Sanremo. Scattano i licenziamenti, cacciato il vigile che timbrava in mutande. Oltre 200 i casi al vaglio del Comune

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La notifica del licenziamento gli è stata consegnata nella sua casa di Sanremo (di proprietà del Comune) e viene spontaneo domandarsi con qualche look abbia accolto i colleghi vigili – o forse sarebbe meglio dire ex colleghi – incaricati dell’imbarazzante compito. Ci sono volute più di 48 ore ma Alberto Muraglia, il dipendente comunale immortalato dalle telecamere mentre a Sanremo timbrava il badge in mutande, alla fine è stato licenziato. Diventato, suo malgrado, simbolo nazionale dell’assenteismo nel pubblico impiego, Muraglia è finito sulla lista nera dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune di Sanremo che, dopo 90 giorni, si è pronunciato per la misura più estrema notificandogli il provvedimento. Come altri 35 dipendenti, ha da poco ottenuto la revoca degli arresti domiciliari mentre resta interdetto ai pubblici uffici per dieci mesi. La sua era apparsa fin da subito una posizione difficile da giustificare, a cominciare dalle apparenze: l’immagine di quest’uomo di mezza età (ha 53 anni) che timbra il cartellino in mutande e pantofole prima di tornarsene a letto, era stata immortalata dalle telecamere delle Fiamme gialle e poi rilanciata per settimane su giornali e tv, suscitando indignazione. All’indomani del blitz del 22 ottobre, il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri aveva annunciato misure drastiche e così è stato. Muraglia è in buona compagnia: oltre a lui, il Comune ha licenziato quattro messi notificatori e tre operai, ma sono ancora quasi 200 le posizioni al vaglio dei dirigenti. «Sicuramente impugneremo il provvedimento, perché il mio assistito si è puntualmente giustificato per le contestazioni» ha dichiarato l’avvocato Alessandro Moroni, uno dei due legali che lo assistono. Per giustificare quella tenuta poco consona, la difesa sostiene che quella mattina Muraglia stesse uscendo per un servizio urgente al mercato. «Mi è capitato di smontare dal servizio, di arrivare a casa e ricordarmi di non aver timbrato. Per evitare di rivestirmi sono andato a strisciare il cartellino anche in pigiama» ha detto Muraglia negli interrogatori successivi al blitz della Finanza. Una spiegazione che potrebbe non bastare: l’ex vigile è infatti indagato dalla procura di Imperia anche per falso ideologico, per avere comminato multe fuori dall’orario di servizio. Inoltre sembra che suo figlio abbia lavorato per la ditta incaricata dal Comune delle rimozioni forzate. Impiegato come vigile durante mercati e manifestazioni, tra le mansioni di Muraglia c’era proprio la rimozione dei veicoli che non rispettavano i segnali di divieto. Insieme alla moglie era inoltre custode del mercato e per questo beneficiava gratuitamente di un appartamento di circa cento metri quadri, assegnato attraverso un regolare bando. Il 22 ottobre, l’indagine “Stacanov” della Guardia di finanza e il blitz nella sede del municipio sanremese avevano fatto scalpore: due anni di accertamenti su 200 dipendenti sospetti, telecamere collocate strategicamente per immortalare entrate e uscite dal posto di lavoro, intercettazioni di conversazioni telefoniche in cui, tra l’altro, c’era chi si vantava della gara di canoa svolta in orario d’ufficio e così via. Un malcostume diffuso da Nord a Sud e già emerso in precedenti indagini, ma che stavolta ha lasciato il segno per la sua diffusione capillare e sistematica, tanto da coinvolgere quasi la metà dei dipendenti del Comune da 55mila abitanti. Un’indagine che ha fatto svettare la spinosa questione ai vertici dell’agenda di governo. Alberto Muraglia era stato citato dallo stesso premier Matteo Renzi, che ha utilizzato la disdicevole immagine del vigile in mutande per avvalorare la necessità del pugno di ferro contro l’assenteismo nella pubblica amministrazione. (Eloisa Moretti Clementi – Il Mattino)

