Brescia, terza morte per parto in pochi giorni. Il ministro Lorenzin invia gli ispettori in almeno quattro ospedali

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Morire in sala parto è una rarità. Soprattutto in Italia dove – così dicono le statistiche – il numero delle donne che decedono durante la gravidanza è fra i più bassi del mondo. Per questo i numeri di queste feste natalizie risultano difficili da decifrare: cinque mamme morte nel giro di una settimana o poco più. Forse solo un caso, ma il ministero della Salute ha deciso di mandare gli ispettori in almeno quattro ospedali, anche nel timore che il periodo vacanziero possa aver allentato i livelli di sicurezza. Giovanna Lazzari aveva 30 anni, bresciana, una bella ragazza che faceva la commessa in un negozio di abiti, sposata e già madre di due bambini. Il terzo era in arrivo, secondo il suo ginecologo il parto era previsto per la metà di gennaio. Ma mercoledì scorso Giovanna si è improvvisamente sentita male, febbre molto alta, forti dolori allo stomaco. «Meglio andare in ospedale» ha detto il marito, Roberto Coppini. Poco dopo – erano le nove di sera di mercoledì – l’hanno ricoverata a Brescia, dove è morta l’indomani. La notte fra il 30 e il 31 era passata tranquilla. I primi controlli erano stati rassicuranti: dati tutti nella norma, nessun pericolo per lei, né per il feto. Poi, però, all’alba di giovedì la situazione è precipitata in pochi attimi. I monitor del reparto hanno segnalato che il cuore del bambino aveva smesso di battere e Giovanna è stata portata d’urgenza in sala operatoria per un taglio cesareo: aspettare l’espulsione spontanea del feto sarebbe stato rischioso. Il pericolo, tuttavia, non è stato scongiurato: la giovane madre è morta sotto i ferri. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta incaricando un medico legale di fare l’autopsia sul cadavere della mamma e del figlio. Dall’ospedale filtra una versione non ufficiale secondo cui Giovanna sarebbe stata vittima di una fortissima emorragia causata dal distacco totale della placenta: un evento «non prevedibile» secondo i medici. Il marito della donna avrebbe riferito che la giovane madre sarebbe stata «trascurata». Tutte cose che il magistrato vuole accertare in fretta, in attesa degli ispettori mandati dal ministro Lorenzin. L’Ospedale Civico di Brescia è uno dei più grandi e attrezzati d’Italia, specie il reparto di Ostetricia che ha una delle «percentuali di natalità» più alte del Paese. Anche l’Ospedale di Bassano del Grappa e il Sant’Anna di Torino sono considerati strutture di eccellenza, ma pure lì verrà aperta un’indagine ministeriale. Il giorno dopo Natale al Sant’Anna, dopo aver partorito un bimbo senza vita, una mamma è morta per quella che l’ospedale ha definito «una complicanza rarissima e imprevedibile». La donna si chiamava Angela Nesta, 39 anni. Tre giorni dopo a Bassano Del Grappa (Vicenza) si è presentata al pronto soccorso una ragazza di 35 anni, Marta Lazzarin, una blogger, al settimo mese di gravidanza. Aveva forti dolori, gli specialisti hanno impiegato poco per capire che il feto era morto, ma il tentativo di salvare la madre è andato a vuoto: è entrata in coma mentre era in sala travaglio per l’espulsione del feto e non si è più ripresa. Nelle stesse ore una 23enne è morta in casa sua, a Foggia: era al nono mese ed i medici sono riusciti a salvare la sua bimba. A questo elenco di tragedie c’è chi aggiunge anche il caso di Anna Massignan, 34 anni, deceduta in un ospedale in provincia di Verona il giorno di Natale. Ventiquattro ore prima era caduta in casa, era a fine gravidanza, è morta mentre cercavano di farla partorire con un cesareo. Cinque casi in sette giorni. Nonostante questo, gli esperti del settore dicono che non c’è alcun motivo di allarme, L’Italia rimane il luogo dove partorire è meno pericoloso. E si cita uno studio di un rinomato Centro Internazionale secondo cui il tasso di mortalità nelle sale parto del nostro Paese è il più basso del mondo: 4 decessi l’anno per ogni 100mila parti andati a buon fine. In Svezia sono 5, in Francia 10, negli Stati Uniti 17. (Renato Pezzini – Il Mattino)

