Salerno. Addetto della sala mortuaria del “Ruggi” in tribunale: aveva chiesto 20 euro per vestire una defunta

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Salerno. La morta da vestire, l’impiegato dell’obitorio e i venti euro di mancia. Potrebbe sembrare la trama di un sogno a cui attribuire dei numeri, invece è una vicenda reale finita nell’aula di un tribunale. Già, perché la famiglia della defunta ha denunciato l’addetto dell’obitorio per aver tentato di lucrare sulla cara estinta in un momento, tra l’altro, per loro drammatico: quello del distacco, della vestizione e della deposizione in bara. Ieri mattina, presso il palazzo di giustizia di Salerno, dinanzi ai giudici della seconda sezione penale, l’udienza del processo che vede imputato un impiegato dell’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona (difeso dall’avvocato Genserico Meniaci) accusato di aver chiesto venti euro alla sorella di una donna deceduta per averla vestita prima di metterla nella bara. Questa, almeno, l’accusa in un primo momento formulata dai parenti della morta e accolta dal pm che ha chiesto e ottenuto per l’uomo il rinvio a giudizio. Una denuncia che il dipendente ha pagato caro, avendo il suo responsabile disposto per lui l’immediato trasferimento ad altra competenza, in attesa che la questione giudiziaria si definisse. Secondo l’originaria accusa della famiglia della defunta, loro avrebbero chiesto all’uomo la cortesia di vestire il corpo senza vita della donna e lui avrebbe accettato ma, quando loro gli hanno «regalato» 10 euro, lui si sarebbe lamentato, chiedendone 20. Di qui un primo battibecco poi finito, qualche giorno dopo il funerale, in una formale denuncia. Era il 2012 quando avvenne il decesso e si verificò la controversia tra il dipendente in servizio all’obitorio e la famiglia della defunta. Ieri mattina, in aula, erano presenti i parenti della donna, in particolare la sorella e il cognato, quindi anche il dirigente amministrativo dell’obitorio del Ruggi: tutti testi. E proprio nel corso dell’udienza di ieri, la versione dei fatti è stata un po’ cambiata. Il cognato della defunta avrebbe detto di non aver mai voluto denunciare l’uomo, a differenza della moglie. Quest’ultima avrebbe raccontato che in un primo momento avrebbero offerto al dipendente dell’obitorio soltanto un caffè in cambio del servizio reso e che lui si sarebbe lamentato. Di fatto, però, i venti euro non sarebbero mai stati dati all’uomo. Per il dirigente del reparto, anche lui sentito ieri mattina, invece, la competenza della vestizione della salma rientra nei servizi resi dagli addetti delle pompe funebri ammettendo di aver chiesto il trasferimento del dipendente in forma di tutela del reparto. Una storia reale, questa, che supera di gran lunga la fantasia rendendo un dramma, come quello della perdita di una persona cara, una farsa, tra situazioni e personaggi stravaganti. La prossima udienza, fissata per il 12 aprile, dovrebbe essere l’ultima: quella in cui il pm formulerà la propria richiesta e la difesa ne chiederà invece l’assoluzione. Una vicenda che però apre uno squarcio su una situazione di più ampio respiro che, proprio in questi ultimi mesi, ha messo il San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona sotto la lente di ingrandimento della Procura di Salerno per vicende diverse e che, in pratica, apre uno squarcio su una serie di irregolarità che avvengono in ospedale e sul quale la magistratura intende fare chiarezza. (Petronilla Carillo – Il Mattino) 

Salerno. La morta da vestire, l’impiegato dell’obitorio e i venti euro di mancia. Potrebbe sembrare la trama di un sogno a cui attribuire dei numeri, invece è una vicenda reale finita nell’aula di un tribunale. Già, perché la famiglia della defunta ha denunciato l’addetto dell’obitorio per aver tentato di lucrare sulla cara estinta in un momento, tra l’altro, per loro drammatico: quello del distacco, della vestizione e della deposizione in bara. Ieri mattina, presso il palazzo di giustizia di Salerno, dinanzi ai giudici della seconda sezione penale, l’udienza del processo che vede imputato un impiegato dell’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona (difeso dall’avvocato Genserico Meniaci) accusato di aver chiesto venti euro alla sorella di una donna deceduta per averla vestita prima di metterla nella bara. Questa, almeno, l’accusa in un primo momento formulata dai parenti della morta e accolta dal pm che ha chiesto e ottenuto per l’uomo il rinvio a giudizio. Una denuncia che il dipendente ha pagato caro, avendo il suo responsabile disposto per lui l’immediato trasferimento ad altra competenza, in attesa che la questione giudiziaria si definisse. Secondo l’originaria accusa della famiglia della defunta, loro avrebbero chiesto all’uomo la cortesia di vestire il corpo senza vita della donna e lui avrebbe accettato ma, quando loro gli hanno «regalato» 10 euro, lui si sarebbe lamentato, chiedendone 20. Di qui un primo battibecco poi finito, qualche giorno dopo il funerale, in una formale denuncia. Era il 2012 quando avvenne il decesso e si verificò la controversia tra il dipendente in servizio all’obitorio e la famiglia della defunta. Ieri mattina, in aula, erano presenti i parenti della donna, in particolare la sorella e il cognato, quindi anche il dirigente amministrativo dell’obitorio del Ruggi: tutti testi. E proprio nel corso dell’udienza di ieri, la versione dei fatti è stata un po’ cambiata. Il cognato della defunta avrebbe detto di non aver mai voluto denunciare l’uomo, a differenza della moglie. Quest’ultima avrebbe raccontato che in un primo momento avrebbero offerto al dipendente dell’obitorio soltanto un caffè in cambio del servizio reso e che lui si sarebbe lamentato. Di fatto, però, i venti euro non sarebbero mai stati dati all’uomo. Per il dirigente del reparto, anche lui sentito ieri mattina, invece, la competenza della vestizione della salma rientra nei servizi resi dagli addetti delle pompe funebri ammettendo di aver chiesto il trasferimento del dipendente in forma di tutela del reparto. Una storia reale, questa, che supera di gran lunga la fantasia rendendo un dramma, come quello della perdita di una persona cara, una farsa, tra situazioni e personaggi stravaganti. La prossima udienza, fissata per il 12 aprile, dovrebbe essere l’ultima: quella in cui il pm formulerà la propria richiesta e la difesa ne chiederà invece l’assoluzione. Una vicenda che però apre uno squarcio su una situazione di più ampio respiro che, proprio in questi ultimi mesi, ha messo il San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona sotto la lente di ingrandimento della Procura di Salerno per vicende diverse e che, in pratica, apre uno squarcio su una serie di irregolarità che avvengono in ospedale e sul quale la magistratura intende fare chiarezza. (Petronilla Carillo – Il Mattino)