Migranti, Grecia sotto accusa: dati falsi. Per Frontex il 60% dei richiedenti non aveva diritto allo status di rifugiato

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Più del 60 per cento dei richiedenti asilo arrivati in Europa a dicembre non era in fuga da guerre e non aveva titolo per richiedere lo status di rifugiato. Sono i dati Frontex non ancora diffusi, ma già in possesso della Commissione Ue che si è detta d’accordo sulla richiesta di alcuni paesi di sospendere Schengen. Una misura estrema per ovviare agli ingressi illegali: 1,83 milioni nel 2015. E mentre la Commissione sta già stabilendo se la difficoltà della Grecia nell’identificazione dei migranti costituiscano quelle “gravi carenze persistenti” sulla frontiera esterna dell’Ue, che giustificherebbero la chiusura dell’area comune, la Danimarca ha approvato ieri la legge che dispone la confisca dei beni ai rifugiati. In un contesto di totale spaccatura, prevalenza dei nazionalismi e fallimento delle politiche comuni dell’accoglienza, l’Italia spera ancora in una mediazione: lo scenario che si aprirebbe per il nostro Paese, con la sospensione di Schengen, sarebbe drammatico. Le cifre fornite dall’Agenzia europea per la gestione delle Frontiere esterne mettono ancora sotto accusa la Grecia. Frontex ha rilevato che più del 60% degli arrivi registrati a dicembre riguarda migranti economici, marocchini e tunisini che, secondo l’Ue, non hanno diritto all’asilo e dovrebbero essere riammessi nei paesi d’origine. I dati ufficiali raccontano nel 2015 di 1,83 milioni attraversamenti illegali delle frontiere esterne all’Ue, una cifra record rispetto ai 283.500 del 2014. Nell’area dei Balcani, a dicembre, i passaggi illegali di frontiera sono scesi a 97mila, rispetto ai 156mila del mese precedente, ma – rileva Frontex – la cifra «è ancora di 16 volte superiore rispetto a dicembre 2014». E L’Agenzia stigmatizza: «Il percorso dei Balcani occidentali continua a risentire del flusso senza precedenti di immigrati che vengono in Grecia prima di continuare il loro viaggio attraverso il suo confine settentrionale… la maggior parte dei migranti in arrivo alle frontiere dei Balcani occidentali è stata precedentemente individuata in Grecia». L’analisi sugli arrivi nell’ultimo mese dell’anno è tutt’altro che confortante: «Migliaia di migranti continuano ad arrivare in Grecia e in Italia nel mese di dicembre, nonostante condizioni meteo difficili, portando il numero totale di rilevamenti nei due paesi a 1,04 milioni in tutto il 2015. Si tratta di quasi cinque volte la cifra dell’anno precedente». L’Italia spera ancora per le trattative che possano scongiurare il peggio i margini sono minimi. Oggi tutte le carenze delle frontiere greche saranno al vaglio dei commissari Ue che, con il visto alla valutazione preparata dagli esperti, darebbero il via al primo dei quattro passaggi dell’iter per una possibile attivazione dell’articolo 26 del codice Schengen: controlli alle frontiere fino a due anni. «Stiamo salvando Schengen attraverso la sua applicazione», sottolinea il portavoce della Commissione Margaritis Schinas. Intanto il ministro degli Interni polacco, Mariusz Blaszczak, avverte che porrà il veto a qualsiasi nuovo piano che obblighi gli Stati membri ad accogliere quote di richiedenti asilo. Sembra un messaggio alla Commissione che ha annunciato, entro marzo, iniziative per rivedere il Trattato di Dublino. Un progetto al quale punta l’Italia, che da tempo si batte per un sistema di distribuzione più equo. Nei giorni scorsi David Cameron, impegnato nei negoziati per cercare di scongiurare il pericolo della Brexit, si è schierato contro qualsiasi modifica dell’attuale regolamento che prevede, per il paese di primo ingresso, l’onere dei richiedenti asilo. Nelle prossime settimane si vedrà se Francia e Germania manterranno il loro appoggio ai progetti di Bruxelles, con Francois Hollande sottoposto a una forte pressione politica interna per l’allarme terrorismo e Angela Merkel in difficoltà per la crisi dei migranti. Intanto il parlamento danese ha approvato con 81 voti favorevoli e 27 contrari le controverse norme sui richiedenti asilo, compresa la proposta di confisca di denaro e oggetti di valore oltre 1.300 euro «per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio». Una legge che ha suscitato la reazione dell’Onu. (Valentina Errante – Il Mattino)

