Il grande Bluff del teatro Diana di Salerno

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Dal Primo Piano di Le Cronache del Mezzogiorno del 21/01/2016

Martedì sera l’inaugurazione della stagione dell’Associazione Casa del Contemporaneo, stessi volti, stesso gelo, buoni titoli del teatro Ghirelli

 

Di OLGA CHIEFFI

Tancredi, nella sua celebre frase che descrive la situazione storica della Sicilia del 1860, afferma «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» e Don Fabrizio «e dopo sarà diverso, ma peggiore». Nell’entrare nel nuovo spazio del Cine-Teatro Diana, martedì sera, all’inaugurazione della Stagione dell’ Associazione Casa del Contemporaneo, remake perfetto della Fondazione  Salerno Contemporanea che ha fallito la sua mission, per poca trasparenza nei conti al teatro Ghirelli, dove ancora risiede, tra l’altro associatasi con la cooperativa Le Nuvole e alla Compagnia Enzo Moscato per formare questo “nuovo” centro di produzione, ci sono balenati davanti gattopardi e leoni. Il gelo era quello stesso che si soffriva e sopportava nel teatro alloggiato nell’area Ex Salid, fiume vicino, tanta umidità, rassegna stampa scompleta con le testate “cattive” sapientemente occultate, così come si è notata differenza nell’assegnazione dei posti ai giornalisti presenti in sala, stessi volti nel direttivo, stesse proskynesis per gli amministratori comunali, con sindaco in testa. Si era tanto denigrato il Teatro Ghirelli, una scalea mal costruita, il palcoscenico piccolo e senza la famosa quarta parete, a detta dei Signori del teatro salernitano, ovvero quella divisione tra platea e scena, destinazioni non chiare, sino alla inagibilità, perché non a norma, dopo che vi si erano svolte ben tre stagioni, ma di certo al teatro Diana, martedì non si è sorriso. Dopo l’inaugurazione elettorale, il 5 maggio scorso, come lo fu l’Auditorium Niemeyer di Ravello per Antonio Bassolino, in quel piovosissimo 29 gennaio del 2010, il Diana, 180 posti su tribuna con gradonate retrattili e poltroncine reclinabili e impianto di 14 proiettori, che consente la proiezione di video ed immagini su tutte le pareti fisse e mobili, per il modico costo dell’intervento di quasi un milione di euro di fondi Ue, è rimasto chiuso sino all’ospitata novembrina del Festival Linea D’Ombra. Richiesto dal Conservatorio “G.Martucci” di Salerno per l’allestimento dell’Opera da Tre Soldi, del binomio Brecht-Weill, con Yari Gugliucci, il 29 dicembre, è stato misteriosamente negato poiché mancavano diversi collaudi, mentre il giorno successivo, il 30 dicembre, si è esibito l’ “Electric ethno jazz trio” di Stefano Giuliano. L’altr’ieri, l’apertura della stagione teatrale con una delle predilette del teatro e del cinema di Martone, Ronconi Missiroli, Servillo, Moretti, Sorrentino, Anna Bonaiuto, protagonista della lettura scenica di Porno-Teo-Kolossal di Pier Paolo Pasolini. La serata è principiata con il sindaco ff Enzo Napoli, che nell’annunciare un omaggio all’indimenticato Peppe Natella, con la proiezione di una sua fotografia dove lo avremmo rivisto nel suo onnipresente sorriso, si è dovuto scusare con i familiari e la platea, poiché tra i 14 proiettori di cui è dotata la sala, mancava proprio quello centrale. La bella struttura in legno con le eleganti capriate animate di acciaio, con tutti i macchinari a vista ha poco spazio scenico, anche se retraendo qualche tribuna se ne potrebbe guadagnare, a discapito, però, del numero di spettatori, ma neanche qui c’è la famosa quarta parete. Per di più, il parquet si sta già rovinando, le sedie sono piccole e scomode e nella fila B, da cui abbiamo seguito, a detta di qualche collega “in castigo”, lo spettacolo, sono già traballanti; il gelo ha attanagliato il pubblico per l’intera serata, tanto da immaginare i condizionatori estivi accesi, ma pare si fosse spostato un pannello da cui è penetrato l’algido vento di tramontana, che ha costretto anche la Bonaiuto ad indossare un pesante cappotto in scena; il contenitore esterno attende ancora la ristrutturazione. Detto ciò onori alla programmazione e allo spettacolo, che ha ricevuto il plauso del pubblico in sala.

