Camposano. Incendiata l’auto del rapper Clementino. La vettura parcheggiata sotto casa: vetri sfondati, sedili bruciati

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Camposano. «Lo strano caso di Iena White», dal rap alla cronaca. Clementino non avrebbe mai immaginato che il titolo di un suo singolo potesse diventare addirittura un’inchiesta, quella sull’intimidazione ai suoi danni. Fogli di carta usati come torce. Incendiati e lanciati all’interno dell’abitacolo della Peugeot Expert dopo aver mandato in frantumi il finestrino. Il rogo si è spento da solo ma è durato il tempo di provocare danni, molti danni. Sedili e tappezzeria praticamente liquefatti, tutt’intorno una cornice di fili e plastica anneriti: piromani in azione contro Clementino, il giovane rapper che sta per varcare il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo. Praticamente nuova, la multispace familiare, immatricolata nel 2014, era parcheggiata davanti casa da un paio di giorni e, forse, il raid sarà avvenuto molte ore prima della scoperta. Ieri mattina la sorpresa quando il fratello dell’artista, Paolo, che abita come lui nella villetta di famiglia a Faibano, frazione di Camposano, si è avvicinato alla Peugeot. L’odore acre di plastica bruciata e uno dei finestrini divelti hanno attirato la sua attenzione. Gli è bastato dare un’occhiata per rendersi conto dell’accaduto. Si è messo le mani in testa ed è corso ad avvertire i familiari. Poi, dopo aver sentito Clementino («con mio padre dovevamo andarlo a prendere in stazione), la denuncia ai carabinieri. Sul caso indagano i militari dell’Arma della compagnia di Nola, diretti dal maggiore Michele Capurso. Difficile, al momento, trovare una spiegazione allo sfregio. Nessuno, nella zona in cui vive il rapper, ha visto o sentito nulla. Intanto si indaga e non si esclude alcuna ipotesi, compresa quella che ad appiccare il fuoco possa essere stato un mitomane. Rabbia e indignazione. Clementino è su tutte le furie e sceglie Facebook per sfogarsi. Sul suo profilo privato pubblica le foto dell’auto ormai diventata inservibile ed affida ad un post parole più roventi delle fiamme che hanno bruciato la Peugeot Expert: «Eccomi qui! Visto il lavoro che faccio non sono abituato a stare zitto, piuttosto mi faccio ammazzare… Ho pensato… Che faccio posto le foto? E poi? Cosa succederà? Ma il coraggio deve far parte della mia vita altrimenti non si va avanti… Bene…». Una sfida. Lanciata all’indirizzo di chi ha pensato di minacciarlo, di intimidirlo. Il braccio di ferro con il piromane senza volto del quale racconta l’azione: «L’altro ieri notte fuori casa mia a Faibano mi hanno bruciato l’auto… Io non ho debiti e non ho mai fatto male a nessuno e quindi mi chiedo perché?». Non riesce a darsi una spiegazione, Clementino, ma poi, probabilmente in un veloce flashback, azzarda pure qualche ipotesi che ora è al vaglio anche degli inquirenti: «Forse perché non ho fatto qualche collaborazione musicale a qualcuno?? Può essere. Forse perché nella mia regione tutti mi vogliono bene perché canto per questo popolo e fa girare il … a qualcuno?? Può essere». Frasi scritte di getto, lo sfogo amaro di un giovane benvoluto sopratutto nella sua terra. Infine la richiesta di conforto che non tarda ad arrivare: «Ditemi il vostro parere amici…». I like, nonostante si tratti di un profilo privato e non della fan page ufficiale, arrivano a ripetizione. E così le condivisioni ed i commenti. «Purtroppo l’invidia è la malattia più brutta che esista sulla faccia della terra…», commenta Enzo, «Tu sei una Iena e le Iene sono grandi combattenti…». «Continua a cantare per il tuo popolo, tu rappresenti la parte schietta e pulita», scrive Fabio, «Tieni duro. Spero che li becchino e che ti vengano a chiedere almeno scusa». «Restare non è facile», ammette Pelè, «ma sappiamo tutti che fuggire non è da te!! Hai un grande potere, i giovani pendono dalle tue rime e sradicare le piante del male dalla testa di chi nasce qua può ridare la speranza a tutti noi che da anni combattiamo nelle terre di Gomorra. