Napoli. La guerra dei Mazzarella contro i «baby Giuliano»

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L’obiettivo, ora più che mai, è fare piazza pulita. Ed anche in questo caso, la missione di morte è stata concepita in carcere, nel chiuso di una cella, nel tempo immobile di un calendario appeso a una parete. Passano i giorni, qualcuno è uscito, è tornato libero, ed ha cominciato a serrare le fila, a completare il lavoro concepito, immaginato, nel chiuso di una cella. Obiettivi, missione: colpire i baby Giuliano, aggredire quelli di terza generazione rispetto ai boss che dominarono Forcella fino all’inizio del Duemila. Obiettivi, missione, che hanno un solo nome: clan Mazzarella, un cartello rimasto alle corde nell’ultimo anno e mezzo, tornato però sugli scudi grazie a uno scenario nuovo, inedito. Quale? Sibillo e Buonerba (i protagonisti della faida del 2014-2015) si sono annullati a vicenda, mentre il 2015 si chiude con il rientro in grande stile (si fa per dire) dei Mazzarella. Eccolo lo scenario nel quale è maturato l’ultimo omicidio del 2015, quello di Maikol Giovanni Russo, nel corso di un agguato a pochi passi dal teatro Trianon, in piazza Calenda.

Strana dinamica quella del delitto dell’ultimo dell’anno: otto killer in sella a quattro moto, spari dall’esterno di un bar che raggiungono il 27enne. Era lui l’obiettivo? Volevano uccidere Maikol Giuseppe Russo? O volevano colpire quello che il ragazzo poteva rappresentare agli occhi delle persone che abitano a Forcella, magari in seno alle dinamiche criminali del territorio? Inchiesta condotta dal pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, al lavoro il pm Francesco De Falco, a sua volta titolare di indagini che hanno colpito duro le cosche di Forcella.

Ricordate la scorsa primavera-estate? Cento e passa arresti, maxisequestro di beni, annullati i Sibillo (quelli della paranza dei bimbi) e i Buonerba (quelli che hanno trasformato via Oronzio Costa in via del Terrore), uno scenario che oggi appare normalizzato. Solo che nella seconda metà dell’anno scorso, gli equilibri criminali hanno dato vita a un nuovo contesto. Si parla di ritorno dei Mazzarella, grazie a una serie di scarcerazioni ritenute di peso. Tra queste, spicca la figura di Salvatore Barile, alias Totoriello, negli ultimi otto anni in cella, in seguito alle indagini successive all’omicidio di Eduardo Bove (era uno degli ultimi reggenti del clan Giuliano, fu ucciso nel 2005 in vico Sant’Agostino della Zecca).

Estraneo alle indagini sull’omicidio di Maikol Giuseppe Russo, Barile viene ritenuto legato a Vincenzo Mazzarella e rischia di essere additato come un punto di riferimento in uno scenario sfilacciato come quello di Forcella. Accertamenti in corso da parte della Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, si lavora sui contatti del 27enne ammazzato lo scorso 31 dicembre, sul suo retroterra di conoscenza e di aderenze. Non aveva denunce per fatti di camorra, anche se orbitava nella cerchia di conoscenze di Denny Lo Basso dell’Aquila, alias Denny ’o niro, un soggetto estraneo alle indagini in corso, ma ritenuto in contatto negli anni scorsi, sia con i Ferraiuolo, sia con i Mazzarella, per poi rimanere in buoni rapporti – specie di recente – con quelli dei Giuliano.

Eccola la possibile chiave di volta dell’omicidio Russo – ragionano gli inquirenti – il probabile movente dell’agguato consumato a pochi metri dalle mura greche di piazza Calenda. Il commando potrebbe aver agito per colpire quelli che orbitano nella galassia dei nuovi Giuliano, magari senza avere una reale intenzione di uccidere Russo. Un’azione dimostrativa, un agguato ad alto impatto da parte di chi in questi mesi si è trovato di fronte alla possibilità di colmare dei vuoti, dopo arresti e processi, sequestri e condanne. Si lavora su un ritorno del clan Mazzarella, su una trama di violenza organizzata negli ultimi mesi, dentro e fuori le celle. La posta in gioco è il racket dei mercatini della Maddalena, alcuni affari illegali nella zona della Duchesca, dove ci sono i magazzini usati per l’imballaggio di prodotti falsi (scarpe, borse e gadget), dove continuano a girare soldi e documenti fasulli. Un business su cui quelli del rione Luzzatti (leggi clan Mazzarella) non hanno alcuna intenzione di mollare la presa. Poi c’è il rapporto con altri contesti malavitosi. Come quello del rione Sanità, altro spaccato territoriale a rischio, dove prima di Natale sono stati consumati agguati a scopo dimostrativo.

