano alternativo: se il Senato, dove i numeri sono risicati, dovesse cancellare la stepchild, la norma verrebbe reintrodotta nel passaggio alla Camera. Nel frattempo da Strasburgo arriva un nuovo richiamo del Consiglio d’Europa. L’Italia «riconosca le coppie dello stesso sesso così come stabilito dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani» del 2015 e «come accade nella maggior parte degli Stati membri», è «l’incoraggiamento» del segretario generale Thorbjorn Jagland. Scenari, ipotesi, mentre si avvicina il Family day di sabato prossimo. È scattato il conto alla rovescia per l’evento al Circo Massimo a Roma che a detta degli organizzatori dovrebbe superare il milione di presenze, facendo nettamente meglio di quello di giugno dell’anno scorso a San Giovanni. I parlamentari Cattodem non ci saranno, a parte Beppe Fioroni e il gruppo dei popolari. «Ci andai anche nel 2007 da ministro in carica mentre il governo varava i Dico, tanto più questa volta», ha detto. Numerosi i deputati di Fi, compresi i laici, come Altero Matteoli o Renato Brunetta. Non solo perché condividono il «no» al ddl Cirinnà, ma perché questo passaggio può far male al governo Renzi, come i Dico lo fecero a Prodi. Sfileranno anche diversi leghisti, ma non Matteo Salvini che non andrà per rispetto, visto che – ha spiegato – «è divorziato». Ci sarà anche un folto gruppo di senatori e deputati di Ap, che ieri hanno annunciato ufficialmente la loro presenza, come Alessandro Pagano, che guida il Comitato parlamentari per la famiglia. Un gruppo di loro (Lorenzo Cesa, Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Angelo Cera, Giuseppe De Mita, Gianpiero D’Alia ed Antonio De Poli) ha esortato gli iscritti a essere presenti. (Paolo Mainiero – Il Mattino)