Cannabis, stop al carcere per chi la coltiva. La novità nel testo uscito dalla Commissione, ma Alfano pone il veto

0

Invertita la rotta sulla depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina, il governo rischia di imbattersi in un altro scoglio: la trasformazione in illecito amministrativo della coltivazione non autorizzata di piante da cui ricavare sostanze stupefacenti. Il che significa niente più carcere fino a un anno per chi coltivi una pianta di cannabis ma, al suo posto, una sanzione da 5mila a 30mila euro. È questo un punto su cui Ncd l’aveva spuntata lo scorso novembre, quando dopo il primo esame a Palazzo Chigi di due decreti legislativi di attuazione della delega per la trasformazione in illecito amministrativo di un lungo elenco di reati minori, il ministro della Giustizia Orlando si era fermato su tre reati: l’immigrazione clandestina, la coltivazione della cannabis e il disturbo della quiete pubblica. Lasciando però aperta una «finestra di riflessione per il Parlamento», aveva detto. Nel frattempo la commissione Giustizia della Camera, presieduta da Donatella Ferranti (Pd), si è espressa ritenendo «opportuno procedere alla depenalizzazione dei reati di immigrazione clandestina e di coltivazione di piante proibite sul territorio nazionale, secondo quanto previsto dalla legge delega, in considerazione del principio secondo cui la sanzione penale deve essere considerata dall’ordinamento come una extrema ratio». Parere recepito da Orlando, per entrambi i reati, nella bozza di decreto già messo a punto dal dicastero di via Arenula e che arriverà in Cdm il prossimo 15 gennaio. Ulteriori rinvii non sono ipotizzabili, perché la delega al governo contenuta nel disegno di legge sulla messa alla prova scade il prossimo 17 gennaio. Come sia andata a finire col reato di immigrazione clandestina, ormai è noto. Il partito del ministro dell’Interno Alfano è tornato a puntare i piedi, nonostante sia unanime il parere di giuristi e magistrati nel ritenere inutile, causa d’ingolfamento dei tribunali e vincolante rispetto ad eventuali testimonianze di migranti contro gli organizzatori di tratte illecite, un reato oggi punito con un’ammenda da 5mila a 10mila euro. Renzi ha condiviso la «ragion politica» del responsabile del Viminale. Pur riconoscendo l’inutilità di un reato introdotto sette anni fa quando era Guardasigilli del governo Berlusconi, Alfano è convinto che non sia questo il momento per cancellarlo dal codice: «la gente non capirebbe». Alfano, il ministro delle Riforme Boschi e anche capo della polizia Pansa pongono un problema di «percezione» della sicurezza. La questione rischia di riproporsi a breve, sulla depenalizzazione dei reati legati alle droghe. Il colpo di grazia alla stretta voluta dal governo Berlusconi nel 2006 lo aveva dato due anni fa la Consulta, dichiarando illegittima la legge Fini-Giovanardi che equiparava le droghe pesanti a quelle leggere. Ora si tratta di prendere un’ulteriore decisione. Fino ad oggi, chiunque coltivi cannabis sul proprio terrazzo di casa rischia fino ad un anno di carcere oppure un’ammenda che, in base al testo unico del 1990, varia da uno a quattro milioni delle vecchie lire. La bozza del testo Orlando, all’articolo 3 sulle depenalizzazioni, ha aggiunto un nuovo comma, il 7, che così recita: chiunque, senza autorizzazione, coltivi piante da cui ricavare sostanze stupefacenti, «è soggetto, salvo che il fatto non costituisca reato, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5mila a 30mila». Resta da vedere se la percezione della sicurezza sarà predominante rispetto all’esigenza di far cadere una pena che, per quanto bassa, viene sospesa al momento della condanna. Ma contribuisce, e non poco, all’ingolfamento di procure e tribunali. (Silvia Barocci – Il Mattino) 

Invertita la rotta sulla depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina, il governo rischia di imbattersi in un altro scoglio: la trasformazione in illecito amministrativo della coltivazione non autorizzata di piante da cui ricavare sostanze stupefacenti. Il che significa niente più carcere fino a un anno per chi coltivi una pianta di cannabis ma, al suo posto, una sanzione da 5mila a 30mila euro. È questo un punto su cui Ncd l'aveva spuntata lo scorso novembre, quando dopo il primo esame a Palazzo Chigi di due decreti legislativi di attuazione della delega per la trasformazione in illecito amministrativo di un lungo elenco di reati minori, il ministro della Giustizia Orlando si era fermato su tre reati: l'immigrazione clandestina, la coltivazione della cannabis e il disturbo della quiete pubblica. Lasciando però aperta una «finestra di riflessione per il Parlamento», aveva detto. Nel frattempo la commissione Giustizia della Camera, presieduta da Donatella Ferranti (Pd), si è espressa ritenendo «opportuno procedere alla depenalizzazione dei reati di immigrazione clandestina e di coltivazione di piante proibite sul territorio nazionale, secondo quanto previsto dalla legge delega, in considerazione del principio secondo cui la sanzione penale deve essere considerata dall'ordinamento come una extrema ratio». Parere recepito da Orlando, per entrambi i reati, nella bozza di decreto già messo a punto dal dicastero di via Arenula e che arriverà in Cdm il prossimo 15 gennaio. Ulteriori rinvii non sono ipotizzabili, perché la delega al governo contenuta nel disegno di legge sulla messa alla prova scade il prossimo 17 gennaio. Come sia andata a finire col reato di immigrazione clandestina, ormai è noto. Il partito del ministro dell'Interno Alfano è tornato a puntare i piedi, nonostante sia unanime il parere di giuristi e magistrati nel ritenere inutile, causa d'ingolfamento dei tribunali e vincolante rispetto ad eventuali testimonianze di migranti contro gli organizzatori di tratte illecite, un reato oggi punito con un'ammenda da 5mila a 10mila euro. Renzi ha condiviso la «ragion politica» del responsabile del Viminale. Pur riconoscendo l'inutilità di un reato introdotto sette anni fa quando era Guardasigilli del governo Berlusconi, Alfano è convinto che non sia questo il momento per cancellarlo dal codice: «la gente non capirebbe». Alfano, il ministro delle Riforme Boschi e anche capo della polizia Pansa pongono un problema di «percezione» della sicurezza. La questione rischia di riproporsi a breve, sulla depenalizzazione dei reati legati alle droghe. Il colpo di grazia alla stretta voluta dal governo Berlusconi nel 2006 lo aveva dato due anni fa la Consulta, dichiarando illegittima la legge Fini-Giovanardi che equiparava le droghe pesanti a quelle leggere. Ora si tratta di prendere un'ulteriore decisione. Fino ad oggi, chiunque coltivi cannabis sul proprio terrazzo di casa rischia fino ad un anno di carcere oppure un'ammenda che, in base al testo unico del 1990, varia da uno a quattro milioni delle vecchie lire. La bozza del testo Orlando, all'articolo 3 sulle depenalizzazioni, ha aggiunto un nuovo comma, il 7, che così recita: chiunque, senza autorizzazione, coltivi piante da cui ricavare sostanze stupefacenti, «è soggetto, salvo che il fatto non costituisca reato, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5mila a 30mila». Resta da vedere se la percezione della sicurezza sarà predominante rispetto all'esigenza di far cadere una pena che, per quanto bassa, viene sospesa al momento della condanna. Ma contribuisce, e non poco, all'ingolfamento di procure e tribunali. (Silvia Barocci – Il Mattino)