Ravello, gli fanno ordinanza di demolizione e il Conisglio di Stato gli da ragione dopo più di venti anni…

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Ravello, Costiera amalfitana. Una storia emblematica questa. Il 27 febbraio1995 Pasquale Bottone, residente a Minori, presentava istanza di condono per mutamento di destinazione d’uso di un’area di sua proprietà, ubicata in località Ponte di Ravello. Sull’area in questione era stato costruito un parcheggio ed erano previste opere di livellamenti, riempimenti e sbancamenti, nonché la realizzazione di opere accessorie, come ad esempio una tettoia ed una baracca. Il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale di Ravello ordinò la demolizione delle opere eseguite e la riduzione dell’area in pristino stato. Nel marzo 2004 l’avvocato Giovanni Maria di Leto, difensore di Bottone, proponeva ricorso straordinario al Capo dello Stato evidenziando l’illegittimità degli atti in primis perché l’esame della domanda di condono edilizio deve precedere ogni iniziativa repressiva (la richiesta di condono impedisce definitivamente che l’ordine di demolizione preventivamente adottato possa produrre i suoi effetti) ed in secundis perché l’ordinanza di demolizione e riduzione in pristino impugnata non applica e contraddice la destinazione di zona del piano regolatore generale di Ravello che – nell’area interessata dall’intervento edilizio abusivo – prevedeva la realizzazione di parcheggio da affidare con prelazione al privato.

Nell’adunanza del 25 novembre 2015, la prima sezione del Consiglio di Stato, ha espresso parere favorevole al ricorso straordinario proposto da Pasquale Bottone al Capo dello Stato nel marzo 2004, in quanto «L’ordine di demolizione di opere eseguite in assenza di titolo abilitativo adottato in pendenza di istanza di condono contrasta con l’art. 38 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 perché il disposto normativo impone all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, sicché il Comune ha l’obbligo di pronunciarsi sulla condonabilità o meno dell’opera edilizia abusiva. Inoltre, nel caso di specie l’abuso edilizio risale nel tempo e, quindi, per imporre la demolizione e la rimessione in pristino è necessario dimostrare l’esistenza di un interesse pubblico».

Ravello, Costiera amalfitana. Una storia emblematica questa. Il 27 febbraio1995 Pasquale Bottone, residente a Minori, presentava istanza di condono per mutamento di destinazione d’uso di un’area di sua proprietà, ubicata in località Ponte di Ravello. Sull’area in questione era stato costruito un parcheggio ed erano previste opere di livellamenti, riempimenti e sbancamenti, nonché la realizzazione di opere accessorie, come ad esempio una tettoia ed una baracca. Il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale di Ravello ordinò la demolizione delle opere eseguite e la riduzione dell’area in pristino stato. Nel marzo 2004 l’avvocato Giovanni Maria di Leto, difensore di Bottone, proponeva ricorso straordinario al Capo dello Stato evidenziando l’illegittimità degli atti in primis perché l'esame della domanda di condono edilizio deve precedere ogni iniziativa repressiva (la richiesta di condono impedisce definitivamente che l'ordine di demolizione preventivamente adottato possa produrre i suoi effetti) ed in secundis perché l'ordinanza di demolizione e riduzione in pristino impugnata non applica e contraddice la destinazione di zona del piano regolatore generale di Ravello che – nell'area interessata dall'intervento edilizio abusivo – prevedeva la realizzazione di parcheggio da affidare con prelazione al privato.

Nell'adunanza del 25 novembre 2015, la prima sezione del Consiglio di Stato, ha espresso parere favorevole al ricorso straordinario proposto da Pasquale Bottone al Capo dello Stato nel marzo 2004, in quanto «L'ordine di demolizione di opere eseguite in assenza di titolo abilitativo adottato in pendenza di istanza di condono contrasta con l'art. 38 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 perché il disposto normativo impone all'Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, sicché il Comune ha l'obbligo di pronunciarsi sulla condonabilità o meno dell'opera edilizia abusiva. Inoltre, nel caso di specie l'abuso edilizio risale nel tempo e, quindi, per imporre la demolizione e la rimessione in pristino è necessario dimostrare l'esistenza di un interesse pubblico».