Napoli. Scontro tra treni della cumana, inchiesta per disastro ferroviario. Il macchinista: «È vero, ho fatto una cavola

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Napoli. «Sì, è vero, ora che ci penso, forse ho fatto una cavolata…». Dopo aver ripreso fiato, di fronte a una serie di contraddizioni, il macchinista prova a fare chiarezza prima a se stesso poi alla pg che lo sta interrogando: «Il fatto è – prosegue – che sono andato sotto sotto il semaforo e mi sono fermato in un punto in cui non vedevo bene il cambio di segnaletica…». Prime ammissioni anche da parte del capotreno, quello che è in genere deputato a dare il via libera con il rituale gesto della bandierina verde, prima di salire sul convoglio: stando a quanto emerge dal verbale, l’uomo non sarebbe sceso per controllare la situazione durante la sosta dinanzi al semaforo, ma si sarebbe limitato ad affacciarsi dal finestrino, a sporgersi con la testa, avendo comunque una visuale parziale. Eccoli i verbali di macchinista e capotreno, i due uomini indagati per il tamponamento di un altro treno della cumana, sulla tratta Bagnoli-Dazio. Rispondono di disastro ferroviario e lesioni colpose (otto sono i feriti), reati che riguardano la sfera di possibili negligenze o errori commessi durante la corsa. Insomma: reati che alludono a un possibile errore umano. Altra storia, invece, se le perizie tossicologiche e alcolemiche dovessero risultare positive. Inchiesta condotta dal pool che si occupa di reati colposi, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio (il pm di turno era Urbano Mozzillo), decisivi gli accertamenti condotti nelle prime ore successive allo scontro dagli agenti del commissariato Bagnoli coordinati dal vicequestore Raffaele Pelliccia. Chiara al momento la ricostruzione dell’incidente: il treno che viaggiava da Napoli verso Torregaveta (il Napoli-Pozzuoli) è partito quando c’era ancora il semaforo rosso, speronando il convoglio che viaggiava in direzione opposta (il Pozzuoli-Napoli), che sbucava da una galleria e che viaggiava a 30-40 chilometri orari. Lo schianto non è stato frontale, ma il treno in uscita da Napoli ha «strusciato» all’altezza della metà del convoglio il treno che entrava in città. Un dato che conferma la versione resa da macchinista e capotreno del treno tamponato. Stando a quanto messo a verbale, i due dipendenti hanno fornito una versione giudicata lineare e coerente con i dati tecnici acquisiti: «Siamo sbucati dalla galleria – hanno dichiarato – abbiamo visto l’altro treno fermo al semaforo e, come avviene in questi casi, abbiamo segnalato il nostro passaggio, per altro anche con un saluto a gesti che avviene da una cabina di comando all’altra. Quindi? Avevamo superato il treno fermo al semaforo, abbiamo avvertito una vibrazione forte, tanto da pensare a una potente scossa di terremoto. Poi abbiamo capito che eravamo stati tamponati all’altezza della metà del nostro convoglio». Due indagati e due testimoni. Quattro colleghi della stessa azienda – la Eav – posti a confronto nel corso della stessa indagine. Sospesi (oltre che sottoposti alle cure mediche) i due dipendenti indagati: si chiamano F.M. (il macchinista) e F.S. (il capotreno), hanno manifestato un atteggiamento collaborativo con gli inquirenti sin dalle prime ore, ma sono determinati a difendere la propria integrità professionale nel corso del prosieguo del procedimento. Nomineranno presto un difensore di fiducia, mentre sono in attesa degli esiti degli accertamenti irripetibili che sono stati disposti in queste ore. È in corso un esame tecnico sulle scatole nere, mentre si attendono gli esiti delle analisi tossicologiche e alcolemiche che sono state disposte anche sui due dipendenti non indagati. Facile immaginare che, se i test portassero a esiti positivi, cambierebbe il quadro delle ipotesi di accusa. Ma non è tutto. L’inchiesta sullo scontro punta anche a verificare altri tasselli. Possibile che la Procura di Giovanni Colangelo punti ad alzare il tiro e ad andare al di là del fatto estemporaneo, oltre il crash. Sotto inchiesta è destinata così a finire la segnaletica, o meglio, tutto ciò che ha a che vedere con progetti e voci di spesa che in questi anni avrebbero interessato il sistema di sicurezza di treni e passeggeri. Possibile che nei prossimi giorni la Procura decida di ascoltare i vertici Eav, per capire qual è lo stato degli investimenti e quali sono i finanziamenti destinati alla questione sicurezza. Due giorni fa Umberto De Gregorio, presidente Eav, ha affermato che la sicurezza dei passeggeri è sempre assicurata, anche se i sistemi sono gli stessi di mezzo secolo fa. Attenzione dunque su un progetto del 2002, che avrebbe consentito di bloccare in automatico un treno di fronte al rischio collisione: un piano mai diventato concreto. Anzi. C’è un contenzioso con un’azienda, dopo la sospensione di un bando, di fronte a un appalto rimasto lettera morta. Paradosso vuole che l’Eav dovrebbe risarcire un privato per un’azienda mai fatta, mentre a Napoli e provincia si viaggia ancora affidandosi alla tempestività con cui un macchinista schiaccia il freno dopo un probabile errore umano. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino) 