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Sei il nostro Peter Parker e nessun Goblin potrà mai fermarti finché ti avremo con noi, dalla nostra parte, e noi saremo con te a sostenerti!! Stay strong bró». Sostegno ed affetto ma anche la voglia di aggrapparsi ad un mito, al simbolo di uno che ce l’ha fatta, di un cervello e di un cuore che non hanno avuto bisogno di scappare per trasformarsi in talenti. L’attacco al simbolo del riscatto dunque. Il vile attentato ad una generazione che si riconosce in lui e che lui ricambia con la presenza costante ogni volta che può. I bar, i locali della movida nolana, ma anche le piazze, le sue. Come quella di Nola alla quale ha riservato il brindisi cantato per il 2016. Non è difficile incontrarlo Clementino e tutti gli si dicono amici. Per questo oggi l’indignazione sembra maggiore. A esprimere solidarietà al rapper ed alla sua famiglia è anche il sindaco di Camposano Giuseppe Barbati: «Perché fargli questo? Sono vicino a Clementino ed ai suoi genitori e mi auguro che quanto prima il balordo che gli ha fatto del male potrà essere assicurato alla giustizia. I giovani sono la nostra risorsa più preziosa e non dobbiamo farli scappare. Non è giusto». Preoccupato anche il suo papà. Dice Salvatore Maccaro: «Abbiamo raccontato tutto alle forze dell’ordine ma mio figlio è forte, ha un carattere gioioso, l’appuntamento con Sanremo gli farà ritrovare l’energia». Clementino «spacc ‘e vetrin». (Carmen Fusco – Il Mattino)

Camposano. «Lo strano caso di Iena White», dal rap alla cronaca. Clementino non avrebbe mai immaginato che il titolo di un suo singolo potesse diventare addirittura un’inchiesta, quella sull’intimidazione ai suoi danni. Fogli di carta usati come torce. Incendiati e lanciati all’interno dell’abitacolo della Peugeot Expert dopo aver mandato in frantumi il finestrino. Il rogo si è spento da solo ma è durato il tempo di provocare danni, molti danni. Sedili e tappezzeria praticamente liquefatti, tutt’intorno una cornice di fili e plastica anneriti: piromani in azione contro Clementino, il giovane rapper che sta per varcare il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo. Praticamente nuova, la multispace familiare, immatricolata nel 2014, era parcheggiata davanti casa da un paio di giorni e, forse, il raid sarà avvenuto molte ore prima della scoperta. Ieri mattina la sorpresa quando il fratello dell’artista, Paolo, che abita come lui nella villetta di famiglia a Faibano, frazione di Camposano, si è avvicinato alla Peugeot. L’odore acre di plastica bruciata e uno dei finestrini divelti hanno attirato la sua attenzione. Gli è bastato dare un’occhiata per rendersi conto dell'accaduto. Si è messo le mani in testa ed è corso ad avvertire i familiari. Poi, dopo aver sentito Clementino («con mio padre dovevamo andarlo a prendere in stazione), la denuncia ai carabinieri. Sul caso indagano i militari dell'Arma della compagnia di Nola, diretti dal maggiore Michele Capurso. Difficile, al momento, trovare una spiegazione allo sfregio. Nessuno, nella zona in cui vive il rapper, ha visto o sentito nulla. Intanto si indaga e non si esclude alcuna ipotesi, compresa quella che ad appiccare il fuoco possa essere stato un mitomane. Rabbia e