Pellegrino – io come la Juve «vinco in serie

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Dopo le individuali domina la team sprint con Nöckler «Concludo alla Dybala, con la grinta che aveva Tevez»

Pellegrino e Dietmar Nöckler, 27 anni, sul podio di Planica Ansa 

 
 

Mentre la sua Juve festeggia la decima, Federico Pellegrino mette la quinta. Dopo i quattro successi individuali inanellati in stagione, il top player dello sci di fondo azzurro trascina con sé sul gradino più alto del podio nella team sprint di Planica l’amico e compagno poliziotto Dietmar Nöckler, sfoderando il solito rush finale vincente, che ha letteralmente tagliato le gambe agli avversari, come ha mimato il valdostano con una motosega tra le mani appena superato il traguardo. È proprio una fortuna per lo sport italiano che Chicco, pur restando molto legato da tifoso al mondo del pallone, abbia capito presto di non avere chance come centravanti, preferendo mettersi ai piedi gli sci stretti. 
 
Trance e assist. «Fare questa doppietta era un sogno che avevo nel cassetto da quando, nel mio primo anno in Coppa del Mondo nel dicembre 2010, avevo visto riuscirci la mia conterranea Arianna Follis a Düsseldorf – spiega Pellegrino – Sono in trance agonistica e fare una serie di vittorie come sta facendo la mia Juve mi rende orgoglioso. Nella rosa attuale mi vedrei come un finalizzatore alla Dybala, anche se la grinta che mi trasmetteva negli anni passati Tevez mi dava un grandissimo stimolo sugli sci. Riuscire a essere sempre sul pezzo come i bianconeri è davvero bello». 
E l’assist d’oro stavolta gliel’ha servito Didi Nöckler, bravo a chiudere la quinta frazione al terzo posto a ridosso dei migliori, permettendo così al purosangue di Nus di scatenare tutti i suoi cavalli per riportare una coppia azzurra al successo in Coppa del Mondo a dieci anni dall’affermazione di Cristian Zorzi e Loris Frasnelli sulle nevi di Sapporo. 
«Quando gli ho dato l’ultimo cambio, ho capito che avremmo vinto – rivela il ventisettenne di Brunico, che assieme a Pellegrino aveva già collezionato un podio in Coppa ed uno ai Mondiali nella passata stagione – Correndo con Federico parti avvantaggiato e tutti cominciano a chiedersi cosa abbia di diverso. Nello skating ha una velocità superiore ed è un piacere gareggiare al suo fianco, anche se ti mette un po’ di pressione perché hai paura di sfigurare». Invece, in questo momento tutto ciò che tocca il Re Mida delle sprint si trasforma in oro e l’Italia si coccola un talento cristallino che il mondo le invidia.  
 
Il tecnico. Giuseppe “Sepp” Chenetti, artefice dei trionfi nell’Olimpiade casalinga di Torino 2006 e tornato al timone del fondo azzurro dopo il disastro di Sochi 2014, spiega i punti di forza di Pellegrino: «Ha affinato le qualità che gli ha donato Madre Natura con la tecnica e con uno scrupoloso lavoro sui dettagli. Proprio qui fa la differenza, con la grande meticolosità con cui cura l’alimentazione, l’idratazione, il sonno, il lavoro in palestra ed il recupero. Tutti aspetti che i campioni che ho allenato negli anni passati non consideravano con così tanta attenzione». 
E le otto vittorie conquistate nel giro degli ultimi 13 mesi hanno dato ancor più sicurezza all’asso valdostano. «È entrato in una dimensione psicologica particolare. Mi ha detto che se alla partenza si accorge che la condizione fisica e i materiali sono buoni, lui si isola e vede solo se stesso in gara, senza farsi condizionare da niente: mi ha colpito perché non l’avevo mai sentito dire da nessun atleta. Dal punto di vista mentale ha un qualcosa in più, non è un istintivo ma un perfetto calcolatore, grazie alla sua incredibile visione di gara – prosegue Chenetti – Ora vuol dimostrare di essere un fondista completo e primeggiare anche nelle gare lunghe. È pronto a farlo e l’ha dimostrato già nella 7,5 km e nella 10 km, anche se ci vorrà tempo per adattarsi». 
Chissà che lo sprinter Chicco non bruci le tappe e trascini i compagni già nella staffetta di domenica prossima a Nove Mesto. 

