Per Sarri si ipotizzano due giornate di squalifica. Si attende la sentenza

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Secondo il corriere dello sport Sarri sara’ squalificato per due giornate Oggi il verdetto di Tosel: multa a Mancini 

L’accusa più grave però dovrebbe cadere

La sensazione è che la stangata prevista dal Codice di giustizia sportiva nei casi di razzismo vada allontanandosi. Le frasi che Maurizio Sarri ha proferito contro Roberto Mancini dopo il gol del 2-0 dell’Inter al San Paolo («Frocio e finocchio»), inserite nel referto degli arbitri e della Procura federale, potrebbero essere lette non – appunto – come un insulto omofobo ma piuttosto come un insulto, pesante e sgradevole sì, ma paragonabile alla «condotta ingiuriosa nei confronti degli ufficiali di gara». Considerando anche – probabilmente – la peculiarità di tutti i toscani, particolarmente «coloriti» quando si tratta di sottolineare determinanti avvenimenti. Nel bene e nel male. Paga, pagherà, Sarri, la sanzione più vicina alla verità sembrano essere due giornate di squalifica, da scontare in coppa Italia la prossima stagione. Paga, e pagherà (nel vero senso della parola) anche Roberto Mancini, “placcato” dal quarto uomo di Bello dopo che era partito all’indirizzo del tecnico del Napoli. Per lui, che ha assunto un «atteggiamento intimidatorio» (come si dice in questi casi) potrebbe arrivare (arriverà) una multa. 

 
La ricostruzione. Tutto è avvenuto a pochi passi dal quarto uomo Marco Di Bello. Che ha provato a sedare «azione e reazione» ma quando ha visto che i contendenti si stavano avvicinando a distanza di (poca) sicurezza, ha premuto il tanto sul fianco che attiva il suo microfono e ha comunicato con l’arbitro Valeri. Risultato: allontanato Mancini, allontanato Sarri, che nel frattempo si era rifugiato in panchina cercando di sfuggire alla sanzione. Di Bello ha ascoltato cosa si erano detti i due allenatori. O, meglio, cosa aveva detto Sarri a Mancini quando quest’ultimo aveva chiesto spiegazioni proprio al quarto uomo circa i cinque minuti di recupero (che sulla lavagnetta, sulle prime erano diventati addirittura 9, un errore che ha strappato il sorriso a più di qualcuno allo stadio). Un attimo di follia dialettica dovuta allo stress, alla delusione per il risultato a quel punto definitivo. Sicuramente, un brutto momento. Le parole incriminate, finite nei referti (anche la Procura federale, presente con tre rappresentanti al San Paolo martedì sera, si è mossa nel dopo partita), sono state «frocio» e «finocchio», ripetute tre volte e accompagnate – pare – da un altro epiteto. Un episodio vergognoso. 
 
 

La chiave di lettura. Parole che hanno fatto subito il giro, visto che Mancini – giustamente colpito – le ha ripetute in tv. Parole che, da un punto di vista del codice, si prestano però a due chiavi di lettura. In pratica, Tosel si troverà a dover decidere se dare agli epiteti rivolti a Mancini una connotazione «razzista», oppure quella di un insulto grave, e questa sembrerebbe essere la strada che potrebbe essere intrapresa. Perché è difficile parlare di omofobia in presenza di un destinatario dell’insulto notoriamente eterosessuale. Un po’ come i tristemente famosi «buuuu»: diventano razzisti se vengono rivolti ad un giocatore di colore, perdono quell’odioso significato se rivolti ad un giocatore bianco. Capitò, anni fa, a Zambrotta e Nedved (all’epoca alla Juventus) e addirittura al compianto Ingesson, scomparso nel 2014, il biondissimo svedese preso di mira dagli ultrà per testimoniare – a loro dire – che non c’era alcun razzismo nelle loro esternazioni. Ecco perché potrebbero essere due sole le giornate di squalifica per Maurizio Sarri, paragonando il suo frasario censurabile ad una «ingiuria», un pensate insulto. In caso contrario, il tecnico nato a Napoli ma toscanissimo (è cresciuto a Figline Valdarno) avrebbe rischiato una squalifica a tempo ben più lunga. Il Codice di Giustizia Sportiva parla infatti, come pena minima in caso di insulti omofobi, di quattro mesi per i tesserati (10 giornate per i calciatori). 