indignazione. Clementino è su tutte le furie e sceglie Facebook per sfogarsi. Sul suo profilo privato pubblica le foto dell’auto ormai diventata inservibile ed affida ad un post parole più roventi delle fiamme che hanno bruciato la Peugeot Expert: «Eccomi qui! Visto il lavoro che faccio non sono abituato a stare zitto, piuttosto mi faccio ammazzare… Ho pensato… Che faccio posto le foto? E poi? Cosa succederà? Ma il coraggio deve far parte della mia vita altrimenti non si va avanti… Bene…». Una sfida. Lanciata all’indirizzo di chi ha pensato di minacciarlo, di intimidirlo. Il braccio di ferro con il piromane senza volto del quale racconta l'azione: «L'altro ieri notte fuori casa mia a Faibano mi hanno bruciato l'auto… Io non ho debiti e non ho mai fatto male a nessuno e quindi mi chiedo perché?». Non riesce a darsi una spiegazione, Clementino, ma poi, probabilmente in un veloce flashback, azzarda pure qualche ipotesi che ora è al vaglio anche degli inquirenti: «Forse perché non ho fatto qualche collaborazione musicale a qualcuno?? Può essere. Forse perché nella mia regione tutti mi vogliono bene perché canto per questo popolo e fa girare il … a qualcuno?? Può essere». Frasi scritte di getto, lo sfogo amaro di un giovane benvoluto sopratutto nella sua terra. Infine la richiesta di conforto che non tarda ad arrivare: «Ditemi il vostro parere amici…». I like, nonostante si tratti di un profilo privato e non della fan page ufficiale, arrivano a ripetizione. E così le condivisioni ed i commenti. «Purtroppo l’invidia è la malattia più brutta che esista sulla faccia della terra…», commenta Enzo, «Tu sei una Iena e le Iene sono grandi combattenti…». «Continua a cantare per il tuo popolo, tu rappresenti la parte schietta e pulita», scrive Fabio, «Tieni duro. Spero che li becchino e che ti vengano a chiedere almeno scusa». «Restare non è facile», ammette Pelè, «ma sappiamo tutti che fuggire non è da te!! Hai un grande potere, i giovani pendono dalle tue rime e sradicare le piante del male dalla testa di chi nasce qua può ridare la speranza a tutti noi che da anni combattiamo nelle terre di Gomorra. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Sei il nostro Peter Parker e nessun Goblin potrà mai fermarti finché ti avremo con noi, dalla nostra parte, e noi saremo con te a sostenerti!! Stay strong bró». Sostegno ed affetto ma anche la voglia di aggrapparsi ad un mito, al simbolo di uno che ce l’ha fatta, di un cervello e di un cuore che non hanno avuto bisogno di scappare per trasformarsi in talenti. L’attacco al simbolo del riscatto dunque. Il vile attentato ad una generazione che si riconosce in lui e che lui ricambia con la presenza costante ogni volta che può. I bar, i locali della movida nolana, ma anche le piazze, le sue. Come quella di Nola alla quale ha riservato il brindisi cantato per il 2016. Non è difficile incontrarlo Clementino e tutti gli si dicono amici. Per questo oggi l’indignazione sembra maggiore. A esprimere solidarietà al rapper ed alla sua famiglia è anche il sindaco di Camposano Giuseppe Barbati: «Perché fargli questo? Sono vicino a Clementino ed ai suoi genitori e mi auguro che quanto prima il balordo che gli ha fatto del male potrà essere assicurato alla giustizia. I giovani sono la nostra risorsa più preziosa e non dobbiamo farli scappare. Non è giusto». Preoccupato anche il suo papà. Dice Salvatore Maccaro: «Abbiamo raccontato tutto alle forze dell’ordine ma mio figlio è forte, ha un carattere gioioso, l’appuntamento con Sanremo gli farà ritrovare l'energia». Clementino «spacc 'e vetrin». (Carmen Fusco – Il Mattino)

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