Fonte:corrieredellosport

 
 
 
Dopo le individuali domina la team sprint con Nöckler «Concludo alla Dybala, con la grinta che aveva Tevez»

Pellegrino e Dietmar Nöckler, 27 anni, sul podio di Planica Ansa 
 

 

Mentre la sua Juve festeggia la decima, Federico Pellegrino mette la quinta. Dopo i quattro successi individuali inanellati in stagione, il top player dello sci di fondo azzurro trascina con sé sul gradino più alto del podio nella team sprint di Planica l'amico e compagno poliziotto Dietmar Nöckler, sfoderando il solito rush finale vincente, che ha letteralmente tagliato le gambe agli avversari, come ha mimato il valdostano con una motosega tra le mani appena superato il traguardo. È proprio una fortuna per lo sport italiano che Chicco, pur restando molto legato da tifoso al mondo del pallone, abbia capito presto di non avere chance come centravanti, preferendo mettersi ai piedi gli sci stretti. 
 
Trance e assist. «Fare questa doppietta era un sogno che avevo nel cassetto da quando, nel mio primo anno in Coppa del Mondo nel dicembre 2010, avevo visto riuscirci la mia conterranea Arianna Follis a Düsseldorf – spiega Pellegrino – Sono in trance agonistica e fare una serie di vittorie come sta facendo la mia Juve mi rende orgoglioso. Nella rosa attuale mi vedrei come un finalizzatore alla Dybala, anche se la grinta che mi trasmetteva negli anni passati Tevez mi dava un grandissimo stimolo sugli sci. Riuscire a essere sempre sul pezzo come i bianconeri è davvero bello». 
E l'assist d'oro stavolta gliel'ha servito Didi Nöckler, bravo a chiudere la quinta frazione al terzo posto a ridosso dei migliori, permettendo così al purosangue di Nus di scatenare tutti i suoi cavalli per riportare una coppia azzurra al successo in Coppa del Mondo a dieci anni dall'affermazione di Cristian Zorzi e Loris Frasnelli sulle nevi di Sapporo. 
«Quando gli ho dato l'ultimo cambio, ho capito che avremmo vinto – rivela il ventisettenne di Brunico, che assieme a Pellegrino aveva già collezionato un podio in Coppa ed uno ai Mondiali nella passata stagione – Correndo con Federico parti avvantaggiato e tutti cominciano a chiedersi cosa abbia di diverso. Nello skating ha una velocità superiore ed è un piacere gareggiare al suo fianco, anche se ti mette un po' di pressione perché hai paura di sfigurare». Invece, in questo momento tutto ciò che tocca il Re Mida delle sprint si trasforma in oro e l'Italia si coccola un talento cristallino che il mondo le invidia.  
 
Il tecnico. Giuseppe “Sepp” Chenetti, artefice dei trionfi nell'Olimpiade casalinga di Torino 2006 e tornato al timone del fondo azzurro dopo il disastro di Sochi 2014, spiega i punti di forza di Pellegrino: «Ha affinato le qualità che gli ha donato Madre Natura con la tecnica e con uno scrupoloso lavoro sui dettagli. Proprio qui fa la differenza, con la grande meticolosità con cui cura l'alimentazione, l'idratazione, il sonno, il lavoro in palestra ed il recupero. Tutti aspetti che i campioni che ho allenato negli anni passati non consideravano con così tanta attenzione». 
E le otto vittorie conquistate nel giro degli ultimi 13 mesi hanno dato ancor più sicurezza all'asso valdostano. «È entrato in una dimensione psicologica particolare. Mi ha detto che se alla partenza si accorge che la condizione fisica e i materiali sono buoni, lui si isola e vede solo se stesso in gara, senza farsi condizionare da niente: mi ha colpito perché non l'avevo mai sentito dire da nessun atleta. Dal punto di vista mentale ha un qualcosa in più, non è un istintivo ma un perfetto calcolatore, grazie alla sua incredibile visione di gara – prosegue Chenetti – Ora vuol dimostrare di essere un fondista completo e primeggiare anche nelle gare lunghe. È pronto a farlo e l'ha dimostrato già nella 7,5 km e nella 10 km, anche se ci vorrà tempo per adattarsi». 
Chissà che lo sprinter Chicco non bruci le tappe e trascini i compagni già nella staffetta di domenica prossima a Nove Mesto. 
Fonte:corrieredellosport