Morire in sala parto è una rarità. Soprattutto in Italia dove – così dicono le statistiche – il numero delle donne che decedono durante la gravidanza è fra i più bassi del mondo. Per questo i numeri di queste feste natalizie risultano difficili da decifrare: cinque mamme morte nel giro di una settimana o poco più. Forse solo un caso, ma il ministero della Salute ha deciso di mandare gli ispettori in almeno quattro ospedali, anche nel timore che il periodo vacanziero possa aver allentato i livelli di sicurezza. Giovanna Lazzari aveva 30 anni, bresciana, una bella ragazza che faceva la commessa in un negozio di abiti, sposata e già madre di due bambini. Il terzo era in arrivo, secondo il suo ginecologo il parto era previsto per la metà di gennaio. Ma mercoledì scorso Giovanna si è improvvisamente sentita male, febbre molto alta, forti dolori allo stomaco. «Meglio andare in ospedale» ha detto il marito, Roberto Coppini. Poco dopo – erano le nove di sera di mercoledì – l'hanno ricoverata a Brescia, dove è morta l'indomani. La notte fra il 30 e il 31 era passata tranquilla. I primi controlli erano stati rassicuranti: dati tutti nella norma, nessun pericolo per lei, né per il feto. Poi, però, all'alba di giovedì la situazione è precipitata in pochi attimi. I monitor del reparto hanno segnalato che il cuore del bambino aveva smesso di battere e Giovanna è stata portata d'urgenza in sala operatoria per un taglio cesareo: aspettare l'espulsione spontanea del feto sarebbe stato rischioso. Il pericolo, tuttavia, non è stato scongiurato: la giovane madre è morta sotto i ferri. La Procura di Brescia ha aperto un'inchiesta incaricando un medico legale di fare l'autopsia sul cadavere della mamma e del figlio. Dall'ospedale filtra una versione non ufficiale secondo cui Giovanna sarebbe stata vittima di una fortissima emorragia causata dal distacco totale della placenta: un evento «non prevedibile» secondo i medici. Il marito della donna avrebbe riferito che la giovane madre sarebbe stata «trascurata». Tutte cose che il magistrato vuole accertare in fretta, in attesa degli ispettori mandati dal ministro Lorenzin. L'Ospedale Civico di Brescia è uno dei più grandi e attrezzati d'Italia, specie il reparto di Ostetricia che ha una delle «percentuali di natalità» più alte del Paese. Anche l'Ospedale di Bassano del Grappa e il Sant'Anna di Torino sono considerati strutture di eccellenza, ma pure lì verrà aperta un'indagine ministeriale. Il giorno dopo Natale al Sant'Anna, dopo aver partorito un bimbo senza vita, una mamma è morta per quella che l'ospedale ha definito «una complicanza rarissima e imprevedibile». La donna si chiamava Angela Nesta, 39 anni. Tre giorni dopo a Bassano Del Grappa (Vicenza) si è presentata al pronto soccorso una ragazza di 35 anni, Marta Lazzarin, una blogger, al settimo mese di gravidanza. Aveva forti dolori, gli specialisti hanno impiegato poco per capire che il feto era morto, ma il tentativo di salvare la madre è andato a vuoto: è entrata in coma mentre era in sala travaglio per l'espulsione del feto e non si è più ripresa. Nelle stesse ore una 23enne è morta in casa sua, a Foggia: era al nono mese ed i medici sono riusciti a salvare la sua bimba. A questo elenco di tragedie c'è chi aggiunge anche il caso di Anna Massignan, 34 anni, deceduta in un ospedale in provincia di Verona il giorno di Natale. Ventiquattro ore prima era caduta in casa, era a fine gravidanza, è morta mentre cercavano di farla partorire con un cesareo. Cinque casi in sette giorni. Nonostante questo, gli esperti del settore dicono che non c'è alcun motivo di allarme, L'Italia rimane il luogo dove partorire è meno pericoloso. E si cita uno studio di un rinomato Centro Internazionale secondo cui il tasso di mortalità nelle sale parto del nostro Paese è il più basso del mondo: 4 decessi l'anno per ogni 100mila parti andati a buon fine. In Svezia sono 5, in Francia 10, negli Stati Uniti 17. (Renato Pezzini – Il Mattino)

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