Dall’ECO della Pulcarelli: ANTICHI MESTIERI LE SCOPE DI SAGGINA

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Durante la stagione invernale, quando il lavoro nei campi procedeva a rilento a causa del freddo e delle intemperie, i contadini trascorrevano il tempo riparando gli attrezzi o costruendo i nuovi, che potevano utilizzare nella prossima stagione. Anche nonna Annamaria con la sua famiglia trascorreva molto tempo adoperandosi in attività legate al lavoro agricolo, perché allora si cercava di fare tutto in casa, senza chiedere aiuto a qualche artigiano. Mi racconta che tra i ricordi più affascinanti della sua gioventù c’è quello della sua attività preferita, adatta alle ragazze, perché leggera e gratificante. Le piaceva confezionare scope con i rami di saggina, che venivano usate per pulire case, cortili o camini. Nonna Annamaria andava su per il monte vicino casa sua e raccoglieva i rami che crescevano tra gli arbusti vicino ai rivoli di acqua, poi li faceva essiccare. Aveva acquistato una buona manualità in questo lavoro e lo svolgeva con piacere; racconta che con semplici rametti riusciva a realizzare un vero manufatto artigianale. Erano tante allora le persone che praticavano quest’attività, ma oggi possiamo dire che la mia nonna è rimasta una delle poche a poter tramandare questo antico mestiere, allora così importante per il suo scopo; pensiamo che a quei tempi la materia prima era fornita solo dalla natura, così prodiga nella varietà delle specie vegetali. La nonna disponeva i rami di saggina sul tavolo e tirandoli con una striglia, ne faceva cadere tutti i semi. Questi poi li utilizzava come mangime per le galline. Prendeva poi dei fili di salice e li rifiniva con un coltello, la nonna dice che nei tempi più antichi questo lavoro veniva fatto con le unghie, infine lo divideva in tre o quattro parti con il trianguler, facendo attenzione ai nodi e infine, volendo, poteva passare i fili nella forcella per ammorbidirli. Il passaggio successivo consisteva nell’unire, ben stretti, i rami di saggina per poi formare una scopa compatta, che veniva legata con il filo di salice. Per ultimare il lavoro, stringeva la scopa con un’ultima legatura al di sotto di quella già esistente e poi ne rifilava le punte estreme della cima. Infine introduceva nella parte superiore della scopa un robusto bastone di castagno.
C’era pure una profezia: nelle famiglie si raccomandava di non usare la scopa di sera, perché si pensava che si allontanasse la buona sorte!!!.
Classe II A Massa Lusyana Morvillo Antonella Persico AnnaritaDurante la stagione invernale, quando il lavoro nei campi procedeva a rilento a causa del freddo e delle intemperie, i contadini trascorrevano il tempo riparando gli attrezzi o costruendo i nuovi, che potevano utilizzare nella prossima stagione. Anche nonna Annamaria con la sua famiglia trascorreva molto tempo adoperandosi in attività legate al lavoro agricolo, perché allora si cercava di fare tutto in casa, senza chiedere aiuto a qualche artigiano. Mi racconta che tra i ricordi più affascinanti della sua gioventù c’è quello della sua attività preferita, adatta alle ragazze, perché leggera e gratificante. Le piaceva confezionare scope con i rami di saggina, che venivano usate per pulire case, cortili o camini. Nonna Annamaria andava su per il monte vicino casa sua e raccoglieva i rami che crescevano tra gli arbusti vicino ai rivoli di acqua, poi li faceva essiccare. Aveva acquistato una buona manualità in questo lavoro e lo svolgeva con piacere; racconta che con semplici rametti riusciva a realizzare un vero manufatto artigianale. Erano tante allora le persone che praticavano quest’attività, ma oggi possiamo dire che la mia nonna è rimasta una delle poche a poter tramandare questo antico mestiere, allora così importante per il suo scopo; pensiamo che a quei tempi la materia prima era fornita solo dalla natura, così prodiga nella varietà delle specie vegetali. La nonna disponeva i rami di saggina sul tavolo e tirandoli con una striglia, ne faceva cadere tutti i semi. Questi poi li utilizzava come mangime per le galline. Prendeva poi dei fili di salice e li rifiniva con un coltello, la nonna dice che nei tempi più antichi questo lavoro veniva fatto con le unghie, infine lo divideva in tre o quattro parti con il trianguler, facendo attenzione ai nodi e infine, volendo, poteva passare i fili nella forcella per ammorbidirli. Il passaggio successivo consisteva nell’unire, ben stretti, i rami di saggina per poi formare una scopa compatta, che veniva legata con il filo di salice. Per ultimare il lavoro, stringeva la scopa con un’ultima legatura al di sotto di quella già esistente e poi ne rifilava le punte estreme della cima. Infine introduceva nella parte superiore della scopa un robusto bastone di castagno.
C’era pure una profezia: nelle famiglie si raccomandava di non usare la scopa di sera, perché si pensava che si allontanasse la buona sorte!!!.
Classe II A Massa Lusyana Morvillo Antonella Persico Annarita