Disastro trasporti, la Campania va in auto. Corse dimezzate su bus vecchi e inquinanti. Legge di Stabilità salva l’Eav

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La legge di Stabilità ha salvato l’Eav dal default. I debiti restano, una montagna di debiti, 500 milioni di euro, forse di più, ma si potranno pagare con più calma, entro il 2017 a fronte di un dettagliato piano di risanamento. E la stessa calma la dovranno avere i passeggeri che ogni giorno devono combattere con i ritardi, i disservizi, i guasti ai treni e la mancanza di bus decenti. Un sistema di trasporto in Campania che anno dopo anno è peggiorato. E non solo per la mancanza di risorse adeguate, ma per una gestione non sempre all’altezza della situazione. A partire dalla manutenzione. Manca del tutto. Dieci anni senza ammodernare la rete, rattoppando i treni alla meglio ed anche i bus (alcuni sono altamente inquinanti) per garantire comunque il servizio a circa 60mila utenti giornalieri che spesso e volentieri sono costretti a dei viaggi interminabili per soste improvvise causa guasti o per le corse saltate. La crisi. L’Eav continua a pagare decenni di cattiva amministrazione. Con una voragine nei conti e nei servizi. I dati sono emblematici. Nel 2010 l’ex Circumvesuviana trasportava 40 milioni di passeggeri, 20 milioni l’ex Sepsa. Nel 2014 si è passati per la prima a 19 milioni con un calo netto di 21 milioni di utenti e a 13 milioni per la seconda. Con una perdita complessiva di 21 milioni di passeggeri. Il motivo? La progressiva riduzione delle corse. Per quanto riguarda il ferro, infatti, nel 2010 erano 132 il primo quadrimestre, 123 il secondo, 118 il terzo. L’anno successivo si è scesi a 102 fino ad arrivare a fine del 2011 a 83. Nel 2012 si è partiti da 72 e si è arrivati a 70. Stessa sorte nel 2013: alla fine dell’anno erano crollate a 59. La ripresa parziale nel 2014: 69 all’inizio dell’anno e 81 alla fine. Nel 2015 un passo indietro: 75 nel primo quadrimestre, 77 nell’ultimo. I nuovi treni. Gli investimenti ci sono. Il governatore Vincenzo de Luca per risollevare le sorti dell’Eav ha approvato un piano da 600 milioni di euro. Ambizioso. Ma non realizzabile in pochi mesi. Ci vorrà almeno un anno, ha spiegato in diverse occasioni. Nove treni nuovi sulla linea Napoli-Cancello-Benevento ex MCNE. Il primo arriverà a marzo 2016, gli altri treni uno al mese. Per le linee ex Sepsa ne arriveranno 12. In questo caso occorrerà attendere settembre; gli altri, uno al mese fino ad agosto 2017. Sul fronte della gomma la situazione non è delle migliori. Il parco autobus conta 469 mezzi. E di questi 79 hanno 17 anni, 200 ben 20. Un disastro che si ripercuote sui costi della manutenzione. Le risorse. Basta dare una occhiata agli stipendi del personale per avere una idea della situazione. Se ne vanno 115 milioni di euro l’anno a fronte di 150 milioni concessi da palazzo Santa Lucia per il contratto di servizio. Evidente che restano poche briciole per il resto: manutenzione e ammodernamento dei sistemi. Il presidente Umberto de Gregorio ce la sta mettendo tutta. Ma serve ossigeno. Risorse fresche proprio da dirottare sulla sicurezza e per rimettere in piedi il sistema, attuare una efficace politica di contrasto all’evasione che resta elevatissima e che supera punte del 35%. E allora, accanto al piano di rientro su cui è impegnato senza sosta il commissario Pietro Voci, si dovrà lavorare per migliorare il servizio. Come? Anche in questo caso con l’acquisto di convogli nuovi e altri revampizzati (37 in tutto) nonché con una riorganizzazione aziendale, che inciderà su orari