La notifica del licenziamento gli è stata consegnata nella sua casa di Sanremo (di proprietà del Comune) e viene spontaneo domandarsi con qualche look abbia accolto i colleghi vigili – o forse sarebbe meglio dire ex colleghi – incaricati dell'imbarazzante compito. Ci sono volute più di 48 ore ma Alberto Muraglia, il dipendente comunale immortalato dalle telecamere mentre a Sanremo timbrava il badge in mutande, alla fine è stato licenziato. Diventato, suo malgrado, simbolo nazionale dell'assenteismo nel pubblico impiego, Muraglia è finito sulla lista nera dell'ufficio procedimenti disciplinari del Comune di Sanremo che, dopo 90 giorni, si è pronunciato per la misura più estrema notificandogli il provvedimento. Come altri 35 dipendenti, ha da poco ottenuto la revoca degli arresti domiciliari mentre resta interdetto ai pubblici uffici per dieci mesi. La sua era apparsa fin da subito una posizione difficile da giustificare, a cominciare dalle apparenze: l'immagine di quest'uomo di mezza età (ha 53 anni) che timbra il cartellino in mutande e pantofole prima di tornarsene a letto, era stata immortalata dalle telecamere delle Fiamme gialle e poi rilanciata per settimane su giornali e tv, suscitando indignazione. All'indomani del blitz del 22 ottobre, il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri aveva annunciato misure drastiche e così è stato. Muraglia è in buona compagnia: oltre a lui, il Comune ha licenziato quattro messi notificatori e tre operai, ma sono ancora quasi 200 le posizioni al vaglio dei dirigenti. «Sicuramente impugneremo il provvedimento, perché il mio assistito si è puntualmente giustificato per le contestazioni» ha dichiarato l'avvocato Alessandro Moroni, uno dei due legali che lo assistono. Per giustificare quella tenuta poco consona, la difesa sostiene che quella mattina Muraglia stesse uscendo per un servizio urgente al mercato. «Mi è capitato di smontare dal servizio, di arrivare a casa e ricordarmi di non aver timbrato. Per evitare di rivestirmi sono andato a strisciare il cartellino anche in pigiama» ha detto Muraglia negli interrogatori successivi al blitz della Finanza. Una spiegazione che potrebbe non bastare: l'ex vigile è infatti indagato dalla procura di Imperia anche per falso ideologico, per avere comminato multe fuori dall'orario di servizio. Inoltre sembra che suo figlio abbia lavorato per la ditta incaricata dal Comune delle rimozioni forzate. Impiegato come vigile durante mercati e manifestazioni, tra le mansioni di Muraglia c'era proprio la rimozione dei veicoli che non rispettavano i segnali di divieto. Insieme alla moglie era inoltre custode del mercato e per questo beneficiava gratuitamente di un appartamento di circa cento metri quadri, assegnato attraverso un regolare bando. Il 22 ottobre, l'indagine "Stacanov" della Guardia di finanza e il blitz nella sede del municipio sanremese avevano fatto scalpore: due anni di accertamenti su 200 dipendenti sospetti, telecamere collocate strategicamente per immortalare entrate e uscite dal posto di lavoro, intercettazioni di conversazioni telefoniche in cui, tra l'altro, c'era chi si vantava della gara di canoa svolta in orario d'ufficio e così via. Un malcostume diffuso da Nord a Sud e già emerso in precedenti indagini, ma che stavolta ha lasciato il segno per la sua diffusione capillare e sistematica, tanto da coinvolgere quasi la metà dei dipendenti del Comune da 55mila abitanti. Un'indagine che ha fatto svettare la spinosa questione ai vertici dell'agenda di governo. Alberto Muraglia era stato citato dallo stesso premier Matteo Renzi, che ha utilizzato la disdicevole immagine del vigile in mutande per avvalorare la necessità del pugno di ferro contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione. (Eloisa Moretti Clementi – Il Mattino)