Lorenzo fa sognare Napoli.E anche Conte ci ripensa

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Quello scugnizzo diventato artista

Dopo il gol spettacolare al Torino, è arrivato a quota 8: è l’italiano che ha segnato di più nel nostro campionato

Per stupire, serve un effetto speciale, la parabola ch’è partorita da un genietto: è made in Naples, è made in Italy e non c’è il rischio – stavolta – d’imbattersi nella fuga di cervelli. «Io amo questa maglia, sogno d’essere una bandiera». Ieri, oggi, domani: l’eco di ciò che ha detto (in passato) sa di targa per l’eternità, perché gli scugnizzi so’ pezz e core s’aggrappano alle radici e ci restano per sempre. Si riscrive Insigne e si va a leggere, ma tutto d’un fiato, la versione extralarge d’un piccolo, grande uomo, l’interprete perfetto – come «urlato» tra Foggia e Pescara da Zeman – per un tridente da favola che ora viaggia a velocità supersonica su quell’ottovolante. 

 
IL PRIMO. Napoli, Italia: verrà l’estate e poi l’Europeo e ci vuole (tanto) altro per togliersi da dentro quella venatura malinconica, per suturare una ferita aperta da Conte e mai seriamente rimarginata. Però c’è tempo, ch’è un galantuomo, e si può suturare qualsiasi «lesione»: scurdammoce ‘o passato, gli equivoci e le incomprensioni, perché in quel pallonetto che vira verso l’angolo lontano di Padelli e disegna la magìa d’una traiettoria che richiede la standing ovation, c’è talento allo stato pure, c’è la diavoleria di un attaccante multiuso che fa la fascia in lungo ed in largo, che stringe in mezzo, che salta l’uomo e che punta dritto nel futuro, lo scudetto, la coppa Italia, l’Europa League e (chiaramente) la Nazionale. 

 
L’OTTAVO. Napoli-Torino è (innanzitutto) il capolavoro di Lorenzo Insigne, la sua ottava meraviglia stagionale in campionato (nove con il gol in Europa League al Legia) che scava un solco tra sé e Paloschi, Maccarone e Pavoletti, gli italiani che inseguono, che testimonia la ritrovata ispirazione, che sublima l’arte d’un campione dal quale il Napoli ha ricevuto pure sette assist (tutto compreso), perché a questo punto è impossibile negarsi un gesto, pure il più (apparentemente) insignificante. 

 
MI BATTO DA SOLO. Il miglior Insigne (statisticamente) è nei fatti e la prossima scadenza, dopo aver eguagliato se stesso (nove reti con Benitez, nel 2013-2014) è atterrare in doppia cifra, avvicinarsi a quota diciannove (a Foggia, in C/1) che rappresentano il tetto personale ma anche un messaggio diretto al Ct ed un volano per il Napoli. 
 
FEDELTA’. E’ persino superfluo chiedersi – o chiedergli – dove abbia scovato quell’idea meravigliosa, in Napoli-Torino, quando e come sia sbocciata la tentazione di provarci, mentre il pallone gli balzava dinnanzi al piedino fatato, ciò che ha racchiuso in un gesto solo la poesia ed anche la prosa del calcio, la declamazione in versi d’una prodezza ch’è per pochi o la narrazione un po’ scanzonata d’una azione un po’ intrepida ed ai limiti della «follia». Però c’è tutto Insigne in quel fotogramma che rimane scolpito nella memoria, c’è la libertà acquisita nel tempo e favorita dalle scuole di pensiero calcistico frequentate, c’è l’istinto di chi «sente» in sé, nelle proprie corde, il colpo e c’è pure lo sfrontato scugnizzo che ha scelto ancora di osare, consapevole di sfidare un piccolo universo intollerante all’esagerazione (come quando, languido, gli viene di piazzarla con il tocco a giro) e di lanciarsi oltre: è il primo deli italiani nella classifica dei cannonieri, è nel meglio della sua maturazione e lo dice a modo suo, segnando come mai prima d’ora in serie A, è il simbolo d’una napoletanità che ha dentro, che vuole esportare, che vuole elevare. Si chiama Insigne, Lorenzo Insigne.  

