Bossetti ai funerali del padre, lacrime e abbracci con la mamma. Ha salutato colui che non è ritenuto il genitore

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Nei primi due banchi della chiesa di San Vittore martire di Terno d’Isola, nel bergamasco, sono andate in scena tutte le possibili sfumature del dolore e della malasorte che possono mandare in frantumi la vita di una famiglia. La famiglia è quella di Massimo Bossetti, su cui pesa l’accusa terribile dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, e che più volte è scoppiato in lacrime, mentre sua madre, Ester Arzuffi, con tenerezza, puntualmente gli metteva una mano sulla spalla per consolarlo per la morte del padre, Giovanni, scomparso a 73 anni il giorno di Natale, e di cui sono oggi stati celebrati i funerali. Nel banco dietro il loro la moglie di Bossetti, Marita Comi, che è ora sola con i suoi tre figli. Tutt’intorno agenti della Polizia penitenziaria (c’era anche un uomo di una security) i quali sorvegliavano che nessuno si avvicinasse al muratore di Mapello, oppure che fossero scattate immagini, in una chiesa interdetta a telecamere e fotografi. La chiesa non era gremita, ma in parecchi hanno voluto testimoniare che la comunità di Terno d’Isola, dove viveva Giovanni con la moglie, non ha rinnegato la famiglia Bossetti. Dopo aver fatto la Comunione, Massimo, in carcere dal 16 giugno del 2014, giubbotto marrone, trasfigurato in volto, ha voluto ricordare la figura di quello che continua ostinatamente a ritenere l’uomo che gli ha dato la vita, nonostante la scienza, con il Dna, abbia stabilito che il suo vero padre è Giuseppe Guerinoni, autista di autobus di Gorno, morto nel ’99, con il quale Ester Arzuffi avrebbe avuto una relazione, sempre negata dalla donna. Accompagnato fin quasi sul pulpito da un agente, Massimo Bossetti ha detto con la voce rotta dall’emozione che «si può avere tutto nella vita: si possono avere sorelle, fratelli, moglie e figli ma quando mancano i genitori non si è più nessuno. Papà – ha proseguito – andandotene hai lasciato un vuoto incolmabile, un dolore nel dolore. Ci hai cullato, amati e cresciuti. Sei stato un marito perfetto, non ho nulla da rimproverarti. Ciao papà, riposa in pace». Concluse le esequie, Massimo e sua madre si sono stretti in un lunghissimo, interminabile abbraccio. Sono scoppiati in lacrime e sembrava quasi non volessero separarsi. Poi Bossetti ha abbracciato la moglie, la sorella gemella Laura Letizia e il fratello Fabio. Gli agenti, con un atteggiamento quasi protettivo, l’hanno scortato fuori dalla chiesa e quindi riportato in carcere. Don Renato Belotti, parroco di San Vittore Martire – che, forse per la tensione, all’inizio della cerimonia è incorso in un lapsus sbagliando il nome del defunto per correggersi subito dopo – ha spiegato, al cimitero di Terno, dove è stata tumulata la salma di Giovanni, di avere avuto, a proposito di Massimo Bossetti, la sensazione di aver visto «non una persona straordinaria ma semplicemente un figlio che ha perso il padre. Mi ha dato l’impressione di una persona buona dentro di sé», ha aggiunto. «È accusato di un delitto gravissimo», gli è stato fatto notare. «Non sta a me giudicare – ha replicato don Renato Belotti – prendo atto della situazione e del coraggio di aver voluto dire qualcosa. La giustizia umana faccia il suo corso, il perdono e la misericordia sono divini». Al cimitero Ester Arzuffi e Marita Comi si sono abbracciate quasi a suggellare una ritrovata unità dopo il gelo da parte della nuora che, come tutta la famiglia, aveva appreso solo dopo l’arresto di Massimo l’esito dell’esame del Dna. (Stefano Rottigni – Il Mattino)

Nei primi due banchi della chiesa di San Vittore martire di Terno d'Isola, nel bergamasco, sono andate in scena tutte le possibili sfumature del dolore e della malasorte che possono mandare in frantumi la vita di una famiglia. La famiglia è quella di Massimo Bossetti, su cui pesa l'accusa terribile dell'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, e che più volte è scoppiato in lacrime, mentre sua madre, Ester Arzuffi, con tenerezza, puntualmente gli metteva una mano sulla spalla per consolarlo per la morte del padre, Giovanni, scomparso a 73 anni il giorno di Natale, e di cui sono oggi stati celebrati i funerali. Nel banco dietro il loro la moglie di Bossetti, Marita Comi, che è ora sola con i suoi tre figli. Tutt'intorno agenti della Polizia penitenziaria (c'era anche un uomo di una security) i quali sorvegliavano che nessuno si avvicinasse al muratore di Mapello, oppure che fossero scattate immagini, in una chiesa interdetta a telecamere e fotografi. La chiesa non era gremita, ma in parecchi hanno voluto testimoniare che la comunità di Terno d'Isola, dove viveva Giovanni con la moglie, non ha rinnegato la famiglia Bossetti. Dopo aver fatto la Comunione, Massimo, in carcere dal 16 giugno del 2014, giubbotto marrone, trasfigurato in volto, ha voluto ricordare la figura di quello che continua ostinatamente a ritenere l'uomo che gli ha dato la vita, nonostante la scienza, con il Dna, abbia stabilito che il suo vero padre è Giuseppe Guerinoni, autista di autobus di Gorno, morto nel '99, con il quale Ester Arzuffi avrebbe avuto una relazione, sempre negata dalla donna. Accompagnato fin quasi sul pulpito da un agente, Massimo Bossetti ha detto con la voce rotta dall'emozione che «si può avere tutto nella vita: si possono avere sorelle, fratelli, moglie e figli ma quando mancano i genitori non si è più nessuno. Papà – ha proseguito – andandotene hai lasciato un vuoto incolmabile, un dolore nel dolore. Ci hai cullato, amati e cresciuti. Sei stato un marito perfetto, non ho nulla da rimproverarti. Ciao papà, riposa in pace». Concluse le esequie, Massimo e sua madre si sono stretti in un lunghissimo, interminabile abbraccio. Sono scoppiati in lacrime e sembrava quasi non volessero separarsi. Poi Bossetti ha abbracciato la moglie, la sorella gemella Laura Letizia e il fratello Fabio. Gli agenti, con un atteggiamento quasi protettivo, l'hanno scortato fuori dalla chiesa e quindi riportato in carcere. Don Renato Belotti, parroco di San Vittore Martire – che, forse per la tensione, all'inizio della cerimonia è incorso in un lapsus sbagliando il nome del defunto per correggersi subito dopo – ha spiegato, al cimitero di Terno, dove è stata tumulata la salma di Giovanni, di avere avuto, a proposito di Massimo Bossetti, la sensazione di aver visto «non una persona straordinaria ma semplicemente un figlio che ha perso il padre. Mi ha dato l'impressione di una persona buona dentro di sé», ha aggiunto. «È accusato di un delitto gravissimo», gli è stato fatto notare. «Non sta a me giudicare – ha replicato don Renato Belotti – prendo atto della situazione e del coraggio di aver voluto dire qualcosa. La giustizia umana faccia il suo corso, il perdono e la misericordia sono divini». Al cimitero Ester Arzuffi e Marita Comi si sono abbracciate quasi a suggellare una ritrovata unità dopo il gelo da parte della nuora che, come tutta la famiglia, aveva appreso solo dopo l'arresto di Massimo l'esito dell'esame del Dna. (Stefano Rottigni – Il Mattino)