L´ITALIA DEL TRASFORMISMO E DEI "PUTTANI"

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Il trasformismo è un fenomeno ricorrente nella storia d’Italia. E qualche volta assume le connotazioni dell’ascarismo. Il giolittismo ed il crispismo ne hanno scritto pagine significative nei primi decenni del secolo scorso.

Ma non è poi necessario andare tanto indietro nel tempo. Anche i periodi più recenti, quelli dell’immediato secondo dopoguerra e della nascente democrazia, dopo il ventennio fascista, registrano casi eclatanti, di folgorazioni con improvvise conversioni e conseguenti disinvolti cambi di casacca, pur nel pieno di una lotta politica combattuta con asprezza di linguaggio e, spesso, anche di comportamenti con la fede pubblicamente ed orgogliosamente conclamata per gli ideali.

Fu proprio in quella stagione che un napoletano intelligente e, a tratti, pittoresco, Guglielmo Giannini, inventò il Partito dell’Uomo Qualunque con l’intento dichiarato di interpretare e difendere ragioni e bisogni della quotidianità, liberandola dalle sovrastrutture della seriosità filosofeggiante delle ideologie. Veniva dal mondo dello spettacolo e trasferì nel linguaggio dell’agone politico la tetralizzazione della sua formazione. E di fronte ad uno dei tanti fenomeni di trasformismo dei deputati, a suono di pesanti mazzette nella compravendita, coniò un termine, che fece scalpore ed arricchì la terminologia del vocabolario politico/sociologico, bollando i protagonisti come “puttani”.

Sembra una pagina di preistoria a confronto delle dichiarazioni dell’onorevole Angela Napoli, che poche settimane fa ha confessato con disarmante disinvoltura in una intervista:” Non escludo che senatrici e deputate siano state elette dopo essersi prostituite”. E, a distanza di qualche giorno, le ha fatto eco l’onorevole Giorgio Stracquadario, quasi per una inconsapevole esigenza di riequilibrio della legge per le Pari Opportunità.”Se anche una deputata o un deputato ammettessero di essersi venduti per far carriera o per un posto in lizza non sarebbe ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato”. Evviva la faccia! Avvertivamo tutti l’esigenza dell’imprimatur della ufficialità parlamentare sul trasformismo puttanesco. Ora abbiamo l’atto pubblico e solenne da trasmettere ai posteri come testimonianza autorevole (!?) di questa nostra repubblica del malaffare con colorate venature di suburra godereccia e senza scrupoli e senza tanti pelosi distinguo sulle tendenze sessuali degli onorevoli protagonisti.

Ma non è solo  la Roma del potere e dei poteri a godere del privilegio, che sa tanto di zona franca dalle leggi scritte e da quelle forse più impegnative e solenni dell’etica consacrata dal diritto naturale. Ora ne è contagiato l’intero territorio nazionale. Là dove ha sede il Potere, si tratti di Regione, Provincia, Comuni o il variegato mondo del sottogoverno ricco e lottizzato, lì trionfa il malaffare del trasformismo e della sfacciata suburra.

Ovviamente non è estraneo al contagio il territorio campano e, conseguentemente, quello salernitano nella articolazione delle coste, amalfitana e cilentana, come nelle zone interne, dove sindaci, assessori e consiglieri comunali, a più riprese, danno il via alle danze del trasformismo, tentando qualche volta giustificazioni ammantate di ideologia, che hanno il sapore del patetico se non addirittura del ridicolo.Qui da noi c’è, semmai, il legittimo sospetto che a queste sempre più frequenti trasformazioni non sia estranea la forza di pesuasione della malavita organizzata. Il che è un’aggravante, ovviamente.

Nessuna meraviglia, poi, se cresce vertiginosamente il numero dei cittadini che si allontanano dalla politica  e ne provano, spesso, disgusto e vanno ad ingrossare l’esercito dell’astensionismo, che cresce paurosamente ad ogni competizione elettorale.

Viviamo in una democrazia malata, dove ci si rassegna stancamente  ad essere sudditi o  spettatori distratti e demotivati. E’ sempre più difficile trovare cittadini attivi e consapevoli. Merce sempre più rara. Razza quasi in estinzione. Abbiamo perduto anche la voglia di indignarci di fronte a ingiusizie palesi ed a comportamenti indegni della nostra classe dirigente, fatte le lodevoli eccezioni ovviamente. E, cosa grave e preoccupante, consegnamo ai nostri giovani una società senza ideali, che ammara spiaggiata nel cataclisma dell’affarismo sfacciato ed impunito.

C’è rimasta solo la voce autorevole, questa sì a pieno titolo, del Presidente della Repubblica, che con ostinata fermezza ci indica la stella polare dell’etica pubblica e privata.Che Dio ce lo conservi a lungo, anche perchè i sondaggi registrano in modo crescente una popolarità che tocca l’84%! Vuol dire che non tutto è perduto e che si può avere ancora una speranza, anche se tenue, in un futuro di rinascita nel segno dei valori eterni dell’onestà e della moralità in privato, ma, quel che conta di più, in pubblico.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it