Usura a Sorrento , tre rinviati a giudizio della Penisola Sorrentina

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Sorrento. Un ristoratore che per avviare la propria attività si avvale del prestito di tre persone della penisola sorrentina, ma poi si trova in difficoltà e rischia di chiudere.  Una vicenda drammatica per la quale sono state rinviate a giudizio tre persone accusate a vario titolo di estorsione, tentata estorsione e usura ai danni di un ristoratore sorrentino come scrive Ciriaco Viggiano su Il Mattino di Napoli primo quotidiano della Campania . . Si tratta di GiuseppeD’Apice, 47ennediPiano, titolare di unnegoziodigenerialimentari; Girolamo Postiglione, 52anni,originariodiCastellammare; Rosario Maresca, classe 1959,di Sant’Agnello. Il decreto di rinvio a giudizio emesso dal gup del Tribunale di Torre Annunziata corona un’indagine aperta circa due anni fa proprio sulla base della denunciapresentatadalristoratore sorrentino. L’uomo non riusciva a coprirele spese di gestione del suo locale. E così, sfruttando i «contatti giusti», era riuscito a trovare le persone disposte ad aiutarlo. Tra questi, D’Apice, suo fornitore, che gli avrebbepoichiestorientria tassiusurari sufatture non pagate. Dopodichésarebberoentratiin giocoanchePostiglioneeMaresca, conoscenti del commerciante di Piano. Alla fine, però, ilristoratorehadenunciatolavicenda ai carabinieri. Sul casola procura di Torre Annunziata aprì un fascicolo affidatoalsostitutoSilvioPavia.Seguirono mesi di accertamenti e verifiche sulla base delle quali, pochi giorni fa, il magistrato ha chiestoeottenutodalgupil rinvioagiudizioperD’Apice,PostiglioneeMaresca.Perloro,dunque,si apriràabreveilprocesso davanti al Tribunale. La vicenda s’inquadra nell’inchiesta sul maxi-giro di usura tralapenisolasorrentina,l’area stabieseel’hinterlandnapoletano. Nell’indagine sarebbero coinvolte circa trenta persone, trale quali anche avvocati,geometri e piccoli imprenditori di Napoli e provincia. Inclusa la cosiddetta «Sorrento bene». Secondoleipotesiformulatedagliinquirenti,gliindagatiavrebberoprestatodenaro aimprenditoriepersoneindifficoltàeconomichea tassidigranlungasuperiori a quelli fissati dalla legge. Cifre dai mille ai 60mila euro a seconda delle esigenze di chi, soffocato dalla crisi e a corto di risorseeconomiche,nonha trovatoaltrasoluzionesenonquella di rivolgersi ai «cravattari». Questi ultimi, ovviamente, avrebberocoltolapalla al balzo applicando tassid’interesse dal 20 al 50 per cento. In altre parole, per ogni somma ottenuta in prestitolevittimesarebberostate costrette a restituire la stessa cifra aumentata dellametà. Nellaprimaveradel 2014icarabinieriperquisironoleabitazioni di decine di persone e persino un albergodel centro di Sorrento:idipendentifuronoallontanati in fretta e furia per consentire tutte le verifiche del caso.Sottosequestropiùdi500milaeuro tracontanti,cambialied effettibancari.Numericheladicono lunga sulle proporzioni dell’imponentegirod’affariillegali.

Sorrento. Un ristoratore che per avviare la propria attività si avvale del prestito di tre persone della penisola sorrentina, ma poi si trova in difficoltà e rischia di chiudere.  Una vicenda drammatica per la quale sono state rinviate a giudizio tre persone accusate a vario titolo di estorsione, tentata estorsione e usura ai danni di un ristoratore sorrentino come scrive Ciriaco Viggiano su Il Mattino di Napoli primo quotidiano della Campania . . Si tratta di GiuseppeD’Apice, 47ennediPiano, titolare di unnegoziodigenerialimentari; Girolamo Postiglione, 52anni,originariodiCastellammare; Rosario Maresca, classe 1959,di Sant’Agnello. Il decreto di rinvio a giudizio emesso dal gup del Tribunale di Torre Annunziata corona un’indagine aperta circa due anni fa proprio sulla base della denunciapresentatadalristoratore sorrentino. L’uomo non riusciva a coprirele spese di gestione del suo locale. E così, sfruttando i «contatti giusti», era riuscito a trovare le persone disposte ad aiutarlo. Tra questi, D’Apice, suo fornitore, che gli avrebbepoichiestorientria tassiusurari sufatture non pagate. Dopodichésarebberoentratiin giocoanchePostiglioneeMaresca, conoscenti del commerciante di Piano. Alla fine, però, ilristoratorehadenunciatolavicenda ai carabinieri. Sul casola procura di Torre Annunziata aprì un fascicolo affidatoalsostitutoSilvioPavia.Seguirono mesi di accertamenti e verifiche sulla base delle quali, pochi giorni fa, il magistrato ha chiestoeottenutodalgupil rinvioagiudizioperD’Apice,PostiglioneeMaresca.Perloro,dunque,si apriràabreveilprocesso davanti al Tribunale. La vicenda s’inquadra nell’inchiesta sul maxi-giro di usura tralapenisolasorrentina,l’area stabieseel’hinterlandnapoletano. Nell’indagine sarebbero coinvolte circa trenta persone, trale quali anche avvocati,geometri e piccoli imprenditori di Napoli e provincia. Inclusa la cosiddetta «Sorrento bene». Secondoleipotesiformulatedagliinquirenti,gliindagatiavrebberoprestatodenaro aimprenditoriepersoneindifficoltàeconomichea tassidigranlungasuperiori a quelli fissati dalla legge. Cifre dai mille ai 60mila euro a seconda delle esigenze di chi, soffocato dalla crisi e a corto di risorseeconomiche,nonha trovatoaltrasoluzionesenonquella di rivolgersi ai «cravattari». Questi ultimi, ovviamente, avrebberocoltolapalla al balzo applicando tassid’interesse dal 20 al 50 per cento. In altre parole, per ogni somma ottenuta in prestitolevittimesarebberostate costrette a restituire la stessa cifra aumentata dellametà. Nellaprimaveradel 2014icarabinieriperquisironoleabitazioni di decine di persone e persino un albergodel centro di Sorrento:idipendentifuronoallontanati in fretta e furia per consentire tutte le verifiche del caso.Sottosequestropiùdi500milaeuro tracontanti,cambialied effettibancari.Numericheladicono lunga sulle proporzioni dell’imponentegirod’affariillegali.

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