Fonte:corrieredellosport

 
Quello scugnizzo diventato artista
Dopo il gol spettacolare al Torino, è arrivato a quota 8: è l’italiano che ha segnato di più nel nostro campionato
Per stupire, serve un effetto speciale, la parabola ch’è partorita da un genietto: è made in Naples, è made in Italy e non c’è il rischio – stavolta – d’imbattersi nella fuga di cervelli. «Io amo questa maglia, sogno d’essere una bandiera». Ieri, oggi, domani: l’eco di ciò che ha detto (in passato) sa di targa per l’eternità, perché gli scugnizzi so’ pezz e core s’aggrappano alle radici e ci restano per sempre. Si riscrive Insigne e si va a leggere, ma tutto d’un fiato, la versione extralarge d’un piccolo, grande uomo, l’interprete perfetto – come «urlato» tra Foggia e Pescara da Zeman – per un tridente da favola che ora viaggia a velocità supersonica su quell’ottovolante. 

 
IL PRIMO. Napoli, Italia: verrà l’estate e poi l’Europeo e ci vuole (tanto) altro per togliersi da dentro quella venatura malinconica, per suturare una ferita aperta da Conte e mai seriamente rimarginata. Però c’è tempo, ch’è un galantuomo, e si può suturare qualsiasi «lesione»: scurdammoce ‘o passato, gli equivoci e le incomprensioni, perché in quel pallonetto che vira verso l’angolo lontano di Padelli e disegna la magìa d’una traiettoria che richiede la standing ovation, c’è talento allo stato pure, c’è la diavoleria di un attaccante multiuso che fa la fascia in lungo ed in largo, che stringe in mezzo, che salta l’uomo e che punta dritto nel futuro, lo scudetto, la coppa Italia, l’Europa League e (chiaramente) la Nazionale. 

 
L’OTTAVO. Napoli-Torino è (innanzitutto) il capolavoro di Lorenzo Insigne, la sua ottava meraviglia stagionale in campionato (nove con il gol in Europa League al Legia) che scava un solco tra sé e Paloschi, Maccarone e Pavoletti, gli italiani che inseguono, che testimonia la ritrovata ispirazione, che sublima l’arte d’un campione dal quale il Napoli ha ricevuto pure sette assist (tutto compreso), perché a questo punto è impossibile negarsi un gesto, pure il più (apparentemente) insignificante. 

 
MI BATTO DA SOLO. Il miglior Insigne (statisticamente) è nei fatti e la prossima scadenza, dopo aver eguagliato se stesso (nove reti con Benitez, nel 2013-2014) è atterrare in doppia cifra, avvicinarsi a quota diciannove (a Foggia, in C/1) che rappresentano il tetto personale ma anche un messaggio diretto al Ct ed un volano per il Napoli. 
 
FEDELTA’. E’ persino superfluo chiedersi – o chiedergli – dove abbia scovato quell’idea meravigliosa, in Napoli-Torino, quando e come sia sbocciata la tentazione di provarci, mentre il pallone gli balzava dinnanzi al piedino fatato, ciò che ha racchiuso in un gesto solo la poesia ed anche la prosa del calcio, la declamazione in versi d’una prodezza ch’è per pochi o la narrazione un po’ scanzonata d’una azione un po’ intrepida ed ai limiti della «follia». Però c’è tutto Insigne in quel fotogramma che rimane scolpito nella memoria, c’è la libertà acquisita nel tempo e favorita dalle scuole di pensiero calcistico frequentate, c’è l’istinto di chi «sente» in sé, nelle proprie corde, il colpo e c’è pure lo sfrontato scugnizzo che ha scelto ancora di osare, consapevole di sfidare un piccolo universo intollerante all’esagerazione (come quando, languido, gli viene di piazzarla con il tocco a giro) e di lanciarsi oltre: è il primo deli italiani nella classifica dei cannonieri, è nel meglio della sua maturazione e lo dice a modo suo, segnando come mai prima d’ora in serie A, è il simbolo d’una napoletanità che ha dentro, che vuole esportare, che vuole elevare. Si chiama Insigne, Lorenzo Insigne.  
Fonte:corrieredellosport