e turni. Il successo dell’operazione di rilancio dell’Eav dipenderà soprattutto dall’esito delle 2700 vertenze in cui è coinvolta la Regione. Eav e non solo. L’Anm non si può dire che goda di ottima salute. La partecipata del Comune di Napoli ha chiuso il bilancio 2014 con una perdita secca di 23 milioni di euro. Eppure dal piano di fusione di Metronapoli, Anm e Napoli Park, la situazione doveva essere ben diversa. Anche in questo caso la mancanza di risorse, i costi elevati della manutenzione e la mancanza di mezzi rendono il servizio non sempre efficiente. Il parco bus ha una età media superiore ai 15 anni. Basti pensare che sui 565 bus attivi ben 312 sono stati immatricolati tra il ’95 e il ’99, e 35 mezzi hanno addirittura superato i 20 anni di età. Evidente che senza le necessarie deroghe non potrebbero circolare nei giorni di blocco per ridurre le polvere sottili. Almeno 70 bus sono da rottamare. Con i fondi europei verranno acquistati 60 pullman nuovi (il bando è chiuso) e anche 10 treni per il metrò (il primo arriverà se tutto va bene tra un anno). In attesa gli utenti scontano, anche a Napoli, i continui guasti malgrado il corposo pacchetto di risorse che il comune ha dato proprio per la manutenzione e la rimessa in circolazione dei vecchi bus. Sul fronte dell’evasione i dati non migliorano. I dati del rapporto Unico Campania rivelano come nel sistema regionale Tpl l’evasione cresce e incide sui ricavi in media per il 30,76%. Una tendenza, ora in discesa, grazie all’introduzione della nuova politica tariffaria e dei biglietti aziendali (anche se non sempre sono reperibili) che ha portato ad un incremento nelle vendite del 20% per cento con un ricavo in crescita del 5%. Un dato quest’ultimo positivo, ma che può incidere ben poco sui dati del bilancio. Sempre in rosso, malgrado la nascita della holding dei trasporti. (Elena Romanazzi – Il Mattino) 

La legge di Stabilità ha salvato l’Eav dal default. I debiti restano, una montagna di debiti, 500 milioni di euro, forse di più, ma si potranno pagare con più calma, entro il 2017 a fronte di un dettagliato piano di risanamento. E la stessa calma la dovranno avere i passeggeri che ogni giorno devono combattere con i ritardi, i disservizi, i guasti ai treni e la mancanza di bus decenti. Un sistema di trasporto in Campania che anno dopo anno è peggiorato. E non solo per la mancanza di risorse adeguate, ma per una gestione non sempre all’altezza della situazione. A partire dalla manutenzione. Manca del tutto. Dieci anni senza ammodernare la rete, rattoppando i treni alla meglio ed anche i bus (alcuni sono altamente inquinanti) per garantire comunque il servizio a circa 60mila utenti giornalieri che spesso e volentieri sono costretti a dei viaggi interminabili per soste improvvise causa guasti o per le corse saltate. La crisi. L’Eav continua a pagare decenni di cattiva amministrazione. Con una voragine nei conti e nei servizi. I dati sono emblematici. Nel 2010 l’ex Circumvesuviana trasportava 40 milioni di passeggeri, 20 milioni l’ex Sepsa. Nel 2014 si è passati per la prima a 19 milioni con un calo netto di 21 milioni di utenti e a 13 milioni per la seconda. Con una perdita complessiva di 21 milioni di passeggeri. Il motivo? La progressiva riduzione delle corse. Per quanto riguarda il ferro, infatti, nel 2010 erano 132 il primo quadrimestre, 123 il secondo, 118 il terzo. L’anno successivo si è scesi a 102 fino ad arrivare a fine del 2011 a 83. Nel 2012 si è partiti da 72 e si è arrivati a 70. Stessa sorte nel 2013: alla fine dell’anno erano crollate a 59. La ripresa parziale nel 2014: 69 