Riceviamo una nuova lettera di Don Nicola De Maria

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Riceviamo e pubblichiamo

Apprendo dalla stampa che la comunità europea ha da tempo aperto un’indagine formale per aiuti di Stato di cui la Chiesa italiana godrebbe e che sono incompatibili con le norme sulla concorrenza; la questione dura già da 4 anni con 2 archiviazioni e una serie di controricorsi. Bruxelles ha messo in moto un’indagine approfondita sui privilegi fiscali attribuiti agli enti ecclesiastici in settori in cui “l’azienda Chiesa” conta circa 100.000 fabbricati ed è leader nazionale: ospedali, scuole private, alberghi (prima case religiose) e altre strutture commerciali che godono di una esenzione totale dal pagamento dell’ICI e del 50% da quello dell’IRES. Con un risparmio annuo (in barba alla finanza) che si avvicina ai 2 miliardi di euro annui e conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici. Mi chiedo: il Papa, il presidente C.E.I. e i vescovi delle congregazioni romane sanno di questa vertenza europea? Se sanno, perché non hanno indotto i responsabili di queste anomalie a fare dietro-front? Non vale anche per la gerarchia ecclesiastica quando don Oreste Benzi dice per quelli che sottraggono allo Stato risorse che dovrebbero andare ai meno abbienti? Non sanno forse i prelati della chiesa cattolica che quanto viene sottratto al fisco significa poi: meno asili infantili, meno busta paga ai pensionati al minimo (400 euro al mese con 21 anni di servizio nelle ferrovie statali, parlo del mio sagrestano ed ex clochard Luigi Pettinati). Non gioverebbe, poi, alla sua immagine, se la gerarchia ecclesiastica decidesse di rinunciare a tutti i privilegi, anche alle sovvenzioni per la scuola privata, perché il tutto venga devoluto a favore dei cassaintegrati, disoccupati, invalidi civili e di guerra, e altre categorie di persone che non hanno le certezze che invece hanno gli ecclesiastici (pensione civile e pensione anche per l’insegnamento di religione, per legge promossa dai “teodem”)?. La gerarchia ecclesiastica dovrebbe con San Paolo considerare spazzatura tutto quello che può offrire il mondo, sapendo rinunciare anche al necessario, se può servire a dare maggiore lustro al loro servizio pastorale. Dico servizio pastorale e non dominio pastorale, come purtroppo è normale che avvenga da noi. In conclusione, io 76enne, vorrei chiudere la mia esistenza terrena potendo prendere a modello, soprattutto nello spirito di”povertà”, il vescovo che è a capo della mia Chiesa e tutti gli altri vescovi che sono a capo della Chiesa italiana. Vorrei anche che il Papa prendesse in considerazione quanto il Cardinale Kamarà, di santa memoria, dice che avrebbe cercato di attuare se fosse divenuto Papa. In fede Don Nicola De Maria, presbitero, rettore della Chiesa di San Biagio in Sant’Agnello e leader dei clochard e fautore delle mense gratuite per i poveri, nonché dei dormitori.