Più del 60 per cento dei richiedenti asilo arrivati in Europa a dicembre non era in fuga da guerre e non aveva titolo per richiedere lo status di rifugiato. Sono i dati Frontex non ancora diffusi, ma già in possesso della Commissione Ue che si è detta d'accordo sulla richiesta di alcuni paesi di sospendere Schengen. Una misura estrema per ovviare agli ingressi illegali: 1,83 milioni nel 2015. E mentre la Commissione sta già stabilendo se la difficoltà della Grecia nell'identificazione dei migranti costituiscano quelle "gravi carenze persistenti" sulla frontiera esterna dell'Ue, che giustificherebbero la chiusura dell'area comune, la Danimarca ha approvato ieri la legge che dispone la confisca dei beni ai rifugiati. In un contesto di totale spaccatura, prevalenza dei nazionalismi e fallimento delle politiche comuni dell'accoglienza, l'Italia spera ancora in una mediazione: lo scenario che si aprirebbe per il nostro Paese, con la sospensione di Schengen, sarebbe drammatico. Le cifre fornite dall'Agenzia europea per la gestione delle Frontiere esterne mettono ancora sotto accusa la Grecia. Frontex ha rilevato che più del 60% degli arrivi registrati a dicembre riguarda migranti economici, marocchini e tunisini che, secondo l'Ue, non hanno diritto all'asilo e dovrebbero essere riammessi nei paesi d'origine. I dati ufficiali raccontano nel 2015 di 1,83 milioni attraversamenti illegali delle frontiere esterne all'Ue, una cifra record rispetto ai 283.500 del 2014. Nell'area dei Balcani, a dicembre, i passaggi illegali di frontiera sono scesi a 97mila, rispetto ai 156mila del mese precedente, ma – rileva Frontex – la cifra «è ancora di 16 volte superiore rispetto a dicembre 2014». E L'Agenzia stigmatizza: «Il percorso dei Balcani occidentali continua a risentire del flusso senza precedenti di immigrati che vengono in Grecia prima di continuare il loro viaggio attraverso il suo confine settentrionale… la maggior parte dei migranti in arrivo alle frontiere dei Balcani occidentali è stata precedentemente individuata in Grecia». L'analisi sugli arrivi nell'ultimo mese dell'anno è tutt'altro che confortante: «Migliaia di migranti continuano ad arrivare in Grecia e in Italia nel mese di dicembre, nonostante condizioni meteo difficili, portando il numero totale di rilevamenti nei due paesi a 1,04 milioni in tutto il 2015. Si tratta di quasi cinque volte la cifra dell'anno precedente». L'Italia spera ancora per le trattative che possano scongiurare il peggio i margini sono minimi. Oggi tutte le carenze delle frontiere greche saranno al vaglio dei commissari Ue che, con il visto alla valutazione preparata dagli esperti, darebbero il via al primo dei quattro passaggi dell'iter per una possibile attivazione dell'articolo 26 del codice Schengen: controlli alle frontiere fino a due anni. «Stiamo salvando Schengen attraverso la sua applicazione», sottolinea il portavoce della Commissione Margaritis Schinas. Intanto il ministro degli Interni polacco, Mariusz Blaszczak, avverte che porrà il veto a qualsiasi nuovo piano che obblighi gli Stati membri ad accogliere quote di richiedenti asilo. Sembra un messaggio alla Commissione che ha annunciato, entro marzo, iniziative per rivedere il Trattato di Dublino. Un progetto al quale punta l'Italia, che da tempo si batte per un sistema di distribuzione più equo. Nei giorni scorsi David Cameron, impegnato nei negoziati per cercare di scongiurare il pericolo della Brexit, si è schierato contro qualsiasi modifica dell'attuale regolamento che prevede, per il paese di primo ingresso, l'onere dei richiedenti asilo. Nelle prossime settimane si vedrà se Francia e Germania manterranno il loro appoggio ai progetti di Bruxelles, con Francois Hollande sottoposto a una forte pressione politica interna per l'allarme terrorismo e Angela Merkel in difficoltà per la crisi dei migranti. Intanto il parlamento danese ha approvato con 81 voti favorevoli e 27 contrari le controverse norme sui richiedenti asilo, compresa la proposta di confisca di denaro e oggetti di valore oltre 1.300 euro «per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio». Una legge che ha suscitato la reazione dell’Onu. (Valentina Errante – Il Mattino)