Verona. Preti pedofili, un ex sacerdote: «La Chiesa ha sempre nascosto tutto»

0

Alla Gran Guardia primo incontro delle vittime degli abusi:
«Non possiamo più essere ignorati, non siamo statistiche»

VERONA – «Vorresti fermare il prete pedofilo che adesso è ancora lì, accanto ai bambini»: è questa l’urgenza che sentono le vittime degli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, per la prima volta riunite pubblicamente oggi a Verona nell’incontro “Noi vittime dei preti pedofili”. A porte chiuse, nel Palazzo delle Gran Guardia, i partecipanti si sono raccontati le proprie vicissitudini. «La ragione che sta alla base di questo incontro – dicono – è far vedere che esistiamo, che non possiamo più essere ignorati e che non siamo statistiche, ma esseri umani con famiglie, figli, sentimenti». Sono state una cinquantina le e-mail di ulteriori denunce ricevute – oltre che da Verona anche da Trento, Savona, Vicenza – dal gruppo promotore “La Colpa”, in vista di questa giornata, spiega Mario Lodi Rizzini, fratello di una delle sordomute dell’Istituto San Provolo di Verona. Si tratta dell’istituto dove – secondo 15 testimonianze autobiografiche dettagliate di ricoverati presenti all’incontro di oggi – tra gli anni ’50 e metà degli anni ’80 una ventina di sacerdoti avrebbe abusato continuativamente di piccoli che non potevano sentire o parlare, o nessuna delle due cose assieme. «Quello che mi ha colpito – aggiunge Rizzini – è che, quando un laico che lavorava al San Provolo ha confermato quei racconti, ha detto che era una cosa “normale”, che avveniva anche in altri istituti». «Ma la prima lettera inviata al vescovo di Verona – prosegue – portava in calce 70 firme di ospiti dell’istituto: quella lettera ha fermato il processo di beatificazione di quel vescovo precedente che viene indicato tra gli abusatori. Adesso è in corso la costituzione di una commissione che vogliamo laica, perché non ci fidiamo, e che invierà il proprio resoconto al Vaticano». Tra gli ex ospiti dell’istituto Provolo era presente alla Gran Guardia un’unica donna, Antonietta Perbellini, 75 anni, la quale accusa una violenza subita durante una confessione, sulla sedia, da parte di «un prete che si abbassò i calzoni». «Adesso – dice la donna – quando viene il sacerdote per benedirmi la casa lo caccio via». Per Salvatore Domolo, ex sacerdote autosospesosi nel 2005 e “sbattezzato” l’anno scorso, con una memoria personale di abusi tra gli 8 e gli 11 anni, «finora si è parlato dei preti, ma non possiamo nasconderci che ci sono anche le suore, le donne ex bambine fanno più fatica a parlare, c’è piu pressione su di loro, sono più deboli». Tra i più determinati, il genitore di una bimba che ha subito violenza in ambito ecclesiastico. «Per chi è ancora bambino la strada è ancora più in salita – spiega -. “Lui” ti ha detto che se avessi parlato sarebbe successo qualcosa di brutto, che i tuoi genitori sarebbero morti. Se trovi la forza di dire qualcosa, il papà e la mamma faticano a pensare che l’amico prete sia cattivo e, se la famiglia crede, ne parla con il prete abusatore o con i suoi superiori. Allora comincia l’isolamento: alle famiglie si addebitano ansie protettive, interessi economici, rancori contro la Chiesa. Se inizia l’iter giudiziario, i colpevoli diventano quelli che hanno denunciato». Per l’ex sacerdote Domolo, «la cosa più grave è che l’abuso ti allontana da Dio, perché Dio è là e tace». «Quando sono entrato in seminario – racconta – ho parlato al mio padre spirituale degli abusi subiti e mi sono trovato a dover confessare il ‘peccato’ commesso. Poi quando gli ho chiesto cosa fare del prete che aveva abusato di me mi ha detto: assolutamente non ne parliamo con nessuno, lo affidiamo alla misericordia di Dio». «Quante volte me lo sono sentito ripetere! Deve essere riconosciuta – aggiunge – la complicità attiva della Chiesa, si pensava bastasse il silenzio, o spostare il prete pedofilo indiano in Italia. La verità è che non c’è solo l’abuso ripetuto: non è che si è vigilato poco, è che abbiamo fatto di tutto per nascondere».

Il Gazzettino

scelto da Michele Pappacoda

Lascia una risposta