Napoli. «Sì, è vero, ora che ci penso, forse ho fatto una cavolata…». Dopo aver ripreso fiato, di fronte a una serie di contraddizioni, il macchinista prova a fare chiarezza prima a se stesso poi alla pg che lo sta interrogando: «Il fatto è – prosegue – che sono andato sotto sotto il semaforo e mi sono fermato in un punto in cui non vedevo bene il cambio di segnaletica…». Prime ammissioni anche da parte del capotreno, quello che è in genere deputato a dare il via libera con il rituale gesto della bandierina verde, prima di salire sul convoglio: stando a quanto emerge dal verbale, l’uomo non sarebbe sceso per controllare la situazione durante la sosta dinanzi al semaforo, ma si sarebbe limitato ad affacciarsi dal finestrino, a sporgersi con la testa, avendo comunque una visuale parziale. Eccoli i verbali di macchinista e capotreno, i due uomini indagati per il tamponamento di un altro treno della cumana, sulla tratta Bagnoli-Dazio. Rispondono di disastro ferroviario e lesioni colpose (otto sono i feriti), reati che riguardano la sfera di possibili negligenze o errori commessi durante la corsa. Insomma: reati che alludono a un possibile errore umano. Altra storia, invece, se le perizie tossicologiche e alcolemiche dovessero risultare positive. Inchiesta condotta dal pool che si occupa di reati colposi, coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio (il pm di turno era Urbano Mozzillo), decisivi gli accertamenti condotti nelle prime ore successive allo scontro dagli agenti del commissariato Bagnoli coordinati dal vicequestore Raffaele Pelliccia. Chiara al momento la ricostruzione dell’incidente: il treno che viaggiava da Napoli verso Torregaveta (il Napoli-Pozzuoli) è partito quando c’era ancora il semaforo rosso, speronando il convoglio che viaggiava in direzione opposta (il Pozzuoli-Napoli), che sbucava da una galleria e che viaggiava a 30-40 chilometri orari. Lo schianto non è stato frontale, ma il treno in uscita da Napoli ha «strusciato» all’altezza della metà del convoglio il treno che entrava in città. Un dato che conferma la versione resa da macchinista e capotreno del treno tamponato. Stando a quanto messo a verbale, i due dipendenti hanno fornito una versione giudicata lineare e coerente con i dati tecnici acquisiti: «Siamo sbucati dalla galleria – hanno dichiarato – abbiamo visto l’altro treno fermo al semaforo e, come avviene in questi casi, abbiamo segnalato il nostro passaggio, per altro anche con un saluto a gesti che avviene da una cabina di comando all’altra. Quindi? Avevamo superato il treno fermo al semaforo, abbiamo avvertito una vibrazione forte, tanto da pensare a una potente scossa di terremoto. Poi abbiamo capito che eravamo stati tamponati all’altezza della metà del nostro convoglio». Due indagati e due testimoni. Quattro colleghi della stessa azienda – la Eav – posti a confronto nel corso della stessa indagine. Sospesi (oltre che sottoposti alle cure mediche) i due dipendenti indagati: si chiamano F.M. (il macchinista) e F.S. (il capotreno), hanno manifestato un atteggiamento collaborativo con gli inquirenti sin dalle prime ore, ma sono determinati a difendere la propria integrità professionale nel corso del prosieguo del procedimento. Nomineranno presto un difensore di fiducia, mentre sono in attesa degli esiti degli accertamenti irripetibili che sono stati disposti in queste ore. È in corso un esame tecnico sulle scatole nere, mentre si attendono gli esiti delle analisi tossicologiche e alcolemiche che sono state disposte anche sui due dipendenti non indagati. Facile immaginare che, se i test portassero a esiti positivi, cambierebbe il quadro delle ipotesi di accusa. Ma non è tutto. L’inchiesta sullo scontro punta anche a verificare altri tasselli. Possibile che la Procura di Giovanni Colangelo punti ad alzare il tiro e ad andare al di là del fatto estemporaneo, oltre il crash. Sotto inchiesta è destinata così a finire la segnaletica, o meglio, tutto ciò che ha a che vedere con progetti e voci di spesa che in questi anni avrebbero interessato il sistema di sicurezza di treni e passeggeri. Possibile che nei prossimi giorni la Procura decida di ascoltare i vertici Eav, per capire qual è lo stato degli investimenti e quali sono i finanziamenti destinati alla questione sicurezza. Due giorni fa Umberto De Gregorio, presidente Eav, ha affermato che la sicurezza dei passeggeri è sempre assicurata, anche se i sistemi sono gli stessi di mezzo secolo fa. Attenzione dunque su un progetto del 2002, che avrebbe consentito di bloccare in automatico un treno di fronte al rischio collisione: un piano mai diventato concreto. Anzi. C’è un contenzioso con un’azienda, dopo la sospensione di un bando, di fronte a un appalto rimasto lettera morta. Paradosso vuole che l’Eav dovrebbe risarcire un privato per un’azienda mai fatta, mentre a Napoli e provincia si viaggia ancora affidandosi alla tempestività con cui un macchinista schiaccia il freno dopo un probabile errore umano. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino) 

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