L’ULTIMO “CUSTODE” DI VILLA RUFOLO. IL RICORDO DI FILIPPO AMATO DI SECONDO AMALFITANO

0

di Secondo Amalfitano * Si sa, la morte di qualsiasi persona non fa mai piacere, ma dire che la morte sia uguale per tutti credo che sia una ipocrita retorica cui è difficile sottrarsi. La morte di Filippo Amato, per me che ho avuto il piacere di conoscerlo ed il privilegio di apprezzarne il lavoro e l’attaccamento a Villa Rufolo, di sicuro non è una morte qualsiasi. Con lui se ne va un pezzo importante di Villa Rufolo e di Ravello. Se ne va l’elemento di transizione fra una gestione familiare e privata del nostro monumento e una gestione pubblico-manageriale. Pro e contro in entrambi i modelli, pro e contro che spesso hanno un nome ed un cognome, pro e contro che emergono da modelli gestionali più freddi e teorici quali sono quelli pubblici e manageriali, e da modelli gestionali più caldi e pratici quali sono le gestioni familiari. Filippo ha segnato il passaggio fra i due modelli incarnando il dipendente pubblico da una parte, e il geloso “custode” quasi privato dall’altra. Quello che Filippo ha rappresentato per Villa Rufolo di sicuro è più facile da scrivere che da fare. Lui lo ha fatto con la sufficiente severità e rigore del dipendente, ma anche con l’amorevolezza e la cura di chi sa di custodire un bene prezioso, prima ancora che per lui e la sua famiglia, per la collettività Ravellese e per il mondo intero. Ho avuto l’onore di essere destinatario del suo affetto e della sua stima, ma ho soprattutto avuto la fortuna di poterne apprezzare il modello di vita, riservato ma efficace, apparentemente burbero ma sensibile e finanche dolce. Quando persone così ci lasciano ti assale lo sconforto e l’amarezza, ma ti scatta anche una molla interiore a fare ancora meglio e di più, anche per rendere onore e merito a quanti, come Filippo, hanno messo cuore e cervello nelle loro azioni, riuscendo sempre a trovare il giusto equilibrio fra due parti del corpo che come luoghi dell’anima sono più abituate a combattersi che a collaborare, come invece fortunatamente avviene nella loro azione anatomica e fisiologica. Grazie Filippo anche a nome dei tanti turisti che hai accolto a Villa Rufolo, e dei tanti che, ignari, hanno beneficiato della tua azione amorevole verso questo monumento del quale sei stato geloso e consapevole ultimo “CUSTODE”.

* Ex sindaco di Ravello e Direttore di Villa Rufolo 

di Secondo Amalfitano * Si sa, la morte di qualsiasi persona non fa mai piacere, ma dire che la morte sia uguale per tutti credo che sia una ipocrita retorica cui è difficile sottrarsi. La morte di Filippo Amato, per me che ho avuto il piacere di conoscerlo ed il privilegio di apprezzarne il lavoro e l’attaccamento a Villa Rufolo, di sicuro non è una morte qualsiasi. Con lui se ne va un pezzo importante di Villa Rufolo e di Ravello. Se ne va l’elemento di transizione fra una gestione familiare e privata del nostro monumento e una gestione pubblico-manageriale. Pro e contro in entrambi i modelli, pro e contro che spesso hanno un nome ed un cognome, pro e contro che emergono da modelli gestionali più freddi e teorici quali sono quelli pubblici e manageriali, e da modelli gestionali più caldi e pratici quali sono le gestioni familiari. Filippo ha segnato il passaggio fra i due modelli incarnando il dipendente pubblico da una parte, e il geloso “custode” quasi privato dall’altra. Quello che Filippo ha rappresentato per Villa Rufolo di sicuro è più facile da scrivere che da fare. Lui lo ha fatto con la sufficiente severità e rigore del dipendente, ma anche con l’amorevolezza e la cura di chi sa di custodire un bene prezioso, prima ancora che per lui e la sua famiglia, per la collettività Ravellese e per il mondo intero. Ho avuto l’onore di essere destinatario del suo affetto e della sua stima, ma ho soprattutto avuto la fortuna di poterne apprezzare il modello di vita, riservato ma efficace, apparentemente burbero ma sensibile e finanche dolce. Quando persone così ci lasciano ti assale lo sconforto e l’amarezza, ma ti scatta anche una molla interiore a fare ancora meglio e di più, anche per rendere onore e merito a quanti, come Filippo, hanno messo cuore e cervello nelle loro azioni, riuscendo sempre a trovare il giusto equilibrio fra due parti del corpo che come luoghi dell’anima sono più abituate a combattersi che a collaborare, come invece fortunatamente avviene nella loro azione anatomica e fisiologica. Grazie Filippo anche a nome dei tanti turisti che hai accolto a Villa Rufolo, e dei tanti che, ignari, hanno beneficiato della tua azione amorevole verso questo monumento del quale sei stato geloso e consapevole ultimo “CUSTODE”.

* Ex sindaco di Ravello e Direttore di Villa Rufolo