 

Dal Primo Piano di Le Cronache del Mezzogiorno del 21/01/2016

Martedì sera l’inaugurazione della stagione dell’Associazione Casa del Contemporaneo, stessi volti, stesso gelo, buoni titoli del teatro Ghirelli

 

Di OLGA CHIEFFI

Tancredi, nella sua celebre frase che descrive la situazione storica della Sicilia del 1860, afferma «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» e Don Fabrizio «e dopo sarà diverso, ma peggiore». Nell’entrare nel nuovo spazio del Cine-Teatro Diana, martedì sera, all’inaugurazione della Stagione dell’ Associazione Casa del Contemporaneo, remake perfetto della Fondazione  Salerno Contemporanea che ha fallito la sua mission, per poca trasparenza nei conti al teatro Ghirelli, dove ancora risiede, tra l’altro associatasi con la cooperativa Le Nuvole e alla Compagnia Enzo Moscato per formare questo “nuovo” centro di produzione, ci sono balenati davanti gattopardi e leoni. Il gelo era quello stesso che si soffriva e sopportava nel teatro alloggiato nell’area Ex Salid, fiume vicino, tanta umidità, rassegna stampa scompleta con le testate “cattive” sapientemente occultate, così come si è notata differenza nell’assegnazione dei posti ai giornalisti presenti in sala, stessi volti nel direttivo, stesse proskynesis per gli amministratori comunali, con sindaco in testa. Si era tanto denigrato il Teatro Ghirelli, una scalea mal costruita, il palcoscenico piccolo e senza la famosa quarta parete, a detta dei Signori del teatro salernitano, ovvero quella divisione tra platea e scena, destinazioni non chiare, sino alla inagibilità, perché non a norma, dopo che vi si erano svolte ben tre stagioni, ma di certo al teatro Diana, martedì non si è sorriso. Dopo l’inaugurazione elettorale, il 5 maggio scorso, come lo fu l’Auditorium Niemeyer di Ravello per Antonio Bassolino, in quel piovosissimo 29 gennaio del 2010, il Diana, 180 posti su tribuna con gradonate retrattili e poltroncine reclinabili e impianto di 14 proiettori, che consente la proiezione di video ed immagini su tutte le pareti fisse e mobili, per il modico costo dell’intervento di quasi un milione di euro di fondi Ue, è rimasto chiuso sino all’ospitata novembrina del Festival Linea D’Ombra. Richiesto dal Conservatorio “G.Martucci” di Salerno per l’allestimento dell’Opera da Tre Soldi, del binomio Brecht-Weill, con Yari Gugliucci, il 29 dicembre, è stato misteriosamente negato poiché mancavano diversi collaudi, mentre il giorno successivo, il 30 dicembre, si è esibito l’ “Electric ethno jazz trio” di Stefano Giuliano. L’altr’ieri, l’apertura della stagione teatrale con una delle predilette del teatro e del cinema di Martone, Ronconi Missiroli, Servillo, Moretti, Sorrentino, Anna Bonaiuto, protagonista della lettura scenica di Porno-Teo-Kolossal di Pier Paolo Pasolini. La serata è principiata con il sindaco ff Enzo Napoli, che nell’annunciare un omaggio all’indimenticato Peppe Natella, con la proiezione di una sua fotografia dove lo avremmo rivisto nel suo onnipresente sorriso, si è dovuto scusare con i familiari e la platea, poiché tra i 14 proiettori di cui è dotata la sala, mancava proprio quello centrale. La bella struttura in legno con le eleganti capriate animate di acciaio, con tutti i macchinari a vista ha poco spazio scenico, anche se retraendo qualche tribuna se ne potrebbe guadagnare, a discapito, però, del numero di spettatori, ma neanche qui c’è la famosa quarta parete. Per di più, il parquet si sta già rovinando, le sedie sono piccole e scomode e nella fila B, da cui abbiamo seguito, a detta di qualche collega “in castigo”, lo spettacolo, sono già traballanti; il gelo ha attanagliato il pubblico per l’intera serata, tanto da immaginare i condizionatori estivi accesi, ma pare si fosse spostato un pannello da cui è penetrato l’algido vento di tramontana, che ha costretto anche la Bonaiuto ad indossare un pesante cappotto in scena; il contenitore esterno attende ancora la ristrutturazione. Detto ciò onori alla programmazione e allo spettacolo, che ha ricevuto il plauso del pubblico in sala.