all’inizio dell’anno e 81 alla fine. Nel 2015 un passo indietro: 75 nel primo quadrimestre, 77 nell’ultimo. I nuovi treni. Gli investimenti ci sono. Il governatore Vincenzo de Luca per risollevare le sorti dell’Eav ha approvato un piano da 600 milioni di euro. Ambizioso. Ma non realizzabile in pochi mesi. Ci vorrà almeno un anno, ha spiegato in diverse occasioni. Nove treni nuovi sulla linea Napoli-Cancello-Benevento ex MCNE. Il primo arriverà a marzo 2016, gli altri treni uno al mese. Per le linee ex Sepsa ne arriveranno 12. In questo caso occorrerà attendere settembre; gli altri, uno al mese fino ad agosto 2017. Sul fronte della gomma la situazione non è delle migliori. Il parco autobus conta 469 mezzi. E di questi 79 hanno 17 anni, 200 ben 20. Un disastro che si ripercuote sui costi della manutenzione. Le risorse. Basta dare una occhiata agli stipendi del personale per avere una idea della situazione. Se ne vanno 115 milioni di euro l’anno a fronte di 150 milioni concessi da palazzo Santa Lucia per il contratto di servizio. Evidente che restano poche briciole per il resto: manutenzione e ammodernamento dei sistemi. Il presidente Umberto de Gregorio ce la sta mettendo tutta. Ma serve ossigeno. Risorse fresche proprio da dirottare sulla sicurezza e per rimettere in piedi il sistema, attuare una efficace politica di contrasto all’evasione che resta elevatissima e che supera punte del 35%. E allora, accanto al piano di rientro su cui è impegnato senza sosta il commissario Pietro Voci, si dovrà lavorare per migliorare il servizio. Come? Anche in questo caso con l’acquisto di convogli nuovi e altri revampizzati (37 in tutto) nonché con una riorganizzazione aziendale, che inciderà su orari e turni. Il successo dell’operazione di rilancio dell’Eav dipenderà soprattutto dall’esito delle 2700 vertenze in cui è coinvolta la Regione. Eav e non solo. L’Anm non si può dire che goda di ottima salute. La partecipata del Comune di Napoli ha chiuso il bilancio 2014 con una perdita secca di 23 milioni di euro. Eppure dal piano di fusione di Metronapoli, Anm e Napoli Park, la situazione doveva essere ben diversa. Anche in questo caso la mancanza di risorse, i costi elevati della manutenzione e la mancanza di mezzi rendono il servizio non sempre efficiente. Il parco bus ha una età media superiore ai 15 anni. Basti pensare che sui 565 bus attivi ben 312 sono stati immatricolati tra il ’95 e il ’99, e 35 mezzi hanno addirittura superato i 20 anni di età. Evidente che senza le necessarie deroghe non potrebbero circolare nei giorni di blocco per ridurre le polvere sottili. Almeno 70 bus sono da rottamare. Con i fondi europei verranno acquistati 60 pullman nuovi (il bando è chiuso) e anche 10 treni per il metrò (il primo arriverà se tutto va bene tra un anno). In attesa gli utenti scontano, anche a Napoli, i continui guasti malgrado il corposo pacchetto di risorse che il comune ha dato proprio per la manutenzione e la rimessa in circolazione dei vecchi bus. Sul fronte dell’evasione i dati non migliorano. I dati del rapporto Unico Campania rivelano come nel sistema regionale Tpl l’evasione cresce e incide sui ricavi in media per il 30,76%. Una tendenza, ora in discesa, grazie all’introduzione della nuova politica tariffaria e dei biglietti aziendali (anche se non sempre sono reperibili) che ha portato ad un incremento nelle vendite del 20% per cento con un ricavo in crescita del 5%. Un dato quest’ultimo positivo, ma che può incidere ben poco sui dati del bilancio. Sempre in rosso, malgrado la nascita della holding dei trasporti. (Elena Romanazzi – Il Mattino)