Stando alla ricostruzione più recente della Dda di Napoli, esiste un triangolo tutto da esplorare da un punto di vista investigativo: Forcella, Sanità e Miano-Secondigliano, sulla scorta di alleanze e incroci malavitosi che sono stati ricostruiti dopo alcuni delitti consumati proprio nel 2015. Proviamo a rileggere il calendario dell’anno da poco finito: a gennaio scorso, l’agguato costato la vita a Ciro Esposito alla Sanità, poi il raid dello scorso sei settembre in cui è stato ucciso il minorenne Gennaro Cesarano, ma anche la morte di Pietro Esposito (padre di Ciro, ucciso a novembre) e il continuo botta a risposta che si è consumato proprio tra quelli di Forcella e della Sanità. Sempre lo scorso anno, infatti, un commando di sei persone (i cosiddetti «barbuti») fu bloccato dai carabinieri mentre – si disse – erano pronti a fare un agguato contro la cosca dei Sibillo. DI LEANDRO DEL GAUDIO IL MATTINO.ITL’obiettivo, ora più che mai, è fare piazza pulita. Ed anche in questo caso, la missione di morte è stata concepita in carcere, nel chiuso di una cella, nel tempo immobile di un calendario appeso a una parete. Passano i giorni, qualcuno è uscito, è tornato libero, ed ha cominciato a serrare le fila, a completare il lavoro concepito, immaginato, nel chiuso di una cella. Obiettivi, missione: colpire i baby Giuliano, aggredire quelli di terza generazione rispetto ai boss che dominarono Forcella fino all’inizio del Duemila. Obiettivi, missione, che hanno un solo nome: clan Mazzarella, un cartello rimasto alle corde nell’ultimo anno e mezzo, tornato però sugli scudi grazie a uno scenario nuovo, inedito. Quale? Sibillo e Buonerba (i protagonisti della faida del 2014-2015) si sono annullati a vicenda, mentre il 2015 si chiude con il rientro in grande stile (si fa per dire) dei Mazzarella. Eccolo lo scenario nel quale è maturato l’ultimo omicidio del 2015, quello di Maikol Giovanni Russo, nel corso di un agguato a pochi passi dal teatro Trianon, in piazza Calenda.

Strana dinamica quella del delitto dell’ultimo dell’anno: otto killer in sella a quattro moto, spari dall’esterno di un bar che raggiungono il 27enne. Era lui l’obiettivo? Volevano uccidere Maikol Giuseppe Russo? O volevano colpire quello che il ragazzo poteva rappresentare agli occhi delle persone che abitano a Forcella, magari in seno alle dinamiche criminali del territorio? Inchiesta condotta dal pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, al lavoro il pm Francesco De Falco, a sua volta titolare di indagini che hanno colpito duro le cosche di Forcella.

Ricordate la scorsa primavera-estate? Cento e passa arresti, maxisequestro di beni, annullati i Sibillo (quelli della paranza dei bimbi) e i Buonerba (quelli che hanno trasformato via Oronzio Costa in via del Terrore), uno scenario che oggi appare normalizzato. Solo che nella seconda metà dell’anno scorso, gli equilibri criminali hanno dato vita a un nuovo contesto. Si parla di ritorno dei Mazzarella, grazie a una serie di scarcerazioni ritenute di peso. Tra queste, spicca la figura di Salvatore Barile, alias Totoriello, negli ultimi otto anni in cella, in seguito alle indagini successive all’omicidio di Eduardo Bove (era uno degli ultimi reggenti del clan Giuliano, fu ucciso nel 2005 in vico Sant’Agostino della Zecca).

Estraneo alle indagini sull’omicidio di Maikol Giuseppe Russo, Barile viene ritenuto legato a Vincenzo Mazzarella e rischia di essere additato come un punto di riferimento in uno scenario sfilacciato come quello di Forcella. Accertamenti in corso da parte della Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, si lavora sui contatti del 27enne ammazzato lo scorso 31 dicembre, sul suo retroterra di conoscenza e di aderenze. Non aveva denunce per fatti di camorra, anche se orbitava nella cerchia di conoscenze di Denny Lo Basso dell’Aquila, alias Denny ’o niro, un soggetto estraneo alle indagini in corso, ma ritenuto in contatto negli anni scorsi, sia con i Ferraiuolo, sia con i Mazzarella, per poi rimanere in buoni rapporti – specie di recente – con quelli dei Giuliano.

Eccola la possibile chiave di volta dell’omicidio Russo – ragionano gli inquirenti – il probabile movente dell’agguato consumato a pochi metri dalle mura greche di piazza Calenda. Il commando potrebbe aver agito per colpire quelli che orbitano nella galassia dei nuovi Giuliano, magari senza avere una reale intenzione di uccidere Russo. Un’azione dimostrativa, un agguato ad alto impatto da parte di chi in questi mesi si è trovato di fronte alla possibilità di colmare dei vuoti, dopo arresti e processi, sequestri e condanne. Si lavora su un ritorno del clan Mazzarella, su una trama di violenza organizzata negli ultimi mesi, dentro e fuori le celle. La posta in gioco è il racket dei mercatini della Maddalena, alcuni affari illegali nella zona della Duchesca, dove ci sono i magazzini usati per l’imballaggio di prodotti falsi (scarpe, borse e gadget), dove continuano a girare soldi e documenti fasulli. Un business su cui quelli del rione Luzzatti (leggi clan Mazzarella) non hanno alcuna intenzione di mollare la presa. Poi c’è il rapporto con altri contesti malavitosi. Come quello del rione Sanità, altro spaccato territoriale a rischio, dove prima di Natale sono stati consumati agguati a scopo dimostrativo.

Stando alla ricostruzione più recente della Dda di Napoli, esiste un triangolo tutto da esplorare da un punto di vista investigativo: Forcella, Sanità e Miano-Secondigliano, sulla scorta di alleanze e incroci malavitosi che sono stati ricostruiti dopo alcuni delitti consumati proprio nel 2015. Proviamo a rileggere il calendario dell’anno da poco finito: a gennaio scorso, l’agguato costato la vita a Ciro Esposito alla Sanità, poi il raid dello scorso sei settembre in cui è stato ucciso il minorenne Gennaro Cesarano, ma anche la morte di Pietro Esposito (padre di Ciro, ucciso a novembre) e il continuo botta a risposta che si è consumato proprio tra quelli di Forcella e della Sanità. Sempre lo scorso anno, infatti, un commando di sei persone (i cosiddetti «barbuti») fu bloccato dai carabinieri mentre – si disse – erano pronti a fare un agguato contro la cosca dei Sibillo. DI LEANDRO DEL GAUDIO IL MATTINO.IT