Forze speciali Usa in Iraq: «Uccideremo i leader dell’Isis»

0

Forze speciali Usa sono sbarcate in Iraq per condurre operazioni contro l’Isis, nell’ambito di un ampio sforzo nel 2016 per colpire i militanti del Califfato e che include truppe per operazioni speciali in Siria: lo ha annunciato il segretario alla difesa Usa Ashton Carter, parlando a 200 soldati nella sede della 101/ma divisione aviotrasportata. Le truppe speciali daranno la caccia ai leader e militanti dell’Isis: «Li uccideremo o cattureremo ovunque li troveremo», ha detto Carter. Intanto i dieci marinai sono stati rilasciati e ieri erano al sicuro, sottoposti a esami medici e psicologici. L’incidente dei due motoscafi americani sconfinati in territorio iraniano si è risolto in 24 ore, grazie a un frenetico scambio di telefonate fra il segretario di Stato John Kerry e il collega Mohammed Javad Zarif. Per molti la soluzione della crisi testimonia del disgelo in corso fra i due Paesi. Ma allo stesso tempo il fatto che i dieci siano stati presi prigionieri e filmati mentre erano obbligati a inginocchiarsi davanti alle Guardie della Rivoluzione testimonia del contrario e cioè che le tensioni esistono ancora. Alcuni analisti americani hanno cercato di spiegare la cattura e la susseguente liberazione come lo specchio del sistema di potere in Iran e del suo rapporto con l’Occidente: a effettuare la cattura sono infatti stati i pasdaran che dipendono dall’ayatolla Khamenei; a risolvere la crisi è stato invece il ministro del governo del presidente Hassan Rohani, il politico laico più moderato che ha portato a compimento l’accordo sul nucleare. I marinai erano a bordo di un motoscafo da sbarco il cui sistema di navigazione era andato in tilt. La loro imbarcazione è finita in acque iraniane e un’altra simile imbarcazione è rimasta loro vicina per sicurezza. I marinai sono stati trattati bene (abbondantemente filmati e fatti poi vedere in tv), ma anche interrogati. Uno di loro – un po’ teso – ha chiesto scusa per l’errore. E poco dopo anche l’ammiraglio Ali Faavi ha comunicato che gli americani «non avevano compiuto un atto ostile o di spionaggio, ma un errore». Nessuno ha dubitato che solo un anno fa le cose sarebbero andate diversamente. La leader democratica alla Camera, Nancy Pelosi, ha anzi sostenuto senza mezzi termini che la veloce soluzione dell’incidente sia avvenuta proprio come ricaduta dell’accordo che gli Usa e altri cinque paesi (Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) hanno stipulato con Teheran per l’interruzione della ricerca sulle armi atomiche. L’accordo di per sé non si estende oltre la produzione di armi, ma il lungo negoziato, con la conseguente frequentazione diplomatica avrebbe reso possibile la soluzione della crisi, che rischiava di oscurare il discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Obama ha pronunciato martedì sera. Da segnalare infine che il presidente americano, Barack Obama, ha avuto una conversazione telefonica col presidente russo, Vladimir Putin. Il colloquio – informa la Casa Bianca – è servito a fare il punto della situazione sulla crisi in Ucraina, su quella della Siria e sul caso della Corea del Nord. Sulla Siria i due leader hanno ribadito la necessità di ridurre le violenze ed affrontare la questione umanitaria. Sul caso della Corea del Nord hanno invece sottolineato l’importanza di una risposta forte e unitaria alla sfida del regime di Pyongyang. (Anna Guaita – Il Mattino)

Forze speciali Usa sono sbarcate in Iraq per condurre operazioni contro l'Isis, nell'ambito di un ampio sforzo nel 2016 per colpire i militanti del Califfato e che include truppe per operazioni speciali in Siria: lo ha annunciato il segretario alla difesa Usa Ashton Carter, parlando a 200 soldati nella sede della 101/ma divisione aviotrasportata. Le truppe speciali daranno la caccia ai leader e militanti dell'Isis: «Li uccideremo o cattureremo ovunque li troveremo», ha detto Carter. Intanto i dieci marinai sono stati rilasciati e ieri erano al sicuro, sottoposti a esami medici e psicologici. L'incidente dei due motoscafi americani sconfinati in territorio iraniano si è risolto in 24 ore, grazie a un frenetico scambio di telefonate fra il segretario di Stato John Kerry e il collega Mohammed Javad Zarif. Per molti la soluzione della crisi testimonia del disgelo in corso fra i due Paesi. Ma allo stesso tempo il fatto che i dieci siano stati presi prigionieri e filmati mentre erano obbligati a inginocchiarsi davanti alle Guardie della Rivoluzione testimonia del contrario e cioè che le tensioni esistono ancora. Alcuni analisti americani hanno cercato di spiegare la cattura e la susseguente liberazione come lo specchio del sistema di potere in Iran e del suo rapporto con l'Occidente: a effettuare la cattura sono infatti stati i pasdaran che dipendono dall'ayatolla Khamenei; a risolvere la crisi è stato invece il ministro del governo del presidente Hassan Rohani, il politico laico più moderato che ha portato a compimento l'accordo sul nucleare. I marinai erano a bordo di un motoscafo da sbarco il cui sistema di navigazione era andato in tilt. La loro imbarcazione è finita in acque iraniane e un'altra simile imbarcazione è rimasta loro vicina per sicurezza. I marinai sono stati trattati bene (abbondantemente filmati e fatti poi vedere in tv), ma anche interrogati. Uno di loro – un po' teso – ha chiesto scusa per l'errore. E poco dopo anche l'ammiraglio Ali Faavi ha comunicato che gli americani «non avevano compiuto un atto ostile o di spionaggio, ma un errore». Nessuno ha dubitato che solo un anno fa le cose sarebbero andate diversamente. La leader democratica alla Camera, Nancy Pelosi, ha anzi sostenuto senza mezzi termini che la veloce soluzione dell'incidente sia avvenuta proprio come ricaduta dell'accordo che gli Usa e altri cinque paesi (Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e Germania) hanno stipulato con Teheran per l'interruzione della ricerca sulle armi atomiche. L'accordo di per sé non si estende oltre la produzione di armi, ma il lungo negoziato, con la conseguente frequentazione diplomatica avrebbe reso possibile la soluzione della crisi, che rischiava di oscurare il discorso sullo stato dell'Unione che il presidente Obama ha pronunciato martedì sera. Da segnalare infine che il presidente americano, Barack Obama, ha avuto una conversazione telefonica col presidente russo, Vladimir Putin. Il colloquio – informa la Casa Bianca – è servito a fare il punto della situazione sulla crisi in Ucraina, su quella della Siria e sul caso della Corea del Nord. Sulla Siria i due leader hanno ribadito la necessità di ridurre le violenze ed affrontare la questione umanitaria. Sul caso della Corea del Nord hanno invece sottolineato l'importanza di una risposta forte e unitaria alla sfida del regime di Pyongyang. (Anna Guaita – Il Mattino)