fonte:corrieredellosport

 
Secondo il corriere dello sport Sarri sara' squalificato per due giornate Oggi il verdetto di Tosel: multa a Mancini 
L’accusa più grave però dovrebbe cadere
La sensazione è che la stangata prevista dal Codice di giustizia sportiva nei casi di razzismo vada allontanandosi. Le frasi che Maurizio Sarri ha proferito contro Roberto Mancini dopo il gol del 2-0 dell’Inter al San Paolo («Frocio e finocchio»), inserite nel referto degli arbitri e della Procura federale, potrebbero essere lette non – appunto – come un insulto omofobo ma piuttosto come un insulto, pesante e sgradevole sì, ma paragonabile alla «condotta ingiuriosa nei confronti degli ufficiali di gara». Considerando anche – probabilmente – la peculiarità di tutti i toscani, particolarmente «coloriti» quando si tratta di sottolineare determinanti avvenimenti. Nel bene e nel male. Paga, pagherà, Sarri, la sanzione più vicina alla verità sembrano essere due giornate di squalifica, da scontare in coppa Italia la prossima stagione. Paga, e pagherà (nel vero senso della parola) anche Roberto Mancini, “placcato” dal quarto uomo di Bello dopo che era partito all’indirizzo del tecnico del Napoli. Per lui, che ha assunto un «atteggiamento intimidatorio» (come si dice in questi casi) potrebbe arrivare (arriverà) una multa. 
 
La ricostruzione. Tutto è avvenuto a pochi passi dal quarto uomo Marco Di Bello. Che ha provato a sedare «azione e reazione» ma quando ha visto che i contendenti si stavano avvicinando a distanza di (poca) sicurezza, ha premuto il tanto sul fianco che attiva il suo microfono e ha comunicato con l’arbitro Valeri. Risultato: allontanato Mancini, allontanato Sarri, che nel frattempo si era rifugiato in panchina cercando di sfuggire alla sanzione. Di Bello ha ascoltato cosa si erano detti i due allenatori. O, meglio, cosa aveva detto Sarri a Mancini quando quest’ultimo aveva chiesto spiegazioni proprio al quarto uomo circa i cinque minuti di recupero (che sulla lavagnetta, sulle prime erano diventati addirittura 9, un errore che ha strappato il sorriso a più di qualcuno allo stadio). Un attimo di follia dialettica dovuta allo stress, alla delusione per il risultato a quel punto definitivo. Sicuramente, un brutto momento. Le parole incriminate, finite nei referti (anche la Procura federale, presente con tre rappresentanti al San Paolo martedì sera, si è mossa nel dopo partita), sono state «frocio» e «finocchio», ripetute tre volte e accompagnate – pare – da un altro epiteto. Un episodio vergognoso. 
 

 

La chiave di lettura. Parole che hanno fatto subito il giro, visto che Mancini – giustamente colpito – le ha ripetute in tv. Parole che, da un punto di vista del codice, si prestano però a due chiavi di lettura. In pratica, Tosel si troverà a dover decidere se dare agli epiteti rivolti a Mancini una connotazione «razzista», oppure quella di un insulto grave, e questa sembrerebbe essere la strada che potrebbe essere intrapresa. Perché è difficile parlare di omofobia in presenza di un destinatario dell’insulto notoriamente eterosessuale. Un po’ come i tristemente famosi «buuuu»: diventano razzisti se vengono rivolti ad un giocatore di colore, perdono quell’odioso significato se rivolti ad un giocatore bianco. Capitò, anni fa, a Zambrotta e Nedved (all’epoca alla Juventus) e addirittura al compianto Ingesson, scomparso nel 2014, il biondissimo svedese preso di mira dagli ultrà per testimoniare – a loro dire – che non c’era alcun razzismo nelle loro esternazioni. Ecco perché potrebbero essere due sole le giornate di squalifica per Maurizio Sarri, paragonando il suo frasario censurabile ad una «ingiuria», un pensate insulto. In caso contrario, il tecnico nato a Napoli ma toscanissimo (è cresciuto a Figline Valdarno) avrebbe rischiato una squalifica a tempo ben più lunga. Il Codice di Giustizia Sportiva parla infatti, come pena minima in caso di insulti omofobi, di quattro mesi per i tesserati (10 giornate per i calciatori). 
fonte:corrieredellosport

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